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Il pessimismo degli europei è la vera minaccia per il continente

La paura per il futuro oscura i progressi dell’Ue nell’affrontare crisi come pandemia e guerra. Senza una risposta attiva si corre il rischio di una profezia che si autoavvera, scrive Foreign policy.

giovedì 23 gennaio 2025
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“Anche se vivono in una delle regioni più pacifiche e prosperose del mondo, e non sono mai stati così bene, molti europei sono completamente pessimisti al momento” scrive l’editorialista Caroline de Gruyter in un articolo pubblicato su Foreign policy, raccontando che ogni crisi è ormai vista come una prova inconfutabile del crollo della democrazia e dello stato di diritto. “Al posto di lottare, molti diventano fatalisti”.

Secondo Gruyter è proprio il pessimismo a essere il più grande problema per l’Europa. La natura umana tende a prestare più attenzione alle informazioni negative rispetto a quelle neutre o positive, perché il cervello umano è stato abituato a rilevare le minacce. Questo si riflette anche sul modo in cui ci informiamo perché siamo più propensi a leggere articoli con notizie negative. Più notizie negative leggiamo più ci convinciamo che il mondo sia peggiore di quanto non lo sia in realtà.

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Gli europei non sono sempre stati così pessimisti: dopo la fine della Seconda guerra mondiale credevano che il mondo sarebbe diventato un posto migliore e questa speranza per il futuro è continuata anche durante la crisi dei missili di Cuba, la guerra in Vietnam, gli attacchi terroristici in Italia e in Germania e la crisi energetica. Oggi, invece, l’84% degli europei crede che i propri figli staranno peggio di loro. Questa paura per il futuro viene sfruttata dai partiti populisti che “spaventano gli elettori prima di offrire soluzioni radicali per proteggerli” scrive Gruyter.

Il risultato è che molti europei non riescono a vedere i progressi fatti dall’Europa o il modo in cui sta cambiando e si sta adattando alle nuove sfide esterne. Eppure, l’Unione europea è riuscita a rispondere e affrontare diverse crisi, tra cui quella dell’euro, la Brexit, la pandemia da Covid-19 e l’invasione russa in Ucraina. “Il fatto che tutti questi incendi siano stati spenti grazie a compromessi imperfetti, ma duraturi, tra gli Stati membri avrebbe dovuto consolare gli europei, ma non è stato così”, sottolinea Gruyter.

Il rischio è una profezia che si autoavvera: se crediamo che la situazione stia peggiorando e non facciamo nulla per cambiarla, creiamo le condizioni perché questo accada. Eppure, come ricorda Gruyter, abbiamo già alcuni strumenti per capire come muoverci, tra cui il rapporto di Mario Draghi sul futuro della competitività europea, quello di Enrico Letta sul mercato unico europeo e quello di Sauli Niinistö su sicurezza e difesa. Alcune persone potrebbero pensare che manchi la volontà politica per attuare quelle raccomandazioni, conclude Gruyter, ma se la popolazione si mobilitasse allora anche i leader politici sarebbero più incoraggiati a utilizzarle per salvaguardare il futuro di milioni di persone.

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Copertina: Markus Spiske/unsplash