L’Italia post Pnrr: dalle utility 825 miliardi entro il 2050 per il settore energetico
Secondo lo studio di Teha Group-A2A presentato a Cernobbio il Paese può raggiungere efficienza e indipendenza energetica entro metà secolo. Per ogni euro investito un ritorno economico di quattro volte. 300mila nuovi posti di lavoro e 80 miliardi di risparmi per le imprese.
Che cosa succede dopo il Pnrr? Come dare continuità agli investimenti nei prossimi anni senza far leva sul debito pubblico? È la domanda che tutti si stanno facendo, ma a cui in pochi sanno dare una risposta concreta. Ci hanno provato Teha Group e A2A, presentando al Forum di Cernobbio (4-6 settembre) il position paper “Investire per competere. Il contributo delle Utility a sviluppo e occupazione del Paese”, che come si indovina dal titolo si focalizza sul ruolo che le utility del nostro Paese – in particolare nel settore energetico – possono giocare per garantire lo sviluppo, da qui al 2050.
I numeri sono abbastanza significativi: secondo le previsioni di Teha Group e A2A, infatti, il settore “Energy e Utility” avrebbe la capacità di attivare 315 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2035 e 825 miliardi entro il 2050 (circa 33 miliardi l’anno). In quali settori? Principalmente nove: rinnovabili e nucleare, flessibilità del sistema elettrico, reti elettriche e del gas, data center, teleriscaldamento, ciclo idrico, trattamento dei rifiuti e biometano.
L’aspetto interessante è che questi investimenti, secondo lo studio, potrebbero avere delle ricadute economiche “dirette, indirette e indotte”, attivando un moltiplicatore equivalente a circa quattro volte l’investimento iniziale. Questo vuol dire che gli 825 miliardi di fondi privati potrebbero produrre oltre 3mila miliardi di euro di ricadute, un effetto che potrebbe tradursi in un contributo pari a circa il 10% del tasso medio annuo di crescita del Pil italiano tra il 2026 e il 2050 e fino a 300mila nuovi posti di lavoro diretti.
“Giugno 2026 non ha segnato solo la fine del Pnrr, ma l'inizio di una prova di maturità per il nostro Paese”, ha sottolineato Roberto Tasca, presidente di A2A. “Occorre trasformare la spinta straordinaria degli ultimi anni in un metodo capace di orientare i capitali verso infrastrutture e servizi strategici”.
L’altro grande settore dove questi investimenti avrebbero un effetto dirompente è quello della sicurezza energetica. Secondo le stime di Teha e A2A, infatti, questi flussi finanziari potrebbero alzare il livello dell’autonomia energetica nostrana dall’attuale 26% al 49% entro il 2035, fino a raggiungere l’81% nel 2050, riducendo di netto le importazioni di combustibili fossili e, dunque, l’esposizione del Paese a intemperie e volubilità della politica internazionale.
E anche l’ambiente ne gioverebbe. Si parla di una riduzione del 36% delle emissioni nazionali di CO₂ entro il 2050, evitando circa 31 miliardi di euro di costo sociale del carbonio. Gli investimenti nell’economia circolare potrebbero diminuire drasticamente il flusso di rifiuti urbani portati in discarica (oggi pari a 4,4 miliardi di tonnellate l’anno), mentre i finanziamenti nel sistema idrico permetterebbero di evitare fino a 1,5 miliardi di euro di sanzioni legate a problemi di fognature e depurazione.
La perdita di biodiversità rappresenta un enorme rischio per imprese e finanza
Dal rapporto Ipbes emerge uno squilibrio strutturale: la natura sostiene l’economia ma scelte e flussi finanziari continuano a premiarne il degrado. Senza un cambio di rotta il rischio estinzione investirà anche le aziende.
Tutto questo avrebbe effetto anche sulle bollette degli italiani e delle italiane. In uno scenario di grande elettrificazione ed efficienza energetica, lo studio prevede che una famiglia “full electric” potrebbe risparmiare fino a mille euro l’anno (una riduzione del 29%) rispetto alla media attuale. In uno scenario meno ambizioso (di “elettrificazione parziale”), i benefici sarebbero comunque sostanziosi: un risparmio di 700 euro annui, pari al 20%.
Discorso che vale ancora di più per le imprese, che potrebbero risparmiare fino a 80 miliardi di euro cumulati entro il 2050, grazie alla riduzione del costo dell’elettricità associata alla crescita delle rinnovabili. Risorse che, se reinvestite, potrebbero generare fino a 260 miliardi di valore aggiunto per l'economia italiana.
Non male, se si pensa che questi investimenti gioveranno anche alla natura e alla nostra salute. Oltre che alle nostre tasche.
Copertina: Ansa