Il fotovoltaico per uscire dalla crisi energetica ed economica
Indipendenza energetica, economicità e favorevoli impatti di mercato e di sistema costituiscono i vantaggi basilari del fotovoltaico.
Fino a poco tempo dopo la fine della pandemia stava emergendo progressivamente una tendenza alla diffusione dei principi di sostenibilità sociale ed ambientale, per cui strati sempre più ampi della popolazione mondiale ritenevano che era importante intraprendere la strada dello sviluppo sostenibile, anche se questa poteva procurare difficoltà economiche ed operative.
Negli ultimi anni, invece, abbiamo assistito ad una drastica inversione di tendenza, sia da parte dei governanti dei principali Paesi che delle opinioni pubbliche dominanti, in quanto è prevalsa l’idea che tale forma di sviluppo, pur rappresentando una meta desiderabile, era impossibile da realizzare e comunque avrebbe comportato oneri troppo gravosi per tutti.
In particolare l’avversione si è indirizzata agli obiettivi ambientali ed alla necessità di una drastica transizione energetica dalle energie fossili a quelle rinnovabili, perché tale operazione avrebbe comportato sacrifici troppo gravosi. In una siffatta situazione si è ritardata, procrastinata od annullata la maggior parte delle iniziative, non soltanto di quelle relative ai grandi progetti, ma anche di quelle attinenti ai più semplici e meno impegnativi investimenti nel fotovoltaico sugli edifici di ogni tipo.
Proprio in questo periodo, però, sono intervenuti altri fenomeni internazionali, tra cui principalmente alcune guerre, che hanno destabilizzato il normale assetto delle forniture di energie fossili, rendendole da un lato più costose, ma dall’altro anche più difficili da reperire, tanto che, con gli ultimi avvenimenti sullo stretto di Hormuz, risulta incerta la nostra sicurezza energetica per l’autunno e l’inverno. È ben vero che una crisi tanto grave potrebbe risolversi prima della brutta stagione, ma ormai è certo che:
- i tempi di riassestamento dei traffici saranno lunghi;
- i costi non si normalizzeranno più ai livelli del periodo prebellico;
- le incertezze e le tensioni geopolitiche fanno presagire che ci potrebbero essere in futuro altri conflitti in grado di paralizzare nuovamente i flussi commerciali di materie prime e soprattutto di quelle energetiche.
In una tale situazione, al di là di ogni considerazione ambientale e climatica, le fonti fossili più importanti per il nostro fabbisogno energetico (gas e petrolio) non stanno più diventando appetibili né per la disponibilità, né per il prezzo. Pertanto è indispensabile sostituirle per non dover sempre dipendere da Paesi terzi e dalla loro instabile politica e per rimanere competitivi sul mercato con le nostre produzioni, il cui costo dipende da quello dei relativi consumi energetici, in proporzioni diverse, ma che possono arrivare anche fino al 30%.
A questo punto, emerge con evidenza la convenienza delle energie rinnovabili (e particolarmente del fotovoltaico, il quale è sostituibile in tempi brevi: per i fabbisogni di famiglie e piccole imprese l’installazione avviene nell’arco di pochi mesi). In questo modo potremmo svincolarci in buona parte dalla spirale negativa degli approvvigionamenti, ottenendo una convenienza economica ormai consolidata e diventando più competitivi sui mercati (sia interno che internazionale).
Invece, la scarsa attenzione, se non il pregiudizio, sull’economicità delle rinnovabili, fa sì che nella realtà andiamo ancora alla disperata ricerca di nuove fonti fossili, elemosinandole dai Paesi più impensati, che richiedono prezzi sempre maggiori e si attengono alle più speculative tensioni di mercato, diventando così sempre più dipendenti dall’estero e sempre meno competitivi. Anche la popolazione e le categorie economiche chiedono a gran voce sconti sulle accise dei carburanti, che, se applicati, esigeranno ulteriori indebitamenti pubblici con la prospettiva di nuove restrizioni finanziarie future, senza affrontare il problema di fondo.
A tale proposito, è opportuno illustrare chiaramente i vantaggi ormai assodati del fotovoltaico che possono svilupparsi nel tempo, soprattutto reagendo a questa situazione di crisi in atto che rischia di espandersi ancor più nel prossimo futuro.
L’indipendenza energetica
Con la diffusione della transizione a questa forma di rinnovabile, si può facilmente ed abbastanza celermente uscire dal tunnel della crisi che, altrimenti, svilupperà sempre più i suoi effetti negativi. Infatti, senza alcuna azione di resilienza, la spirale viziosa risulta chiara:
- minori disponibilità di fonti fossili;
- lievitazione dei prezzi di tali fonti;
- lievitazione dei prezzi delle altre materie prime che si producono con l’ausilio delle medesime fonti (alcune con elevatissime quantità di energia);
- lievitazione dei prezzi di tutti i prodotti, in proporzione all’aumento dei costi energetici;
- lievitazione dei prezzi anche dei servizi, i quali, seppur con costi energetici inferiori, risentono di un mercato in cui il complessivo costo della vita aumenta.
L’aumento generalizzato dei prezzi costituisce l’inflazione, che viene controllata dalle Autorità monetarie, le quali, al superamento di una certa soglia (solitamente il 2%), intervengono sul costo del denaro, accrescendolo per ristabilire stabilità al sistema, ma inibendo nuovi investimenti e creando così le condizioni per un ristagno dell’economia. In presenza di una maggiore inflazione e di una inibizione della crescita perdono un po’ tutti, ma soprattutto le classi economicamente più fragili.
Se poi le fonti energetiche scarseggiano, diminuiscono le quantità prodotte e dobbiamo rinunciare pure ad alcuni consumi abituali, mentre paradossalmente anche l’economia circolare non funziona, in quanto attualmente il pur modesto riciclo dei rifiuti avviene proprio con metodi energivori alimentati da fonti fossili.
Insomma, continuando così, ci aspettano tempi sempre più difficili e soggetti all’esito di avvenimenti non certo creati da noi, ma che volgono sempre più al peggio.
In realtà, in una tale situazione, c’è invece qualcuno che può dormire i suoi sonni tranquilli. In realtà sono pochi: si tratta di coloro (famiglie e imprese) che sono già transitati completamente al fotovoltaico per l’intero fabbisogno energetico (mediante impianti con potenza anche superiore, per garantirsi, attraverso un sistema di accumulatori, l’utilizzo dell’energia in eccesso nei giorni di scarsa produzione solare e quindi per poter ricorrere all’integrazione del sistema elettrico nazionale per forniture minime). Per loro, non esistono problemi, né di approvvigionamento, né di prezzo e tale condizione favorevole continuerà a verificarsi anche se guerre e speculazioni non avranno mai fine. Se nel nostro Paese questi soggetti sono ancora pochi, in qualche altro Stato, in virtù di una politica energetica lungimirante, la situazione è molto migliore, come in Portogallo, leader in Europa nelle energie rinnovabili (che coprono circa l’80% del fabbisogno elettrico).
Certamente alcuni fanno osservare che questa nostra autonomia energetica può comunque tramutarsi in una dipendenza da altri Paesi (soprattutto dalla Cina) per la fornitura di impianti fotovoltaici, ma è da tener presente che tale dipendenza riguarda soltanto la consegna iniziale dell’impianto e poi (per circa i 25 anni di durata dei pannelli, o per i 12/13 anni di vita degli accumulatori) rimaniamo indipendenti, mentre per le fonti fossili siamo soggetti continuamente alla loro disponibilità. Inoltre, se la transizione avviene ora, quando la maggior parte dei Paesi al mondo è incurante dei vantaggi delle energie rinnovabili, la superiore domanda italiana non sposterebbe minimamente all’insù i prezzi di mercato, i quali rimarrebbero bassi proprio per la congiuntura di un mercato mondiale stagnante. Nel frattempo, anche la produzione nazionale di pannelli e di accumulatori, attualmente non assente in Italia, potrebbe rafforzarsi ed espandersi, pure attraverso il riciclo dei materiali di tali impianti a fine vita.
L’economicità sconosciuta della fonte fotovoltaica
La principale remora alle energie rinnovabili è sempre stata la loro apparentemente mancata convenienza economica. Di fatto, fino a qualche anno fa era così ed allora si ricorreva alla transizione energetica soltanto per convinzioni ambientaliste oppure per godere di congrui contributi pubblici associati pure ad altre agevolazioni di ristrutturazione e di opere innovative. Ma ora la situazione è cambiata: quasi tutte le rinnovabili sono convenienti nel lungo termine e particolarmente il fotovoltaico, anche senza bisogno di alcun sussidio pubblico.
Per la Commissione europea il recupero economico dei costi di elettrificazione (funzionante con energie ancora non interamente rinnovabili) avviene normalmente tra i 5 ed i 7 anni e per il fotovoltaico le prospettive sono simili. Al fine di avere una valutazione media di orientamento su tale convenienza, sulla base di simulazioni già effettuate in tempi precedenti al conflitto USA – Iran (cioè con prezzi più bassi dei carburanti e delle bollette di luce e gas), il costo minimo e massimo di un impianto fotovoltaico per il fabbisogno energetico di una famiglia media residente in un’abitazione di circa 100 metri quadri, tenendo pure conto della necessaria conversione dalle attuali fonti fossili (gas e carburanti), risulta il seguente (dati Assoclima e Italia Solare):
- conversione degli impianti a gas in impianti elettrici: euro 8.000/10.500;
- impianto fotovoltaico: euro 4.500/7.500;
- accumulatori proporzionati: euro 2.530/3.070;
- differenza costo auto elettrica – auto endotermica: euro 1.800/2.000;
- totale conversione: euro 16.800/23.000 circa.
Tenuto presente che: i lavori di conversione valgono per sempre, i pannelli fotovoltaici durano circa 25 anni e gli accumulatori in media 12 o 13 anni, come l’utilizzo medio di un’automobile (le cui spese, quindi, dovranno essere rinnovate a metà periodo), si può stimare una quota di ammortamento annuale per l’intero venticinquennio di 846/1.125 euro. Ma, secondo la simulazione di Italia Solare, spendevamo (ora già di più), per bollette di luce e gas, ben 2.211 euro all’anno. Inoltre, il risparmio sul carburante di un’auto elettrica alimentata con elettricità da fotovoltaico (e quindi praticamente gratuita, se non con qualche modesto onere per il collegamento obbligatorio al sistema elettrico nazionale) per una percorrenza annuale di circa 10.000 km. ammontava (sempre prima del conflitto predetto) mediamente intorno a 1.200 euro. Pertanto, si può concludere che l’intera transizione farebbe risparmiare ad ogni famiglia media un importo compreso tra un massimo di 2.565 ed un minimo di 2.286 euro annuali per 25 anni. Come si può notare, è un guadagno netto consistente, la cui somma risulta addirittura maggiore del capitale investito.
Ovviamente questo confronto annuale si può fare soltanto se si ha la liquidità iniziale di acquistare tutte le componenti dell’impianto (cioè, come indicato, un importo compreso tra i 17.000 ed i 23.000 euro), ma, come tutti i beni durevoli, è pure possibile acquistare a rate oppure con un prestito (in particolare un mutuo bancario di circa 10 anni, facendo in modo che la rata si avvicini al risparmio in bolletta, in maniera di assicurare l’istituto di credito che un cliente, prima regolare nel pagamento dell’energia, ora assolverà altrettanto regolarmente anche l’onere della rata). Tra l’altro, un siffatto meccanismo avrebbe per la banca un rischio quasi nullo anche per la garanzia reale sugli impianti finanziati e la rata annuale potrebbe aggirarsi intorno ai 2.800 euro + interessi (ma a questo punto potrebbero intervenire contributi pubblici per le fasce meno abbienti della popolazione). Se poi si volessero inglobare nella rata pure i risparmi di carburante, si avrebbe una rata annuale di 3.400 euro + interessi per un mutuo rimborsabile in soli 8 anni, che consentirebbe il ripagamento totale del costo degli impianti: da quel momento in poi si otterrebbe un costo nullo dell’energia (cioè un guadagno netto di circa 3.400 euro all’anno) per gli ulteriori 17 anni di durata degli impianti.
Come si vede sono operazioni molto convenienti nel lungo termine ed alla portata della maggior parte della popolazione italiana. Se certamente le persone a rischio di povertà (circa il 21%) ed altre poco al di sopra di tale rischio (presumibilmente un altro 9%) avrebbero bisogno di qualche aiuto pubblico, il restante 70%, cioè circa 41 milioni di residenti, potrebbero mettersi al riparo dalla crisi energetica presente e futura con l’investimento qui proposto, senza contare che gli immobili così dotati aumenterebbero di valore e farebbero accrescere la ricchezza di ciascun proprietario.
Semmai, in luogo del problema economico, esiste un problema tecnico, in quanto gli edifici di oltre 2 o 3 piani non hanno nel tetto una superficie capiente per collocare un numero sufficiente di pannelli in grado di soddisfare tutti i bisogni energetici dei residenti. Per gli immobili più elevati, quindi, bisognerà sfruttare, nei limiti del possibile, eventuali pareti esposte al sole, aree scoperte o implementare la ricerca per ottenere impianti con prestazioni energeticamente maggiori.
Il fotovoltaico per le imprese e gli impatti di mercato
Anche per le imprese valgono le medesime considerazioni del paragrafo precedente. Se ovviamente i consumi energetici sono maggiori, anche i risparmi sulle bollette saranno proporzionalmente maggiori. In linea di massima si può osservare, a titolo indicativo, che una piccola impresa a carattere artigianale presenta un fabbisogno energetico intorno ad una decina di volte quello di una famiglia media citata in precedenza e quindi il costo degli impianti, il risparmio nelle bollette ed il guadagno netto saranno dieci volte maggiori.
Sotto l’aspetto tecnico, poi, il problema dei pannelli nelle imprese è più facilmente risolvibile, perché i capannoni industriali sono solitamente bassi e detengono una maggiore superfice disponibile sia nel tetto, sia nell’area scoperta, sia nell’annessa zona di parcheggio. Quindi generalmente è possibile installare impianti fotovoltaici in grado di soddisfare: il riscaldamento ed il raffrescamento degli ambienti lavorativi, il fabbisogno energetico per l’attività produttiva e l’utilizzo elettrico di tutti i mezzi di trasporto aziendale. Soltanto le imprese molto energivore abbisognano di spazi eccessivi e per queste le soluzioni sono in divenire, attraverso la ricerca di aree idonee, di soluzioni integrate con altre fonti rinnovabili e di sistemi alternativi (compensazioni con altre attività riduttive di emissioni o nuove tecnologie innovative).
Per tutti i miglioramenti possibili, i vantaggi economici a livello aziendale sono chiari:
- fino alla completa copertura del costo degli impianti con i risparmi sulle fonti fossili, la situazione economica e finanziaria rimane praticamente uguale a quella precedente (cioè senza aggravi annuali di costo);
- subito dopo crescono i guadagni ed il valore aggiunto aziendale per effetto della drastica riduzione dei costi energetici. L’entità del guadagno è tanto più elevata quanto è maggiore la proporzione del costo energetico precedente in rapporto ai ricavi, a parità di altri fattori.
Mantenendo immutata ogni altra operazione, l’imprenditore (o l’investitore) percepisce un profitto indiscutibilmente maggiore proprio con un’azione a beneficio dell’ambiente, oltre a svincolarsi dalla dipendenza energetica esterna. Se poi l’impresa è impegnata in una politica di sviluppo sostenibile, l’extraprofitto conseguito verrà impiegato per ulteriori azioni virtuose soprattutto dal punto di vista sociale, mediante:
- la distribuzione del valore aggiunto con altri stakeholder (soprattutto con i dipendenti), per ottenere ulteriori vantaggi collaborativi futuri ed una maggiore reputazione anche all’esterno dell’azienda;
- un particolare trattamento di favore per i consumatori, abbassando il prezzo di vendita, per ottenere una maggiore competitività di mercato e, corrispondentemente, per dare la possibilità ai consumatori meno abbienti di poter comprare ugualmente i propri prodotti.
Soprattutto queste ultime soluzioni in chiave sociale, rese possibili quasi esclusivamente con i guadagni dal risparmio energetico delle rinnovabili, potrebbe aprire la strada ad enormi vantaggi competitivi e, se tale politica venisse praticata diffusamente nella maggior parte delle nostre produzioni, sarebbe possibile superare la crescita minima che ha caratterizzato la nostra economia da circa 20 anni. Parallelamente, con la drastica riduzione delle importazioni (le nostre fonti fossili sono quasi interamente importate) potremmo accrescere ancor più l’avanzo della nostra bilancia dei pagamenti (ora positiva soltanto per la nota competitività del nostro made in Italy) e divenire i pilastri della politica monetaria europea. In pratica, il nostro pauroso debito pubblico potrebbe essere in parte compensato a livello di sistema nazionale, oltre che dalle attuali attività finanziarie private, anche dalle maggiori entrate valutarie nette.
A questo punto si può affermare che la materia prima energetica, che sempre ci è mancata, ora diventa magicamente disponibile e gratuita (dopo aver ammortizzato gli impianti). Noi, che abbiamo sempre avuto il sole, ma non l’abbiamo utilizzato, possiamo diventare ora leader in Europa dell’energia fotovoltaica, anche perché proprio il riscaldamento climatico attuale che ci opprime, può fornirci ancora maggiore energia in futuro. In questo modo, soprattutto il nostro Mezzogiorno, ricco di sole e di calore, potrebbe divenire addirittura un hub energetico europeo. Gli Usa crescono con le energie fossili, noi possiamo crescere con il fotovoltaico.
Ci siamo lamentati da sempre di non avere materie prime e di dipendere per questo dagli altri Paesi: ora ci accorgiamo di disporre di una materia prima essenziale e non ci preoccupiamo di usarla!