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Nell’era dell’incertezza le assicurazioni faticano a coprire tutti i rischi

Dalle minacce ambientali alle fragilità economiche, dalle sfide demografiche alle nuove forme di mobilità, il settore deve orientarsi in un panorama sempre più complesso. Ecco come cambiano prodotti e strategie.

martedì 17 marzo 2026
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Il settore assicurativo è nato per gestire l’incertezza, ma oggi l’incertezza stessa sta cambiando natura. Basta guardare il Global risk report 2026 del World economic forum, che identifica i rischi percepiti come più gravi nel prossimo decennio. Molti sono direttamente assicurativi: eventi climatici estremi, crisi economiche, instabilità geopolitica.

Il primo concetto chiave è il “protection gap”, la differenza tra il livello di protezione necessaria e quello effettivamente disponibile. Oggi questo divario è molto ampio: il bisogno di protezione delle persone e delle imprese è più urgente che mai, ma i sistemi di tutela, pubblici e privati, spesso faticano a tenere il passo. Sugli eventi naturali catastrofici, per esempio, il gap di protezione è stimato in qualche centinaio di miliardi di dollari all’anno. Un rapporto dell’Ocse pubblicato a inizio marzo, “Financial protection against catastrophic risks”, evidenzia che nei Paesi dell’area le alluvioni hanno causato perdite medie per 32 miliardi di dollari nel periodo 2020-2024, mentre quelle dovute agli incendi boschivi, tra il 2015 e il 2024, sono cresciute del 360% rispetto al quindicennio precedente. Nonostante questo, in 24 dei 38 Paesi Ocse meno della metà dei danni causati da calamità naturali dal 2000 a oggi è stata coperta da assicurazione.

Ma come vengono assicurati questi danni climatici? Per la professoressa Sigrid Stagl, docente all’Università di Economia e business di Vienna, siamo di fronte a un “divario nella protezione climatica”: oggi la maggior parte delle perdite per calamità non viene assorbita dai mercati assicurativi privati, ma trasferita direttamente sui bilanci pubblici. Stagl, che un mese fa ha presentato il suo studio al Parlamento europeo, non ci gira intorno: se i governi stanno già pagando i danni climatici, allora conviene investire prima nella prevenzione.

Pesano anche le turbolenze geopolitiche. Secondo un’analisi dell’Economist, negli ultimi anni sempre più imprese stanno ricorrendo a coperture contro i rischi politici, dalle espropriazioni ai conflitti. Oltre la metà delle grandi aziende occidentali ha subito perdite legate a eventi politici tra il 2020 e il 2025, segno di una crescente esposizione a shock difficili da prevedere.

La perdita di biodiversità rappresenta un enorme rischio per imprese e finanza

Dal rapporto Ipbes emerge uno squilibrio strutturale: la natura sostiene l’economia ma scelte e flussi finanziari continuano a premiarne il degrado. Senza un cambio di rotta il rischio estinzione investirà anche le aziende.

Anche l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della spesa sanitaria stanno mettendo a dura prova i sistemi pubblici di welfare. Entro il 2050 le persone con più di 65 anni rappresenteranno circa il 16% della popolazione mondiale, quasi il doppio rispetto al 2019. L’Ocse stima che nei Paesi sviluppati la spesa per la long term care potrebbe più che raddoppiare entro la metà del secolo. È uno scenario che apre nuovi spazi per il settore assicurativo, soprattutto nei prodotti legati alla sanità integrativa e all’assistenza nella vecchiaia, destinati a diventare uno dei segmenti di maggiore crescita del mercato.

A questo si aggiunge la fragilità finanziaria di molte famiglie. L’aumento del costo della vita e l’incertezza economica stanno riducendo i margini di risparmio. Secondo la Banca centrale europea, una quota significativa delle famiglie dell’area euro non ha risorse sufficienti per affrontare spese impreviste di alcune migliaia di euro. In questo contesto le assicurazioni possono diventare uno strumento sempre più importante di stabilizzazione economica, ma allo stesso tempo il costo delle polizze rischia di diventare meno accessibile proprio per i nuclei più vulnerabili.

Crescono anche le minacce cyber, come furto di dati personali, danni alle reti, interruzioni di servizio e danni reputazionali. La Gfia, la Federazione mondiale delle associazioni degli assicuratori, stima il protection gap in questo campo in circa 900 miliardi di dollari. E se le grandi imprese, grazie alle assicurazioni cyber risk, riescono in parte a difendersi da minacce sempre più sofisticate, per le piccole aziende il rischio resta molto più elevato. Anche in Italia, come conferma il Rapporto cyber index Pmi pubblicato pochi giorni fa da Confindustria e Generali: solo il 16% delle Pmi nostrane può essere classificato come “maturo” nella gestione della sicurezza informatica, mentre la maggioranza si muove ancora con strumenti limitati o con una consapevolezza solo parziale del problema.

In questo scenario di rischi crescenti, fortunatamente il settore assicurativo italiano appare nel complesso solido. Secondo i dati dell’Ania, nel 2025 le compagnie assicurative attive nel nostro Paese hanno raccolto circa 182 miliardi di euro di premi, con una crescita del 7,8% rispetto all’anno precedente. L’aumento ha riguardato sia il ramo vita sia quello danni, segno di una maggiore attenzione di famiglie e imprese alla gestione dei rischi. Eppure l’Italia resta uno dei Paesi europei con il più ampio gap assicurativo. In particolare nel ramo danni non auto, che copre rischi come catastrofi naturali, imprese e abitazioni, i premi rappresentano circa l’1% del Pil, rispetto a una media europea intorno al 2,4%. Questo significa che una parte rilevante dei rischi economici continua a rimanere scoperta.

Assicurazioni su misura

Se i rischi stanno cambiando, cambia anche il modo in cui le persone li percepiscono e li gestiscono. Restando al nostro Paese, nove italiani su dieci, secondo Panorama, si sentono vulnerabili di fronte ai rischi. “La protezione – sanitaria, economica, previdenziale e dei beni – non è più un tema marginale o tecnico. Sta diventando una delle grandi questioni sociali del Paese”, osserva il settimanale. Come possono le compagnie rispondere a queste esigenze?

La prima tendenza è la personalizzazione del rischio, attraverso polizze “su misura” per soddisfare le esigenze specifiche dei singoli clienti. L’assicurazione “pay as you drive”, per esempio, si rivolge a chi guida poco, calcolando i premi in base al numero di chilometri percorsi e offrendo un risparmio sui costi. Le polizze per la casa che utilizzano i dati provenienti da dispositivi IoT come rilevatori di fumo o serrature intelligenti valutano il rischio e prevengono i danni. L'assicurazione on demand offre una copertura flessibile che può essere attivata o disattivata a seconda delle necessità, come ad esempio per un weekend fuori porta. Oppure l’assicurazione basata sul clima, che adegua i premi in base ai dati meteorologici o offre una copertura parametrica per specifici rischi climatici.

Il secondo trend è l’assicurazione “integrata” o embedded insurance: una polizza inclusa nell’acquisto di un viaggio, di un’auto o di un servizio digitale. “L'assicurazione integrata non è più solo un'opzione aggiuntiva; sta diventando una funzione nativa delle piattaforme tecnologiche assicurative di nuova generazione”, rileva la società di analisi Boston consulting group. E un rapporto stima che il mercato dell'assicurazione integrata raggiungerà entro il 2030 circa 700 miliardi di dollari di premi lordi contabilizzati (Gwp), cioè il valore totale delle polizze vendute attraverso questo modello, oltre sei volte le dimensioni attuali.

Un terzo cambiamento riguarda il passaggio dalla proprietà all’uso. Sempre meno persone possiedono un’auto, soprattutto nelle grandi città, mentre cresce la mobilità condivisa e multimodale. Un paio d’anni fa lo studio “Move to the Future” di EY e Italian Insurtech Association mostrò che il 76% delle compagnie europee offriva già prodotti per la micro-mobilità e il 71% riteneva le polizze multimodali ed embedded la nuova frontiera del settore. In Italia, invece, le flotte in sharing e i veicoli destinati al noleggio continuativo incontrano ancora difficoltà ad accedere a coperture assicurative adeguate.

Un altro canale destinato a rafforzarsi nei prossimi anni è quello della bancassurance, cioè la distribuzione di prodotti assicurativi attraverso le reti bancarie. In Italia questo modello è già abbastanza sviluppato, soprattutto nel ramo vita, dove una quota significativa delle polizze viene collocata proprio tramite gli sportelli bancari. Per gli esperti la sua crescita duratura dipenderà da tre fattori: qualità della consulenza, servizio post-vendita e sviluppo di prodotti sempre più personalizzati.

Sempre più dati

Le assicurazioni, strutture molto complesse, saranno sempre più guidate automatizzate e guidate dai dati. E dovranno imparare a gestire diversi player che forniscono modelli di intelligenza artificiale. Secondo il Global Insurance Outlook di Deloitte si andrà verso assicurazioni sempre più data-driven. Non sparirà il canale tradizionale, ma sarà fortemente digitalizzato.

Una delle evoluzioni più rilevanti riguarda la gestione degli incidenti. Tecnologie di riconoscimento delle immagini e modelli di intelligenza artificiale permettono già oggi di stimare i danni, riducendo tempi e costi delle perizie. Per la società di consulenza Capgemini nei prossimi anni l’uso combinato di dati e AI potrebbe automatizzare una quota significativa delle attività. La disponibilità di dati sempre più dettagliati potrebbe perfino portare a modelli assicurativi in cui il rischio viene valutato quasi in tempo reale. Una rivoluzione copernicana possibile ma, al momento, ancora lontana.

Gli ostacoli, infatti, in questo campo non mancano. Nel settore assicurativo odierno, per esempio, una grande quantità di dati risulta dispersa in quanto ospitata in diversi sistemi. Spesso ogni singolo prodotto di una compagnia assicurativa ha un proprio processo specifico per la raccolta, la gestione e l'utilizzo dei dati. Senza un processo efficiente per rendere questi dati disponibili e interconnessi, la loro condivisione resta difficoltosa. 

Anche la blockchain potrebbe rendere più trasparenti e sicuri molti processi assicurativi, contribuendo a ridurre errori e frodi. I primi esperimenti sono già in corso. Questo mese il broker assicurativo globale Aon ha testato il pagamento dei premi tramite stablecoin su blockchain, utilizzate da alcuni clienti per regolare le polizze in modo più rapido e tracciabile. In parallelo stanno nascendo anche assicurazioni dedicate agli asset digitali, come nel caso della canadese Blockchain Insurance. Anche questa una possibile rivoluzione, sebbene ancora agli inizi.

Copertina: Getty Images/unsplash