Nessun futuro di pace senza rispetto del diritto internazionale
Nel Consiglio di sicurezza dell’Onu del 5 gennaio un’ampia maggioranza ha condannato l’azione militare Usa in Venezuela, ma sono state ricordate anche le violazioni ai diritti umani del governo Maduro.
Il 5 gennaio si è tenuta la riunione straordinaria del Consiglio sicurezza delle Nazioni Unite, convocata a seguito dell’azione militare degli Stati Uniti in Venezuela del 3 gennaio e della cattura del presidente Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores.
La vicesegretaria generale delle Nazioni Unite Rosemary DiCarlo, riportando nell’intervento di apertura la dichiarazione formale del segretario generale António Guterres con riferimento all’azione militare del 3 gennaio, esprime profonda preoccupazione per il fatto che “le regole del diritto internazionale non sono state rispettate” e sulle possibili conseguenze che l’azione può determinare intensificando l’instabilità del Venezuela e gli impatti potenziali sul mantenimento della pace nella regione. Il segretario evidenzia inoltre che quest’azione può rappresentare un “preoccupante precedente nelle modalità in cui gli Stati regolano tra loro i rapporti”, precisando che “la Carta (dell’Onu) sancisce il divieto della minaccia o dell'uso della forza contro l'integrità territoriale o l'indipendenza politica di qualsiasi Stato. Il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale dipende dal continuo impegno di tutti gli Stati membri ad aderire a tutte le disposizioni della Carta”. Quali elementi di contesto, l’intervento ha richiamato la mancanza di trasparenza sulla regolarità delle elezioni del Paese avvenute nel luglio 2024 e delle violazioni perpetrate in Venezuela come riportate dall’ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani.
Prima degli interventi dei rappresentati degli Stati membri, la sessione del Consiglio è proseguita con due brevi relazioni da parte di Mercedes de Freitas quale fondatrice e direttrice dell’organizzazione della società civile venezuelana “Transparencia Venezuela” e da parte di Jeffrey Sachs nella sua qualità di presidente dell’Unsdsn (Sustainable development solutions network).
Nel suo breve intervento, de Freitas ha dichiarato al Consiglio di sicurezza che le organizzazioni criminali hanno una “relazione simbiotica” con il regime di Maduro, utilizzando le strutture statali per il traffico di droga e la tratta di esseri umani, che le finanze pubbliche sono state prosciugate dalla corruzione lasciando la cittadinanza con servizi carenti, denunciando situazioni quali insicurezza alimentare ed estorsioni quotidiane da parte di gruppi armati.
Sachs nel suo intervento ha invitato i membri del Consiglio di sicurezza a concentrare la loro attenzione nel rispondere alla domanda principale che gli compete, ovvero se uno Stato membro “con la forza, la coercizione o lo strangolamento economico – abbia il diritto di determinare il futuro politico del Venezuela o di esercitare il controllo sui suoi affari” dunque sul rispetto dell’Art.2 (4) della Carta dell’Onu, e non sul tipo di governo sia presente ora in Venezuela. L’intervento del prof.Sachs ha denunciato violazioni ripetute da parte degli Stati Uniti nei confronti della Carta dell’Onu a partire dal 1947, proseguiti anche successivamente alla fine della guerra fredda, fino al 2025, riportando l’attenzione del Consiglio anche sulle più recenti minacce in chiaro contrasto al rispetto del diritto internazionale: “nel mese scorso, il presidente Trump ha lanciato minacce dirette contro almeno sei stati membri delle Nazioni Unite, tra cui Colombia, Danimarca, Iran, Messico, Nigeria e, naturalmente, Venezuela.” L’intervento riporta una traccia delle misure che il Consiglio di sicurezza dovrebbe assumere per adempiere ai propri obblighi, includendo la cessione immediata di ogni azione e minaccia esplicita e implicita dell’uso della forza contro il Venezuela, il Venezuela da parte sua dovrebbe rispettare la Carta dell’Onu e i diritti umani definiti nella relativa Dichiarazione universale, il Segretario generale dell’Onu dovrebbe nominare un inviato speciale per la formulazione in quattordici giorni di raccomandazioni specifiche per il rispetto del diritto internazionale interloquendo con stakeholder venezuelani e internazionali.
Nelle conclusioni, il prof. Sachs dichiara: “La pace e la sopravvivenza dell'umanità dipendono dal fatto che la Carta delle Nazioni Unite rimanga uno strumento vivo del diritto internazionale o che venga lasciata appassire fino a diventare irrilevante. Questa è la scelta che il Consiglio si trova oggi ad affrontare”.
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Il rappresentante degli Stati Uniti Michael G. Waltz ha respinto ogni accusa sul fatto che ci sia stato un attacco del suo Paese nei confronti del Venezuela e della sua popolazione, sostenendo che l’azione messa in atto è stata una “operazione chirurgica di applicazione del diritto” arrestando i “narco-terroristi Nicolas Maduro e Celie Flores”. Denunciando le violazioni dei diritti consumati in Venezuela, il rappresentante Usa ha ringraziato Mercedes de Freitas per la sua relazione.
Da parte sua, il rappresentante del Venezuela Samuel Moncada ha messo in discussione la credibilità personale di Mercedes de Freitas sulla base di prove in possesso del suo governo, concentrando il suo intervento con la messa in evidenza della violazione del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti, e come l’aggressione mina la credibilità dell’autorità delle Nazioni Unite, denunciando le mire al controllo delle risorse del suo Paese da parte degli Stati Uniti,
La larga maggioranza degli interventi da parte degli Stati membri ha condannato l’azione degli Stati Uniti qualificandola come violazione della Carta dell’Onu.
I membri permanenti del Consiglio di sicurezza in particolare la Russia, la Cina e la Francia sono stati espliciti nella condanna. La Francia ha esteso valutazioni in particolare sul fatto che il governo di Maduro abbia violato il diritto dei cittadini venezuelani nella scelta del loro leader ma che ciò non giustifica la violazione del diritto internazionale da parte degli Stati Uniti e che l’azione compiuta indebolisce la pace e la sicurezza internazionale.
Il delegato della Russia ha messo in evidenza, contestandolo, il “ruolo di gendarme internazionale” che gli Stati Uniti si sono auto-assunti: “non possiamo permettere che gli Stati Uniti si proclamino come una sorta di giudice supremo, unico ad avere il diritto di invadere qualsiasi paese”, qualificando come “neo-colonialista” l’azione degli Stati Uniti finalizzato al controllo delle risorse naturali del Venezuela.
La Cina ha evidenziato l’atto di prepotenza degli Stati uniti mettendo la forza sopra le regole del multilateralismo e l’azione militare sopra la diplomazia.
Il rappresentante del Regno Unito ha denunciato come “fradulolento” il governo Maduro richiamando comunque la necessità del rispetto del diritto internazionale quale misura essenziale per il mantenimento della pace globale e della sicurezza, non esprimendosi oltre nei confronti dell’azione compiuta dagli Stati uniti.
Sostegno all’azione degli Stati Uniti è pervenuta dai rappresentati dell’Argentina e del Trinidad-Tobago. Da parte del Paraguay l’intervento si è concentrato nel contestare la legittimità del governo Maduro, mentre l’ampia maggioranza dei Paesi dell’America latina ha assunto posizioni di decisa condanna nei confronti degli Stati Uniti, quali la Colombia, il Cile, Cuba, il Messico che ha qualificato l’azione come “Golpe al multilateralismo”, e il Brasile e il Nicaragua che hanno messo in evidenza come questo atto irrompe nel contesto latino-americano e caraibico caratterizzato dall’essere una “zona di pace”.
Tra gli altri Paesi europei intervenuti, la Danimarca e la Spagna sono stati espliciti nella condanna dell’azione compiuta dagli Stati Uniti. La Grecia e la Lettonia hanno nei loro interventi sollecitato il rispetto del diritto internazionale in ogni circostanza; in particolare Sanita Pavļuta-Deslandes, rappresentate della Lettonia, ha evidenziato anche come il Venezuela comunque violi la Carta delle Nazioni Unite con il proprio aperto sostegno alla Russia nella guerra d’aggressione contro l’Ucraina.
Anche Iran e diversi paesi africani si sono unti nel denunciare la violazione degli Stati Uniti al diritto internazionale. In particolare la rappresentante dell’Eritrea Sophia Tesfamariam Yohannes, che ha tenuto il proprio intervento, precisando quale portavoce del gruppo di amici della Carta delle Nazioni Unite (un gruppo di diciotto Paesi che include anche Cina, Russia, Bielorussia, Iran, Palestina, Cuba, Venezuela, altri Paesi africani) si è espressa anche sui contenuti delle dichiarazioni rilasciate dal Presidente Trump nel pomeriggio del 3 gennaio 2026: “nelle quali non solo ha minacciato ulteriori attacchi aerei contro il territorio venezuelano, ma ha anche affermato di voler occupare e governare la Repubblica Bolivariana del Venezuela e di sfruttare le risorse naturali e amministrare la ricchezza di quella nazione sorella, in quella che può essere definita solo come la confessione di un chiaro piano di annessione che prevede, tra gli altri, la totale cancellazione dei diritti inalienabili del popolo venezuelano nonché dei diritti fondamentali dello Stato venezuelano nel suo complesso”.
All’indomani del Consiglio di sicurezza, Ravina Shamdasan, portavoce dell’Alto Commissario per i diritti umani Volker Türk, ribadisce il rigetto della giustificazione degli Stati Uniti per il suo intervento in Venezuela che “rende meno sicuri tutti gli Stati del mondo”. La posizione viene espressa con chiarezza in linea con quanto espresso dal segretario generale António Guterres e con la presidente dell’Assemblea Generale dell’Onu Annalena Baerbock, nonostante l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani sia stato espulso dal Venezuela nel febbraio 2024, in seguito alle sue continue segnalazioni del deterioramento della situazione nel Paese.
Con il Patto sul futuro adottato da tutti i Paesi dell’Onu a settembre 2024, con il rilancio degli impegni per la pace e per il rispetto della Carta della Nazioni Unite e dei diritti umani, per il perseguimento dello sviluppo sostenibile, i leader mondiali si sono impegnati nella riforma del Consiglio di sicurezza dell’Onu al fine di renderlo più rappresentativo, democratico ed efficace nella capacità di risposta alle crisi e al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale (cfr. Azione 41).
L’azione militare degli Stati Uniti in Venezuela del 3 gennaio 2026 e l’attuale contesto di disordine geopolitico rendono sempre più difficile il perseguimento di queste riforme, evidenziandone nel contempo, e sempre di più, la necessità, l’urgenza, l’inderogabilità.
Copertina: Onu