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Le priorità delle Nazioni Unite per il 2026

Avvio delle attività dell’Assemblea generale per il nuovo anno. Rilevanza all’impegno al rispetto della Carta dell’Onu, alla pace, alla costruzione di società accoglienti. Stati Uniti sempre più indifferenti al diritto internazionale.

martedì 20 gennaio 2026
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Le attività dell’Assemblea generale dell’Onu si sono aperte il 14 gennaio con il discorso inaugurale per il nuovo anno della presidente Annalena Baerbock che ha osservato come il 2026 è iniziato con le crisi in Venezuela e Iran, e con la comunità internazionale "in un momento decisivo ancora più urgente" rispetto all'inizio della storica sessione di settembre 2025. La priorità, ora più sempre che mai, come enuncia la presidente, è la difesa della Carta dell’Onu e dei principi in questa sanciti invitando i membri dell’Assemblea stessa a riconoscere questo come il compito prioritario, insistendo sul fatto che “il mondo ha bisogno delle Nazioni Unite”. Il suo discorso ha compreso la prospettiva della nomina di un nuovo segretario generale in vista della scadenza di mandato al prossimo dicembre di António Guterres. Nel merito la presidente ha incoraggiato la presentazione di candidature da parte dei Paesi membri, invitando fortemente a considerare la possibilità di candiate donna.

Il segretario generale António Guterres è intervenuto all’Assemblea generale l’indomani 15 tenendo un discorso sul quadro delle priorità per il 2026, assumendo nella premesse quale base di riferimento il Patto per il futuro e l’iniziativa di riforma Un80.  Con visione ad ampio raggio, Guterres ha così descritto la situazione contestuale di “caos” in cui versa in mondo: “Siamo un mondo pieno di conflitti, impunità, disuguaglianze e imprevedibilità. Un mondo segnato da divisioni geopolitiche autodistruttive... sfacciate violazioni del diritto internazionale... e tagli massicci agli aiuti umanitari e allo sviluppo. Queste e altre forze stanno scuotendo le fondamenta della cooperazione globale e mettendo alla prova la resilienza del multilateralismo stesso”, rimarcando che il “paradosso della nostra era” dove abbiamo più bisogno che mai di cooperazione internazionale, è che siamo sempre meno inclini nell’usare e nell’investire nella stessa.

In segno di speranza, il segretario generale ha annunciato in termini di obiettivi concreti le iniziative che saranno lanciate nelle prossime settimane:

  • lancio del Gruppo Scientifico Indipendente sull'Intelligenza Artificiale per fornire valutazioni imparziali e basate su prove concrete delle opportunità, dei rischi e degli impatti dell’AI;
  • presentazione delle proposte di raccomandazioni del Gruppo di Esperti di Alto Livello "Oltre il Pil" per offrire nuovi modi per misurare il progresso e il benessere e riflettere meglio ciò che conta veramente per le persone e il pianeta;
  • avvio di una serie di incontri mensili con delegati degli Stati membri sull'Iniziativa Un80;
  • presentazione di valutazioni iniziali sulle possibili fusioni di Undp con Unops e di UnWomen con Unfpa al fine di migliorare l'efficienza e la coerenza del lavoro delle agenzie;
  • sviluppo della revisione dei processi operativi di pace per renderli più efficaci, reattivi e adatti alle complesse sfide odierne.

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Il segretario invoca in particolare l’urgenza di portare avanti riforme delle Nazioni unite in modo che le stesse siano in grado di riflettere la realtà attuale e le attuali sfide, per evitare la totale  perdita di legittimità della stessa Onu. E richiama nel merito le riforme dell’istituzioni finanziarie globali, del Consiglio di sicurezza, come già previsto dal Patto sul futuro. In particolare sulla riforma del Consiglio di sicurezza aggiunge “che è palesemente nell'interesse di coloro che detengono il maggior potere essere in prima linea nella riforma. Chi cerca di aggrapparsi ai privilegi oggi rischia di pagarne il prezzo domani”.  Più avanti nel discorso richiama i recenti impegni di Siviglia per la finanza allo sviluppo ricordando l’urgenza di garantirne il seguito.

Come principi irrinunciabili a guida delle azioni prossime e del futuro, richiama prima di tutto il rispetto della Carta dell’Onu “senza se e senza ma” dichiarando che questa “non è un menù à la carte, ma a prezzo fisso”. Si dichiara orgoglioso di esserne il custode, ma sottolineando: “ognuno di voi ha firmato per diventare anche custode della Carta”. E precisa “quando i leader calpestano il diritto internazionale, quando scelgono quali regole seguire, non solo minano l'ordine globale, ma creano anche un precedente pericoloso”.  Il segretario Guterres evidenzia che le conseguenze di queste violazioni è sotto gli occhi di tutti: “Ovunque le persone stanno assistendo, in tempo reale, alle conseguenze dell'impunità: l'uso illegale e la minaccia della forza; attacchi contro civili, operatori umanitari e personale delle Nazioni Unite; cambiamenti di governo incostituzionali; la violazione dei diritti umani; il silenzio del dissenso; il saccheggio delle risorse. E i pericoli non si limitano agli Stati o alle parti in conflitto. Sono amplificati da un'avidità e una disuguaglianza senza limiti. L'1% più ricco detiene il 43% delle attività finanziarie globali. E solo lo scorso anno, le 500 persone più ricche hanno aggiunto 2200 miliardi di dollari al loro patrimonio. Assistiamo sempre più spesso a un mondo in cui i ricchissimi e le aziende da loro controllate prendono le decisioni come mai prima d'ora, esercitando un'influenza smisurata sulle economie, sulle informazioni e persino sulle regole che ci governano tutti. Quando una manciata di individui può piegare le narrazioni globali, influenzare le elezioni o dettare i termini del dibattito pubblico, non ci troviamo di fronte solo a disuguaglianze, ma anche alla corruzione delle istituzioni e dei nostri valori condivisi. […] la concentrazione del potere e del benessere in così poche mani è moralmente indifendibile”.

Al secondo punto enuncia che “la pace è al cuore di tutto quello facciamo” rimarcando la necessità di essere instancabili nel lavoro per la pace e la giustizia poiché “i tranelli ​​dei conflitti hanno intrappolato milioni di membri della famiglia umana in cicli miserabili e prolungati di violenza, fame e sfollamenti”.  Nel contesto passa in rassegna tutti i teatri dei conflitti: Gaza, Ucraina, Sudan, Repubblica democratica del Congo, Yemen, Sahel, Myanmar, sottolineando la necessità di affrontare le cause all’origine dei conflitti ed enunciando che “la pace sostenibile richiede lo sviluppo sostenibile”.  Più avanti ancora addentrandosi sulla crisi climatico-ambientale sottolinea il bisogno anche di “fare pace con la natura” avvertendo che un mondo immerso nel caos climatico non pò essere un mondo di pace, poiché il cambiamento climatico è un moltiplicatore di rischi ed è una profonda ingiustizia: “coloro che hanno contribuito meno sono i primi e i più duramente colpiti”.

Al terzo punto indica che è nostra priorità costruire unità all’epoca delle divisioni: “In tutto il mondo, assistiamo al rischio che le società si disgreghino sotto il peso del razzismo, della xenofobia nazionalista e del bigottismo religioso. Questi veleni stanno corrodendo il tessuto delle comunità, alimentando divisione e sfiducia”. Nel contesto introduce l’argomento delle dinamiche demografiche e dei diritti dei migranti e dei rifugiati: “Ogni Paese ha il diritto sovrano, nel rispetto della legge, di gestire i propri confini e garantirne la sicurezza. Ma anche i migranti e i rifugiati hanno dei diritti, diritti che devono essere rispettati e tutelati, ovunque si trovino. La nostra sfida – e la nostra priorità – deve essere quella di costruire società accoglienti, non cittadelle murate. […] Se non mettiamo al primo posto la nostra comune umanità, rischiamo di perdere tutto ciò che ci rende forti. La scelta è chiara: inclusione o isolamento, rinnovamento o declino.

E così si pronuncia verso la conclusione: “ Non possiamo restare spettatori di ingiustizia, indifferenza o impunità. E abbiamo il potere di tracciare una rotta diversa. La Carta ci fornisce la nostra bussola. La nostra ricerca di pace nella giustizia ci fornisce il nostro scopo. E la nostra comune umanità ci dà l'imperativo di agire”.

Oltre al perdurare dei conflitti precedenti e dei relativi disastrosi impatti umanitari (quali guerra in Ucraina e crisi a Gaza) a caldo in particolare della repressione delle proteste civili in Iran, dell’azione militare degli Stati Uniti in Venezuela,  il quadro di contesto d’inizio 2026 si sta  caratterizzando per i nuovi atti espliciti di rottura da parte ancora degli Stati Uniti al rispetto delle istituzioni multilaterali e a un multilateralismo basato su regole. Ciò in continuità ad atteggiamenti già comunque ampiamente manifesti nel corso del 2025,  dalla conferenza di Siviglia sulla finanza per lo sviluppo, al G20 in Sudafrica entrambi disertati dagli Stati Uniti, come altri importati appuntamenti internazionali.

In particolare il 7 gennaio la Casa Bianca ha pubblicato il Memorandum del Presidente contenente la lista dei sessantasei enti, organizzazioni, convenzioni multilaterali dell’Onu (e non solo) da cui gli Stati Uniti annunciano il ritiro. Dopo l’azione militare in Venezuela gli Stati Uniti hanno avviato una pressante azione per l’acquisizione della Groenlandia anche ricorrendo a minacce intimidatorie e annunciando mezzi coercitivi, quali dazi, nei confronti dei Paesi europei che si oppongono.

La posizione del presidente Donald Trump rispetto al multilateralismo è esplicita e coerente tanto nei fatti che inequivocabilmente nelle parole. Negli scorsi giorni ha fatto notizia la lunga intervista rilasciata al New York times dell’8 gennaio in cui Trump ha dichiarato: "Non ho bisogno del diritto internazionale. Alla domanda se sussiste qualcosa che può porre limiti ai suoi poteri nella scena mondiale, ha risposto: "Sì, c'è una cosa. La mia moralità. La mia mente". 

Copertina: Ansa