Comunicazione e sostenibilità

di Ferpi, associazione che rappresenta in Italia i professionisti delle Relazioni Pubbliche e della comunicazione.

Piccoli semi di comunicazione

14 gennaio 2021

In un mondo in cui tutti usano -e qualche volta, abusano - di strumenti di comunicazione, si sente la necessità da parte di molti professionisti di fare cultura e sensibilizzazione sul tema per le nuove generazioni: nasce così l’idea di rivolgersi ai volontari del Servizio Civile Universale, ragazzi dai 18 ai 29 anni, che hanno scelto di svolgere un anno di servizio per la collettività in progetti di enti del Terzo settore.

In questi giorni, le reti televisive nazionali stanno trasmettendo lo spot dedicato per promuovere tra i giovani la partecipazione al bando, di recente uscita: www.serviziocivile.coop/

FERPI ha siglato una convenzione-pilota con Confcooperative Liguria per sviluppare, all’interno del progetto “Res Publica”*, una collaborazione che consenta ai soci del territorio ligure di dedicare tempo ed esperienza per trattare con i ragazzi i principali temi legati alla comunicazione in generale, alla sostenibilità ambientale e alla comunicazione sociale, in un’ottica di cittadinanza attiva.

Un piccolo laboratorio in cui discutere, confrontarsi e sperimentare tra adulti e ragazzi, che ha l’obiettivo primario di far conoscere ai volontari del Servizio l’ambito comunicativo con uno sguardo professionale: da cittadini potranno così sapere quali sono i meccanismi base della comunicazione in cui sono immersi nel quotidiano; se poi vorranno muovere i loro passi in questo ambito lavorativo, potranno approfondire le informazioni di orientamento ricevute in quelle occasioni laboratoriali, completando la loro formazione specifica con corsi mirati.

La convergenza d’intenti tra enti coinvolti è la sostenibilità discendente da Agenda 2030, che sul territorio ligure si è pensato di declinare ad opera di Confcooperative/Agorà, coinvolgendo i soci della delegazione FERPI Liguria, appunto. Per questo scopo, si stanno pensando incontri mirati per lavorare sui meccanismi dell’engagement, sulle basi di una campagna sociale, su spunti per l’approntamento di materiali informativi e sullo sviluppo di partnership.

L’ottica di lavoro è incentrata sullo scambio intergenerazionale dove i professionisti si mettono a disposizione dei ragazzi per affrontare i temi elencati, per poi lasciare a loro lo sviluppo di lavori pratici nell’ambito del servizio sociale che stanno portando avanti; i ragazzi sono notoriamente più predisposti degli adulti all’utilizzo dei social, per ovvie ragioni anagrafiche, e su quella parte possono essere utili agli adulti nel fornire suggestioni varie.

Questa collaborazione si spera possa essere un momento di valido interscambio tra professionisti e volontari, per far maturare una maggior consapevolezza sull’importanza di una comunicazione fatta seriamente con etica, sui rischi manipolativi e sulla necessità di andare oltre le righe nell’osservare la realtà.

Si pensa inoltre che possa essere uno spunto di lavoro anche per altre realtà territoriali, per un lavoro costante sugli obiettivi dell’Agenda 2030, in modo da diffonderli e spargerli… come piccoli semi nel quotidiano dei ragazzi, per contribuire a sviluppare in loro una coscienza civica, una responsabilità individuale e collettiva nei confronti del territorio in cui vivono, agiscono e comunicano.

di Alessandra Grasso – Delegato territoriale Liguria Ferpi

2020: anno di svolta per comunicazione e sostenibilità

23 dicembre 2020

Ma avete capito cosa sta succedendo in Australia?! … No perché vi vedo poco attivi…”. Così scrive a inizio 2020 Alessandro Gassman, già testimonial dell’impegno ecosostenibile con #GreenHeroes. Alcuni gli rispondono che si sentono impotenti, altri che parlarne sui social non fa la differenza.

In realtà, se c’è una certezza, è che, per affrontare la complessa sfida del cambiamento del modello di sviluppo e garantire un futuro alle nuove generazioni, c’è bisogno di tutto e di tutti. E la comunicazione deve fare la sua parte.

Proporre una riflessione su questo tema a fine 2020 è particolarmente significativo in quanto questo non si può non definire un anno di svolta: l’avvio del “decennio di azione per il conseguimento dei Sustainable Development Goals” lanciato nel corso dell’Assemblea Generale ONU di settembre 2019 ha segnato l’inizio della nostra sfida. Poi, il Covid ha evidenziato le fragilità del nostro sistema economico-sociale, che non ha retto di fronte agli effetti generati dal protrarsi dello stesso.

D’altra parte, nel 2020 si è assistito anche a una crescita della sensibilità dell’opinione pubblica verso i temi dello sviluppo sostenibile. Se nel 2019 la parola “sostenibilità” è entrata nel lessico familiare, grazie ai cartelli dei “Fridays for future”, quest’anno diverse ricerche hanno rilevato una maggiore consapevolezza dei cittadini che ora chiedono una comunicazione più efficace su questi temi e interventi più tempestivi per accelerare la nascita di un nuovo equilibrio.

Il 2020 è stato definito anche da Papa Francesco come il giusto momento storico per intraprendere questo vero e proprio “viaggio di trasformazione e azione”, rilanciando l’obiettivo dell’ecologia integrale, già proposto nell’Enciclica “Laudato si’”, e indicando come via per raggiungerlo “l’educazione alla cura della Casa comune”, da attuare attraverso una comunicazione basata su dati scientifici.

La comunicazione diventa così un asset cruciale anche rispetto a quell’invito di “voltare pagina” formulato nel 1972 dagli autori del Club di Roma.

La stessa, infatti, catalizza tre fattori di cambiamento: il nuovo modo di vivere, la governance e l’innovazione.

Comunicare la sostenibilità si trasforma nel comunicare un nuovo stile di vita, proponendo un nuovo sistema di valori condiviso e riconosciuto tra tutti gli attori e da tutte le società. Il punto sarà stimolare un processo culturale modificato nei modelli di consumo e nelle forme di partecipazione decisionale dei pubblici coinvolti.

È un processo che vede, da un lato, lo sforzo tecnico della comunicazione ambientale per tradurre contenuti molto complessi a target disomogenei e non specialistici; dall’altro, lo sforzo creativo ed empatico per rendere l’emergenza socio-ambientale che stiamo vivendo “una buona storia”, come già intuito da Jonathan Safran Foer nel suo “Possiamo salvare il mondo prima di cena”.

Riguardo all’influenza sulla governance, un’informazione costante e oggettiva sulle crisi in atto, sui rischi dell’inazione e sulle opportunità del cambiamento, dovrà diventare stimolo per la società civile nell’economia di un dialogo con chi governa i processi, orientandoli a scelte di lungo periodo piuttosto che a risultati nel breve.

Sulla stessa linea le imprese nella relazione con i clienti, con il passaggio alla creazione di “bene comune”, durevole nel tempo e capace di creare un impatto positivo sulla realtà considerata su scala globale.

Una vera e propria imprenditorialità sociale, che parte dalla sensibilità dei propri stakeholder (consumatori, buyers, investitori) verso i temi della sostenibilità, per attuare un percorso che porti l’azienda a presentare in modo reale e credibile il proprio bene/servizio come “soluzione ai problemi del mondo”.

Già a fine 2019 emerge che il 92% di consumatori appartenenti alla generazione Y (1980-1994) si fida di più di aziende che supportano cause sociali o ambientali e il 73% di essi dichiara di essere disposto a pagare di più per beni/servizi che apportano un beneficio alla collettività.

La prova di tale impegno risiede nella “qualità” del prodotto che diventerà sinonimo di “sostenibilità”. È in questo assunto che si raggiunge un obiettivo diffuso che gratifica tutte le parti in causa: la soddisfazione di consumatori e utenti, il successo dell’azienda, la tutela dell’ambiente e dei diritti della collettività.

Ai comunicatori l’onere di trasformare quanto sopra in una vera e propria grammatica. Complessa, faticosa, necessaria.

di Federica Bosello, socio professionista Ferpi 

Il linguaggio, la sostenibilità e le nuove generazioni

14 dicembre 2020

La parola sostenibilità in tutte le sue declinazioni è ormai parte del vocabolario universale di tutti i cittadini del mondo. In parte perché l’evoluzione dell’essere umano ha portato a ridisegnare gli stili di vita, generando nuove esigenze, dall’alimentazione, alla mobilità, dalle commodity alla circolarità, in parte perché i messaggi che l’ambiente ci ha inviato e continua ad inviarci sono passati da saltuari alert a costanti effetti disruptive, che hanno mutato, talvolta in modo irreversibile, le nostre abitudini.

Comportarsi in modo sostenibile significa prima di tutto costruire dentro e intorno a ciascuno di noi la consapevolezza che è necessario affrontare un cambiamento, governarlo e se possibile adoperarsi per contribuire a renderlo normale.  

Le nuove generazioni hanno elevato il concetto di sostenibilità a valore, superando il vecchio concetto di pratica opportunistica, pensiamo ad esempio al neologismo del greenwashing. Il movimento Fridays for Climate di Greta Thunberg ha innestato tra i giovani un senso nuovo di appartenenza alla vita e contemporaneamente ha accresciuto il livello di rispetto e di attenzione verso le risorse che ci consentono di vivere. Sono nati tanti movimenti di attenzione, un attivismo convinto e messo in pratica non come protesta verso qualcuno ma come volontà e credo verso un modo diverso di interpretare e inseguire il benessere.

Il messaggio è arrivato forte e chiaro: non solo è possibile ma è un’esigenza imprescindibile disegnare la società del futuro lasciandosi ispirare dai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 dell'Onu. Qualunque governo a livello planetario non può non tenere conto di quanto sta accadendo, deve mettere in atto azioni di ascolto e applicare politiche chiare ed efficaci, condivise insieme a tutti gli stakeholder. Deve ragionare nell’ottica del System thinking.

In questo contesto il processo di comunicazione risulta essere centrale: occorre scegliere un nuovo linguaggio per cogliere le tante sensibilità di chi oggi si sente pronto per sostenere un cambiamento consapevole, ma spesso percepisce una solitudine che lo porta a sentirsi minoranza. Chi opera nel mondo della comunicazione ha davanti a sé una grande responsabilità che rappresenta al tempo stesso una reale opportunità: essere attori protagonisti nel contribuire a disegnare una società realmente innovativa, dove al centro dello sviluppo c’è il bene comune e non il singolo interesse. Questa è la vera rivoluzione: ritrovare sintonia tra la crescita e il benessere personale con la crescita e il benessere collettivo. I giovani lo hanno capito e lo stanno comunicando.

 

di Daniele Salvaggio, presidente Casp Ferpi (Commissione di aggiornamento e specializzazione professionale)

Ambiente: l’importanza della comunicazione per un futuro più green

2 dicembre 2020

L’anno che si avvia a conclusione ha sconvolto gli equilibri (già precari) del pianeta. La pandemia, oltre alla perdita di vite umane e all’esplosione di nuove povertà, ha reso evidente in modo tanto tragico quanto emblematico il sottile filo che tiene insieme la popolazione mondiale e il suo “intorno”: ambiente e natura. Ecco perché, in mezzo alla “tempesta perfetta” che stiamo vivendo, ritengo ancora più significativo il lavoro collettivo nato nell’ambito del gruppo di lavoro FERPI dedicato alla comunicazione ambientale: è da poco uscito, infatti, il “Libro bianco sulla comunicazione ambientale” (New Fabric, Pacini Editore), un’indagine sulla sfida rappresentata dal riuscire a comunicare efficacemente le tante e diverse facce del tema ambientale.

Il volume, che ho curato insieme a Stefano Martello, raccoglie 13 diverse testimonianze in altrettanti settori professionali, offrendo spunti di riflessione e strumenti operativi per affrontare la narrazione delle emergenze ma anche e soprattutto le opportunità legate all’ambiente. Un compito tutt’altro che semplice. Sappiamo, infatti, quanto il “green” sia oggetto di dispute tra chi lo vede esclusivamente come un qualcosa da tutelare e proteggere e chi, al contrario, lo vive come un’opportunità fondamentale di innovazione e sviluppo economico in chiave sostenibile.

Compito del comunicatore ambientale è gestire questa complessità, con le sue contraddizioni e i suoi conflitti, tessere il filo del facilitatore per accorciare le distanze e provare a trovare un terreno comune dove sperimentare una nuova grammatica in grado di proiettare il tema ambientale nel futuro. Ecco, allora, che il libro e i suoi autori intendono offrire un approccio nuovo alla materia, senza sfuggire alla sua complessità, ma con la consapevolezza che il fattore culturale rappresenti un’opportunità straordinaria per incidere sui comportamenti di imprese, istituzioni e cittadini.

Le parole-chiave: ascolto, trasparenza, empatia e motivazione.

Non c’è comunicazione efficace su temi controversi e complessi senza una continua azione di ascolto strutturato. Come poter responsabilizzare i nostri interlocutori e incidere sui loro comportamenti (individuali e collettivi) se non abbiamo la capacità e la pazienza di ascoltarli e comprenderne le motivazioni?

La trasparenza rappresenta un elemento irrinunciabile e ogni tentativo di praticare scorciatoie per evitare il confronto sul merito è destinato al fallimento: trasferire messaggi veri, comprensibili, esaustivi, aiuta a conseguire più facilmente gli obiettivi.

La consapevolezza non basta e le nostre azioni non dipendono solo dalla razionalità: contingenze, emozioni, fattori ansiogeni rivestono un ruolo decisivo. Ecco perché l’empatia riveste un ruolo fondamentale per sintonizzarci con i nostri interlocutori e con le relative richieste di rassicurazione che spesso scattano quando in ballo ci sono aspetti come il benessere, la sicurezza e la salute.

Spesso, poi, quando si comunica un progetto o si intende dare valore a un’innovazione green, si enfatizzano gli aspetti positivi e i conseguenti vantaggi, trascurando le motivazioni che hanno portato alla scelta di un prodotto, un processo industriale o un’infrastruttura “verde”. Così facendo, però, si trascura (ancora una volta) la complessità del tema e la profonda e larga diversificazione degli interlocutori: esplicitare e rendere conto dei “perché” risulta invece decisivo per collocare nella giusta cornice i caratteri salienti di quell’innovazione.

Perché un libro bianco?

E a proposito di motivazione. Perché abbiamo deciso di scrivere un libro bianco? Semplicemente perché pensiamo che la comunicazione ambientale necessiti di scrivere ancora molte pagine per accreditarsi e assumere quel ruolo strategico che le grandi sfide aperte impongono: partendo dalla crisi climatica e dalla perdita di biodiversità, passando per le straordinarie opportunità dell’economia circolare e del New Green Deal europeo, dalla mobilitazione dei movimenti giovanili all’assenza di una cultura ambientale nel mainstream, fino al nuovo attivismo sostenibile della finanza internazionale. Uno scenario, questo, che necessita di un paziente, laborioso e appassionato lavoro di cucitura: questo libro inizia a stendere il filo.

 

Sergio Vazzoler, team leader comunicazione ambientale FERPI

Equilibrio, parola chiave del nostro tempo

10 novembre 2020

Mai come in questo periodo di preoccupazione, confusione e incertezza la comunicazione può giocare un ruolo importante. Chi comunica ha infatti una responsabilità maggiore rispetto al passato ed è chiamato a riflettere non solo sui contenuti ma anche sul significato delle parole che vengono utilizzate. Il linguaggio sta rapidamente cambiando e alcuni termini acquistano un senso diverso: per esempio la parola sobrietà, che veniva collegata al concetto di rinuncia, ha oggi un valore positivo e si riferisce a scelte di vita consapevoli e a un modo più intelligente di consumare.

La ricerca di un nuovo equilibrio

Equilibrio è un’altra parola che, anche quando si parla di sviluppo sostenibile, viene poco utilizzata. Forse perché per molti ha un’accezione quasi negativa: un modo pedante e noioso per mantenere lo status quo, un’operazione che richiede cauti cambiamenti, una mancanza di reale volontà di trasformare la situazione esistente.

Equilibrio è invece una parola importante in un periodo in cui è necessario conciliare le esigenze economiche con quelle sociali e ambientali, ridurre realmente le disuguaglianze, contribuire al cambiamento del modello economico e culturale.

In questa fase il ruolo della comunicazione diventa ancora più importante per stimolare, supportare, sostenere il cambiamento. Se per le imprese è strategico cambiare la prospettiva e accettare il principio che il profitto non è l’unica dimensione da considerare, per le persone è urgente modificare i comportamenti quotidiani.

Il tessitore sociale

Questa crisi ci ha fatto toccare con mano la necessità che la comunicazione sia gestita da professionisti: si è visto come la comunicazione disintermediata può portare danni anche gravi. Assistiamo a quello che alcuni esperti chiamano sciame comunicativo. La disintermediazione consente a tutti di avere un contatto diretto con tutti: il risultato è un rumore di fondo che rende difficile comprendere i messaggi e soprattutto capire cosa si chiede di fare (quella che tecnicamente viene chiamata call to action).

Chi si occupa di comunicazione in modo professionale può assumere un nuovo ruolo, quello del tessitore sociale: è infatti più che mai necessario lavorare per rafforzare le relazioni tra i diversi attori, stimolare pubblico e privato a lavorare insieme, promuovere la partnership tra profit e non profit.

FERPI, che oggi rappresenta circa 800 comunicatori che operano in ambiti diversi, lo sostiene da tempo: per lo sviluppo sostenibile dei territori è necessario tessere relazioni di valore che creano fiducia e speranza per il futuro.

Per concludere

Per trovare un vero equilibrio non basta l’impegno di pochi: è importante riuscire a stimolare l’intelligenza collettiva, promuovere l’innovazione come motore di sviluppo, proporre una revisione della gerarchia dei valori personali e collettivi. Il confronto tra realtà diverse contribuisce alla crescita del capitale relazionale di un territorio, favorisce nuovi investimenti, alimenta la speranza in particolare ai giovani. Noi ci siamo e intendiamo utilizzare questo spazio per rafforzare la cornice culturale che consenta di rendere sempre più evidente la relazione tra sostenibilità, comunicazione e innovazione.

 

di Rossella Sobrero, presidente Ferpi