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Un piano in sei punti per dare una prospettiva al debole mercato dei capitali europei

L’iniziativa punta a sbloccare i finanziamenti delle imprese più innovative. Tra le proposte, nuovi strumenti di risparmio e previdenza e un ruolo rafforzato della Banca europea degli investimenti.

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Un gruppo di riflessione promosso dall'Institute for european policy making dell'Università Bocconi ha presentato il 6 gennaio un piano d’azione per migliorare il funzionamento dell’anemico mercato dei capitali dell’Ue. Il Rapporto si basa su due premesse principali. In primo luogo, i tentativi avviati negli anni scorsi per creare un’Unione dei mercati dei capitali (Umc) non hanno prodotto i risultati desiderati. L’idea si è rivelata in fin dei conti troppo ambiziosa, perché legava interventi tecnici sul funzionamento dei mercati a riforme istituzionali di vasta portata, che non sono riuscite a raccogliere un consenso politico sufficiente tra gli Stati membri. La seconda premessa è che oggi, più di quando l’Umc fu originariamente concepita, la priorità assoluta è sbloccare i finanziamenti delle imprese europee innovative, caratterizzate da un elevato potenziale di crescita e produttività.

Per affrontare questi nodi il documento, redatto da rappresentanti di istituzioni finanziarie e altri esperti, avanza sei proposte. Le prime due mirano a stimolare la formazione di risparmi personali e pensionistici, incentivando una maggiore partecipazione agli investimenti azionari. In particolare, si propongono meccanismi che incentivano gli investimenti in capitale di rischio da parte di individui con vantaggi fiscali e schemi d’investimento semplici e trasparenti. Oggi le imprese innovative dell'Ue si trovano ad affrontare vincoli di finanziamento e di accesso al capitale in tutte le fasi di crescita. Tali limiti sono più marcati sia rispetto alle imprese tradizionali che rispetto a quelle di altre economie avanzate, come gli Stati Uniti. Il risparmio pensionistico, d’altra parte, è un potente motore per lo sviluppo dei mercati finanziari e per il finanziamento di investimenti che favoriscono la crescita. Nel 2019 i legislatori europei hanno approvato un regolamento che istituisce uno strumento pensionistico privato dell'Ue, il Piano pensionistico paneuropeo (Pepp), che però ha avuto finora effetti molto limitati.

I risparmi così accumulati verrebbero poi convogliati verso il settore dell’innovazione in due modi. Il primo, più adatto alle imprese in fase di espansione, prevede la creazione di una nuova piattaforma europea per le offerte pubbliche iniziali (Ipo) all'avanguardia (Proposta 3). Il secondo, rivolto soprattutto alle startup, punta a rafforzare il ruolo della Banca europea degli investimenti (Bei) come fornitore di capitale di rischio e private equity, anche attraverso l’erogazione di finanziamenti a fondi nazionali di venture capital e private equity (Proposta 6).

Due ulteriori misure integrano e rafforzano quelle precedenti. La Proposta 4 mira a mitigare le inefficienze post-emissione e post-trading, cioè nei meccanismi di scambio e regolamento dei titoli dopo la loro approvazione, rendendo la piattaforma Ipo più attrattiva per imprese e investitori. La Proposta 5 punta a sostenere il recupero della cartolarizzazione del credito bancario, attraverso la creazione di una nuova piattaforma di market making sostenuta dalla Bei.

Nell’insieme le proposte affrontano debolezze di lunga data della struttura finanziaria dell'Ue. Nella maggior parte degli Stati membri, in particolare quelli più grandi, le famiglie tendono a concentrare i propri investimenti in strumenti di risparmio a basso rischio, principalmente depositi a vista e a breve termine o certificati di deposito. Le banche al dettaglio, che ricevono questi fondi, coprono il rischio sottoscrivendo strumenti sovrani ed estendendo il credito a imprese sicure e di grandi dimensioni, tipicamente caratterizzate da innovazione e produttività inferiori alla media. Limitate dalla breve durata del loro finanziamento e da una rigorosa regolamentazione prudenziale, le banche tendono a finanziare il tessuto imprenditoriale, principalmente imprese a bassa crescita con modelli di business conservativi.

Nei giorni scorsi un’analisi dell’Ufficio studi del Parlamento europeo ha certificato l’impasse del mercato dei capitali europeo, che segna progressi limitati o nulli nei principali indicatori rispetto ai valori del 2015. I limiti dell’Umc sono stati evidenziati anche dai rapporti di Mario Draghi ed Enrico Letta.

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