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“Agire come un solo Stato”: i quattro assi di Draghi per l’Europa del futuro

Tutte le proposte dell’ex premier nel suo intervento in Parlamento: investimenti, filiere comuni e capacità autonome nei settori critici. Dalla difesa all’intelligenza artificiale, una chiara chiamata all’integrazione. [Video e testo integrali]

venerdì 21 marzo 2025
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Ci sono quattro grandi assi alla base della visione di Mario Draghi del futuro europeo, che l’ex premier, oggi consulente speciale della presidente della Commissione Ue, ha esposto nell’audizione del 18 marzo davanti alle commissioni riunite di Bilancio, Attività produttive e Politiche Ue di Camera e Senato: transizione energetica, innovazione e intelligenza artificiale, difesa e sicurezza, governance europea.

Il discorso ruota attorno al Rapporto sul futuro della competitività europea”, commissionato da Ursula von der Leyen prima delle elezioni, ma Draghi ha scelto di partire dal presente, evidenziando che dazi e tariffe annunciati da Donald Trump influiranno pesantemente sulle imprese europee. L’Europa, ha aggiunto, deve affrontare una crescente insicurezza geopolitica, con una minore protezione da parte degli Usa nel settore della difesa. La diagnosi della fase attuale serve però a indicare all’Europa che cosa deve fare oggi per avere un futuro domani. Draghi lo ha detto in apertura: “È un dibattito che ritengo decisivo per il futuro dei cittadini italiani ed europei”. Per questo è uscito presto dalla cronaca per proporre la sua idea di Europa come potenza coesa, autonoma e avanzata sul piano digitale, capace di proteggere e includere.

fonte: Vista

Transizione energetica

Autonomia energetica, prezzi dell’energia svincolati dal gas e accelerazione sulle rinnovabili: questi i tre capisaldi indicati dall’ex premier nel suo passaggio su energia e decarbonizzazione.  Draghi ha denunciato i costi troppo alti dell’energia, che “pongono le aziende – europee ed italiane – in perenne svantaggio nei confronti dei concorrenti stranieri”. E ha richiamato l’urgenza di riforme immediate: “Una seria politica di rilancio della competitività europea deve porsi come primo obiettivo la riduzione delle bollette”. Tra le proposte c’è il permitting, ovvero la semplificazione e l’accelerazione delle procedure di autorizzazione per gli impianti rinnovabili, che attualmente bloccano lo sviluppo di nuova produzione a basso costo. Su questi temi, ha avvertito l’ex presidente del Consiglio, serve un’azione decisa, anche a livello nazionale: “Non possiamo unicamente aspettare le riforme a livello europeo. In Italia sono disponibili decine di gigawatt di impianti rinnovabili in attesa di autorizzazione o di contrattualizzazione. È indispensabile semplificare e accelerare gli iter autorizzativi, e avviare rapidamente gli strumenti di sviluppo”.

Innovazione e AI

Il quadro tracciato da Draghi è chiaro: l’Europa sta perdendo rapidamente terreno rispetto a Stati Uniti e Cina, sia in termini di capacità di ricerca che di applicazione industriale. L’ex premier ha ricordato che 8 dei 10 principali modelli di linguaggio (Llm) sono sviluppati negli Usa e i rimanenti due in Cina. Questo per Draghi non è solo un ritardo tecnologico, ma un problema sistemico: innovare in Europa è difficile perché mancano mercati sufficientemente grandi, normative armonizzate e canali di finanziamento scalabili.

 

Ma se colmare il gap in certi settori, come i Llm, potrebbe ormai essere impossibile, Draghi ha proposto una strategia alternativa: concentrare gli sforzi sulla diffusione e integrazione dell’AI in tutti i settori – industria, servizi, infrastrutture – per creare valore nel sistema produttivo esistente. In parallelo, c’è la necessità di riformare il mercato interno dei servizi e di realizzare un mercato dei capitali europeo capace di mobilitare risparmio verso le start-up. In quest’ottica, Draghi appoggia la proposta della Commissione di creare un 28º regime giuridico comune per le imprese innovative, che favorisca la crescita transnazionale e semplifichi le regole. “La creazione di un vero mercato unico europeo dei servizi”, ha detto, “è il presupposto per l’avvio di un ciclo dell’innovazione ampio e vitale”.

Difesa e sicurezza

Anche qui Draghi è partito dall’analisi del presente: la spesa militare europea è frazionata su piattaforme nazionali, spesso non interoperabili e incapaci di competere a livello globale. Il 65% delle importazioni militari europee proviene dagli Stati Uniti, con l’Italia che si attesta al 30% nel periodo 2020–2024. Le decisioni sulla difesa rimangono di competenza nazionale, scollegate tra loro, e prive di un comando continentale integrato. E i Paesi europei, ha osservato Draghi, “alla fine acquistano gran parte delle piattaforme militari dagli Stati Uniti”.

Per questo Draghi ritiene fondamentale costruire una difesa comune europea, con una catena di comando sovranazionale, investimenti coordinati su poche piattaforme evolute comuni (aerei, navi, satelliti, mezzi terrestri), e pianificazione centralizzata degli acquisti (procurement). Fondamentale sarà anche rivedere il modo in cui misuriamo gli investimenti in difesa: non solo armi, ma anche digitalizzazione, spazio e cybersecurity devono essere considerati parte integrante della spesa difensiva. Perché “è il concetto stesso di difesa che evolve nel più ampio concetto di sicurezza globale”.

Governance europea

È il punto finale di un discorso partito dalla competitività e approdato alla questione istituzionale: per attuare le proposte del Rapporto, secondo Draghi, l’Europa dovrà “agire come se fosse un solo Stato”. Questo non significa per forza creare uno “Stato europeo” formale, ma adottare strumenti di sovranità condivisa, soprattutto su spesa pubblica strategica, politiche industriali e tecnologie. Per l’ex premier due sono le strade possibili: “Una maggiore centralizzazione delle decisioni e delle capacità di spesa, oppure un coordinamento più rapido ed efficace tra i Paesi”.

Draghi ha sottolineato che oggi limiti dei bilanci nazionali impediscono di affrontare le nuove sfide con strumenti ordinari. Per questo ha rilanciato con decisione il tema del debito comune europeo, sulla scia del Next Generation Eu, per finanziare gli investimenti strategici, evitando di ricorrere a politiche di austerità o tagli al welfare. Il senso di urgenza è stato ribadito nelle conclusioni: “Le scelte che ci sono davanti sono di grande momento come forse non mai dalla fondazione dell’Unione europea”.

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*fonte immagine: Qn

di Andrea De Tommasi