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Riuscirà il mondo a raggiungere il 35% di elettrificazione entro il 2035?

La proposta che la Turchia porterà alla Cop31 è stata discussa alla Climate Week di New York. Servono investimenti in reti intelligenti e batterie potenti, mentre la domanda continua a crescere e il divario di opportunità tra i Paesi resta elevato.

martedì 6 ottobre 2026
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Come cambiare il modo in cui consumiamo energia, per ridurre le emissioni e rallentare il ritmo del riscaldamento globale? L’elettrificazione è un passaggio decisivo, non solo nella mobilità, con le auto elettriche, ma anche negli edifici, nel riscaldamento delle case e nei processi industriali. Eppure se ne è parlato sempre troppo poco, mentre il dibattito si è concentrato soprattutto su quanta energia produrre da fonti rinnovabili.

Ora l’elettrificazione è finalmente al centro della politica energetica internazionale. La presidenza turca della Cop31, in programma a novembre, vuole che la prossima sia “la Cop dell’elettrificazione”, con l’iniziativa 35-by-35 che punta a portare al 35% entro il 2035 la quota di elettricità sui consumi finali di energia nel mondo. Oggi siamo intorno al 23%. L'Ue ha formalizzato l'elettrificazione come un indicatore autonomo di politica economica ed energetica (separato dai più generici obiettivi di efficienza o di fonti rinnovabili). L'obiettivo è il raddoppio della quota di elettricità nei consumi finali, puntando al 46% entro il 2040. In Cina l'elettrificazione degli edifici ha toccato il 58%. L'India ha approvato un programma per le energie rinnovabili e il potenziamento delle reti elettriche per oltre 19 miliardi.

Tutto bene, dunque? Non proprio, e basta guardare il grafico qui sotto dell’Agenzia internazionale dell’energia (Iea). Nel mondo la quota dell’elettricità sui consumi finali è passata da circa il 15% nel 2000 al 20% nel 2020, con un aumento di appena 5 punti percentuali in vent’anni. Per arrivare al 35% nel 2035, dovrebbe invece crescere di circa 15 punti in 15 anni: un ritmo più che triplo rispetto a quello storico.

La Iea ha già appoggiato l’obiettivo della Turchia nel suo rapporto pubblicato pochi giorni fa. Ai prezzi del 2025, dice l’Agenzia, l'elettrificazione sarebbe già conveniente per il 33% dei consumi. Con le politiche attuali, però, nel 2035 si arriverebbe solo intorno al 30%, perché diversi fattori (dai costi iniziali alla pianificazione troppo frammentata) penalizzano l’elettricità. Il 35% è comunque un obiettivo politico che la Iea considera "a portata di mano".

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Ma serviranno una serie di condizioni: raddoppiare le installazioni solari annuali fino a 1.200 GW, aumentare di due volte e mezzo la capacità eolica installata annualmente fino a 400 GW e decuplicare la capacità totale di accumulo a batteria fino a 2.900 GW. Tutto ciò dovrà essere supportato da investimenti nelle reti elettriche, che dovranno essere potenziate del 40%.

E poi c’è il tema dell’intermittenza delle rinnovabili. Durante i periodi di alta produzione e bassa domanda, si rischia di avere un eccesso di energia non utilizzabile, mentre durante i periodi di bassa produzione e alta domanda si può verificare una carenza di energia. Per affrontare questo problema, il mondo sta investendo su sistemi di accumulo, ovvero grandi batterie industriali (a ioni di litio o nuove tecnologie) e pompaggi idroelettrici per conservare l'energia di giorno e usarla di notte, oppure reti intelligenti (smart grids). Sono in aumento anche tariffe elettriche che incentivano i cittadini (o i software delle auto) a ricaricare i veicoli o avviare gli elettrodomestici a metà giornata, quando c'è un eccesso di sole.

Nel 2025 il mondo ha raggiunto il record di 693 GW di nuova capacità di energia rinnovabile. Un tasso di crescita del 15,5%. “Si tratta di quasi due gigawatt (due milioni di kilowatt, ndr) di energia pulita immessi nelle reti elettriche mondiali ogni singolo giorno dell'anno", ha dichiarato il direttore generale di Irena, l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili, Francesco La Camera, definendola "la decisione economica più intelligente del nostro tempo". Ma ha messo in guardia contro possibili carenze: “La domanda di elettricità sta crescendo più velocemente del previsto”, mentre le reti “faticano a tenere il passo”.

Secondo lo Iea Electricity 2026, oltre 2.500 GW di impianti rinnovabili, sistemi di batterie e grandi impianti industriali sono in attesa di un collegamento alla rete. Un impianto solare o una stazione di ricarica per auto elettriche possono essere costruiti in uno o due anni. Una grande linea ad alta tensione può richiederne da cinque a quindici.

La questione è anche geopolitica. Da quando la guerra in Iran ha fatto aumentare i prezzi del petrolio e del gas, i Paesi dipendenti dai combustibili fossili importati hanno rafforzato tecnologie per la generazione e il consumo di energia elettrica. Secondo Goldman Sachs la crisi energetica potrebbe spingere l’Europa ad accelerare la transizione. La domanda elettrica dovrebbe crescere dell’1,5-2% annuo nel 2026 e 2027, per poi accelerare al 2-4% verso la fine del decennio. In uno scenario definito di “iper-elettrificazione”, la crescita potrebbe arrivare addirittura al 5% annuo dal 2030. 

E c’è un altro elemento da tenere presente. La domanda mondiale di energia continua a crescere. Secondo il Global Energy Perspective 2026 di McKinsey, nel 2025 la domanda globale è aumentata del 2,7% e sono cresciuti sia i consumi di petrolio, gas e carbone sia quelli da fonti rinnovabili. McKinsey considera cinque possibili scenari per il 2050. In uno, la crescita della domanda viene soddisfatta soprattutto da una maggiore resilienza dei combustibili fossili. In un altro, tutte le fonti energetiche continuano a crescere. In uno scenario più favorevole alla transizione, invece, il calo dei costi delle tecnologie pulite accelera la decarbonizzazione.

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Che cosa si muove

L’elettrificazione è stata molto presente nei tavoli della Climate Week di New York, la settimana di incontri sul clima che si tiene ogni anno in coincidenza con l’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il gruppo guidato dalla Turchia ha cercato sostegno sull'obiettivo 35-by-35. Oltre 20 capi politici e aziendali hanno chiesto di accelerare l'elettrificazione pulita e triplicare la capacità globale di energia rinnovabile entro il 2030. Fatih Birol, direttore della Iea, ha affermato che stiamo entrando nell'era dell'elettricità, ma che il ritmo deve raddoppiare. Per i Paesi vulnerabili ai cambiamenti climatici, però la tempistica non è astratta, come ha sottolineato Maina Vakafua Talia, ministro del Clima di Tuvalu: "Per noi è una questione di vita o di morte".

C’è poi un problema molto concreto: i costi e le condizioni abilitanti dell’elettrificazione non sono distribuiti uniformemente. Come ha osservato il Centro per la scienza e l’ambiente di Nuova Delhi, “per molti Paesi in via di sviluppo, in particolare nel Sud del mondo, il raggiungimento di questa ambizione richiederà investimenti nelle reti e nelle tecnologie per l'utilizzo finale”.

Un esempio pratico: il costo del capitale per i progetti di energia pulita è da due a tre volte superiore nelle economie emergenti rispetto alle economie avanzate e alla Cina. Di conseguenza, il finanziamento può rappresentare circa la metà del costo di un impianto solare, rispetto al 25-30% nei mercati più ricchi.

Un altro esempio: circa tre quarti delle aziende di servizi pubblici nell'Africa subsahariana e quasi la metà nell’Asia in via di sviluppo si trovano in cattive condizioni finanziarie. Le spese per soluzioni alternative, come i generatori portatili, ammontano a miliardi di dollari e possono costare da tre a cinque volte di più rispetto all'energia elettrica fornita dalla rete.

Anche la questione delle reti richiede nuove regole. L’Unione europea sta valutando sistemi di accesso alla rete basati sul principio “first-ready, first-served”, insieme a connessioni flessibili e investimenti anticipati.

E qui torna il tema economico. Benoît Faraco, inviato speciale per il clima della Francia, ha ricordato che percorrere cento chilometri costa circa 5 euro con l'elettricità contro i 25 del diesel: “Vendere energia pulita è un ottimo affare”. Ma la convenienza non si traduce automaticamente in una transizione rapida. Servono investimenti, regole e infrastrutture. E soprattutto bisogna fare in modo che i benefici arrivino ai cittadini. JVN Subramanyam, del ministero indiano delle Energie rinnovabili, ha posto la domanda in modo diretto: “Quali vantaggi ne trarrà la persona comune?”.

C’è poi un altro grande consumatore di energia. Secondo Eva Riesenhuber, responsabile globale della sostenibilità di Siemens, l’AI può essere però anche utilizzata negli edifici per automatizzare, per esempio, schermature solari e sistemi di raffreddamento, mentre gli edifici stessi potrebbero diventare “nodi della rete”, capaci di trasferire energia in entrambe le direzioni. L'obiettivo, ha detto, è arrivare a data center “a impatto zero in termini di emissioni di carbonio e consumo idrico”.

Il nodo

È qui che i due problemi – elettrificare i consumi e produrre elettricità pulita – si incontrano. L’elettrificazione non elimina necessariamente l'uso di combustibili fossili inquinanti. È, come sottolinea il World Resources Institute, un "fattore abilitante, non un fine”. ll 35-by-35 non può essere interpretato semplicemente come un obiettivo quantitativo: più elettricità nei consumi, qualunque sia la fonte che la produce. Perché ciò potrebbe compromettere gli obiettivi climatici.

"Non permettiamo che l'elettrificazione diventi il ​​cavallo di Troia dei nostri tempi, usato per nascondere un nuovo consumo di combustibili fossili anziché per promuovere le energie rinnovabili ", ha avvertito Claire Smith di Beyond Fossil Fuels. Ora toccherà alla Cop31 dire se la proposta della Turchia resterà una promessa o inizierà a tradursi in impegni concreti.

Copertina: Philip Oroni/unsplash