Poli presenta il suo libro: “Serve un luogo per pensare il futuro e salvare la democrazia”
In dialogo con il giurista Alessandro Sterpa, il futurista Roberto Poli considera inevitabile il superamento dell’attuale democrazia rappresentativa e propone una soluzione capace di coinvolgere i cittadini, per evitare di cadere nell’autoritarismo.
Dibattito vivace, il 15 ottobre, alla libreria Shell di Roma, per la presentazione del nuovo libro di Roberto Poli Pensare l’impensabile (Egea). In dialogo con Alessandro Sterpa, ordinario di Diritto costituzionale all’Università della Tuscia, l'autore, presidente della Fondazione Italiana per gli Studi di Futuro e membro del Comitato di pilotaggio di Ecosistema Futuro, ha affrontato il rapporto tra futuro, consenso democratico e responsabilità delle istituzioni.
Sterpa individua subito uno dei meriti del volume: la capacità di aggiungere un tassello alla riflessione sul futuro e, insieme, di offrire strumenti per costruire un approccio nuovo ai problemi del presente. Poli precisa subito che “questo libro non parla di metodi, ma di contenuti”. Il punto di partenza è la convinzione che l’umanità stia attraversando una trasformazione più profonda di quelle mai sperimentate finora, una discontinuità che richiede categorie interpretative diverse da quelle ereditate dal passato.
Per affrontarla, tuttavia, non bastano gli specialisti. Negli ultimi decenni, osserva Poli, le scienze umane e sociali hanno affinato enormemente le proprie competenze, ma al prezzo di una crescente frammentazione. “Siamo diventati tutti bravissimi a formare specialisti, mentre abbiamo perso la capacità di formare generalisti”, persone in grado di collegare saperi diversi e ricomporli in una visione complessiva. Non specialisti mancati, dunque, ma figure capaci di guardare oltre i confini della propria disciplina. Un compito che in passato, aggiunge, era svolto anche dalla filosofia e dalla politica, oggi entrambe in difficoltà nel proporre una prospettiva di lungo periodo.
Il rischio è quello di restare intrappolati nell’immediato, mentre il mondo cambia a una velocità crescente. Poli lo sintetizza così: "Se non hai una tua visione, se non hai una tua prospettiva, mentre gli altri continuano a correre sempre più velocemente, le tue carte diventano minori”. Il futuro, in questa prospettiva, è la condizione per orientare le scelte del presente, anziché limitarsi a reagire agli eventi.
Le aziende di intelligenza artificiale stanno assumendo molti filosofi
Il metodo socratico è uno dei sistemi più efficaci per allenare le AI a dare risposte corrette. Così come insegnare Kant può consolidare regole e principi morali. Anthropic, Ibm, Waymo e molte altre imprese sono a caccia di esperti.
Durante il dibattito la riflessione sul futuro incontra quella sulla democrazia. Sterpa solleva il problema del consenso: come convincere una comunità a sostenere scelte che comportano costi immediati e vantaggi lontani nel tempo? La politica, osserva, tende a misurarsi con aspettative di breve periodo, mentre le decisioni più importanti richiedono di ragionare su orizzonti ben più ampi. Non a caso, nota il costituzionalista, molte politiche di lungo respiro sono state promosse da governi cosiddetti tecnici, capaci in determinate circostanze di assumere decisioni difficili da sostenere sul piano del consenso immediato.
Poli non ritiene però che i cittadini debbano essere considerati incapaci di comprendere la complessità. Al contrario, occorre spiegare con chiarezza le sfide che attendono le società, evitando di nasconderle per ottenere un consenso momentaneo. Anche l’emigrazione dei giovani, sostiene, va letta non solo come una questione salariale, ma soprattutto come una perdita di fiducia nel futuro. Un futuro che deve diventare un tema aperto di cui discutono cittadini, professionisti e istituzioni.
Ma è possibile cambiare la matrice del consenso? E, soprattutto, ripensare le forme della democrazia rappresentativa? Poli considera i modelli attuali “ormai definitivamente decotti”, ma non ritiene che l'alternativa sia necessariamente autoritaria. “Forse è arrivato il momento di pensare a una terza possibilità, a una riscrittura delle regole del gioco che mantenga i valori che consideriamo significativi, ma capisca che serve qualcosa di diverso”. Non una soluzione già pronta, precisa, ma una proposta ancora da sviluppare: aprire un confronto ampio su istituzioni democratiche che, pur conservando i propri principi, sappiano adeguarsi alle trasformazioni in corso.
Poli indica una strada: costruire un luogo istituzionale dedicato all'elaborazione di strategie per il Paese, distinto dalle logiche dei partiti e orientato a ragionare su ciò che occorrerà fare nei prossimi vent'anni. Una struttura capace di mettere in relazione competenze e rappresentanze della società, accompagnata da un più diffuso esercizio di alfabetizzazione al futuro, a partire dalla scuola. Per il futurista, però, una strategia non può essere calata dall'alto: deve nascere anche da una domanda collettiva. “Se c'è una domanda che viene dalla base, dai cittadini, allora anche il politico si adegua. Se invece lavori solo a livello politico, continui a gestire le cose come ha sempre fatto”.
Pensare il futuro, però, non significa soltanto individuare rischi. Poli attribuisce a chi studia i futuri anche una responsabilità: cercare, dentro i cambiamenti, elementi di speranza. Tra gli esempi che propone c'è la crescente partecipazione delle donne all'istruzione e alla vita economica, una trasformazione che potrebbe modificare profondamente comportamenti, consumi e priorità collettive. Per il futurista, l'analisi dei rischi non basta: bisogna individuare quei semi di cambiamento che, se coltivati, possono aprire possibilità nuove.
Il confronto, anche grazie alle domande del pubblico, approda infine al potere delle piattaforme e all'intelligenza artificiale. Sterpa ne richiama le potenzialità, ma anche il rischio che la profilazione digitale condizioni le scelte individuali e politiche: “L’algoritmo ci vizia, perché davanti a un mondo infinito di informazioni ci dà una spinta gentile che ci porta a fare le cose in automatico”. Poli dice che “l'algoritmo è un surrogato del futuro”: può elaborare scenari che sfuggono alla nostra capacità di calcolo, ma non sostituisce la necessità di esplorare alternative e interrogarsi sulle conseguenze delle decisioni. “L’unica possibilità per poter controllare, almeno in parte, la tecnologia”, aggiunge, “è rimanere padroni dei dati”.
Resta, in fondo, una questione culturale e generazionale. Sterpa osserva come per i giovani il futuro sia diventato un'incognita, anche perché non è più scontato che vivranno meglio dei propri genitori. Una condizione diversa da quella delle generazioni che hanno costruito istituzioni e diritti pensando, con fiducia, a chi sarebbe venuto dopo. Qui richiama una frase di De Gregori: “Il futuro è un dovere”. Una responsabilità che non può essere delegata solo agli algoritmi, agli specialisti o ai governi.