Le aziende di intelligenza artificiale stanno assumendo molti filosofi
Il metodo socratico è uno dei sistemi più efficaci per allenare le AI a dare risposte corrette. Così come insegnare Kant può consolidare regole e principi morali. Anthropic, Ibm, Waymo e molte altre imprese sono a caccia di esperti.
Avete presente quel vecchio adagio secondo cui chi studiava informatica avrebbe trovato lavoro più facilmente rispetto a un laureato in filosofia? Beh, con l’intelligenza artificiale il vento sta cambiando.
La Federal reserve ha pubblicato una serie di dati, ripresi dall’Economist, che mostrano come i laureati in filosofia negli Stati Uniti abbiano maggiori probabilità di trovare lavoro rispetto ai loro coetanei informatici. Nel 2024 (ultimi dati disponibili), il 7% di coloro che avevano studiato informatica era disoccupato, contro solo il 5,1% dei filosofi.
Potrebbe sembrare assurdo, ma molte di queste assunzioni provengono dalle aziende di intelligenza artificiale. Secondo Luciano Floridi, filosofo dell'Università di Yale, gli studenti ricevono offerte di lavoro prima ancora di laurearsi, e i dipartimenti di filosofia starebbero subendo una vera e propria “emorragia”.
Questo accade perché alcune teorie sono particolarmente utili alla sana e robusta costituzione dell’AI. Il metodo socratico – che finge ignoranza per confutare le certezze dell’interlocutore e ricostruire su quella base un percorso per accedere alla verità – sembra dare i suoi frutti nell’addestramento dei modelli di intelligenza artificiale. Secondo Jörg Noller, esperto di filosofia e intelligenza artificiale presso l’Università Ludwig Maximilian di Monaco, le AI addestrate seguendo Socrate sono meno inclini all’adulazione e a compiacere gli utenti, nonché più propense a cercare la verità.
In questo senso è molto utile anche la celebre frase “so di non sapere” di Socrate, riportata da Platone nell’Apologia. Infondere questa umiltà in un modello AI permetterebbe ai bot di rispondere solo quando veramente certi, e di non “allucinare” dando opinioni fuorvianti. Le lezioni di filosofia, secondo Iason Gabriel, filosofo senior presso Google DeepMind, sono un “potente meccanismo” per migliorare i processi mentali delle intelligenze artificiali.
La formazione filosofica può agire anche su settori molto specifici. Se volessimo creare un assistente legale e gli fornissimo gli scritti di John Locke – dice Thomas Powers, filosofo della tecnologia presso l’Università del Delaware – avremmo un’AI che privilegerà i diritti di proprietà come base per l’esercizio della libertà politica. Stesso discorso per l’economia. Granite, famiglia di modelli AI progettata da Ibm per il mondo delle imprese, contiene una serie di parametri di filosofia aziendale che, per Francesca Rossi, global AI leader di Ibm, consigliano gli utenti sul giusto equilibrio tra, per esempio, autonomia individuale e armonia sociale sul posto di lavoro.
C’è poi tutto un movimento di aziende AI che sta lavorando per impartire ai modelli regole e principi derivanti da scritti filosofici dotati di autorità legale o morale. Tra queste Anthropic, che utilizza per Claude materiale proveniente da fonti diverse: scritti di Immanuel Kant, termini di servizio di Apple e la Dichiarazione universale dei diritti umani. L'ultima versione di questo processo, una “Costituzione” di 78 pagine elaborata dalla filosofa di punta di Anthropic, Amanda Askell, è stata soprannominata “il documento dell'anima” di Claude.
La questione, naturalmente, è quali regole impartire e quali no. I filosofi del settore si concentrano in particolare su due quadri etici: la deontologia, ovvero il divieto di mentire, applicare coercizione e trattare le persone come un mezzo anziché un fine, e il consequenzialismo, teoria secondo cui i costi vanno valutati in base ai benefici che possono generare (un classico dilemma consequenzialista è se sia moralmente giusto sacrificare una persona a fronte di un gruppo). Waymo, l’azienda di automobili a guida autonoma, sta cercando di rendere il suo software più “consequenzialista”, permettendogli di prendere le decisioni migliori (o meno dannose) su strada.
I critici di questo approccio temono una “dequalificazione morale”, perché se i computer dovessero prendere decisioni etiche le persone potrebbero essere disincentivate a formulare giudizi propri. Anche questo un classico dilemma che solo dei filosofi potrebbero risolvere.