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Energia, AI, mobilità e democrazia: il futuro al Festival dello Sviluppo Sostenibile

Dalle città all’Europa, dal clima alla tecnologia, l’edizione di quest’anno ha messo a confronto idee, visioni e scelte per i prossimi decenni.

martedì 26 maggio 2026
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Quanto futuro c’è stato nel Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026? Quali temi di lungo periodo lo hanno attraversato? E, soprattutto, quali trasformazioni stanno già ridefinendo il nostro modo di vivere, produrre, muoverci e informarci? Tra energia, intelligenza artificiale, partecipazione democratica e nuovi equilibri globali, la manifestazione promossa dall’ASviS ha provato a leggere il presente con lo sguardo rivolto ai prossimi decenni. Andiamo a vedere come.

All’evento di apertura a Milano si è riflettuto sulle risposte alle grandi crisi internazionali, ribadendo il valore del multilateralismo e dell’Agenda 2030 come antidoto alla logica del “tenere tutto per sé”. Per l’Italia, ha sottolineato la presidente dell’Ispi Mariangela Zappia, investire nello sviluppo sostenibile resta una “scelta di lungimiranza politica”. Alessandro Rosina, docente all’Università Cattolica di Milano e consigliere del Cnel, ha evidenziato invece il nodo della denatalità: sotto una certa soglia si entra nella “trappola demografica”, e diventa essenziale investire nel capitale umano.

A Bruxelles il dibattito sul futuro dell’Europa ha evidenziato che l’Ue rischia di rallentare proprio sulla transizione ecologica e sulla tutela dei diritti sociali, nonostante continui a rappresentare uno dei modelli più avanzati di sviluppo sostenibile. Dal confronto sono emersi alcuni “peccati” delle politiche europee, tra cui non adottare un approccio sistemico sull’Agenda 2030, considerare l’innovazione come buona in sé stessa, cambiare costantemente la stella polare delle politiche. Auspicando un cambio di paradigma rispetto a quello centrato esclusivamente sul Pil, Cillian Lohan, presidente del Gruppo delle Organizzazioni della società civile del Cese, ha osservato che non è vero che "l'alta marea innalza tutte le barche": esistono diversi tipi di barca, e non tutte beneficiano allo stesso modo della crescita del Prodotto interno lordo.

Diversi “segnali” di futuro sono arrivati dalla tappa di Torino. Al Salone internazionale del libro la nostra redazione, in dialogo con Luca De Biase, ha presentato il nuovo libro 2026-2076. Dall'homo sapiens all'homo augmentatus. Riflettendo su come cambierà l’essere umano tra 50 anni, siamo partiti dall’idea che il futuro sia, per definizione, aperto e ricco di possibilità. Dobbiamo evitare, dunque, visioni cupe o apocalittiche, e concentrarci sulle scelte politiche, economiche e culturali che verranno fatte nei prossimi anni. Entrando nel merito del volume, l’homo augmentatus che si delinea nelle nostre “schegge” non sarà necessariamente meno umano. Se saremo capaci di governare le grandi trasformazioni sociali e tecnologiche, potremo preservare benessere e coesione sociale.

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Sempre al Salone di Torino è stata messa sotto processo l’intelligenza artificiale, per interrogarsi su chi sia davvero responsabile degli effetti dell’AI. Un format originale, tra toghe, arringhe e giuria popolare, che ha stimolato un’ampia partecipazione. Alla fine, sulla base del voto del pubblico in sala, il “giudice” Donato Speroni, responsabile del nostro sito, ha dichiarato l’AI non colpevole, aprendo però un nuovo procedimento nei confronti del genere umano, e in particolare di chi produce l’intelligenza artificiale e di chi la usa senza essere adeguatamente addestrato.

Servirebbe, insomma, un’AI al servizio delle persone, e non il contrario. Un tema affrontato al Mast di Bologna, in un dibattito centrato su dati, governance, consapevolezza e impatti sociali degli algoritmi. Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna, ha ipotizzato una risposta che parta dai territori, una sorta di “cooperativa territoriale dei dati”: “I soci e le socie delle cooperative sono nel mondo circa 200 milioni: se riuscissimo a renderli consapevoli del proprio potere e del valore dei propri dati, potremmo mettere in campo una nuova forma di dominio proprietario capace di aprire una vera dialettica sull’uso dei dati e dell’AI, costruendo una cultura condivisa”. Perché, è bene ricordarlo, tutti i dati hanno un valore, non solo economico. E il vero valore sta nella possibilità di utilizzare quei dati per altri scopi, come per esempio la ricerca scientifica.

Al Politecnico di Bari si è discusso, invece, di politiche per un’innovazione inclusiva e al servizio della società. Antonella Di Giuro, vicepresidente dell'Ordine degli Ingegneri di Bari, ha auspicato un vero e proprio umanesimo digitale, rivendicando il diritto umano alla governance del futuro. Giulio Lo Iacono, segretario generale dell’ASviS, ha ribadito che “un’innovazione che non include non è sostenibile, non è progresso”, aggiungendo che “lo sviluppo sostenibile è l’unica strategia razionale per affrontare tutte le crisi attuali. Ma se raccontata solo con target e numeri, la sostenibilità rischia di diventare ideologica nel dibattito pubblico, e di allontanare”. Anche per questo nasce la piattaforma Best - Buone esperienze di sostenibilità dei territori, promossa da ASviS e Axa Italia e lanciata durante l’evento, che intende favorire il dialogo tra le realtà impegnate nella transizione.

Immaginare futuri sostenibili è impossibile senza un coinvolgimento più attivo delle nuove generazioni. A Parma, nell’ambito di Ecosistema Futuro, è stato avviato il percorso verso l’Assemblea nazionale sul futuro, che verrà inaugurata nel 2027 e vedrà 100-150 persone discutere insieme a esperte ed esperti del futuro dell’Italia. È nata anche la Costituente, con 40 under-35 e 12 mentor che hanno ricoperto alte cariche dello Stato, e si è tenuta una Piazza sul Futuro, la prima di una serie di momenti di partecipazione civica diffusa per tutta l’Italia. Un progetto ambizioso, che punta a dar voce a chi raramente ce l’ha.

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Nel corso del Festival si è snodato anche Voci sul futuro, il ciclo di incontri promosso da Ansa e ASviS, in collaborazione con Compagnia Valdostana delle Acque, dedicato alle grandi trasformazioni economiche, sociali e ambientali. Attraverso dialoghi con esperte ed esperti, il format ha affrontato alcuni dei temi più rilevanti dei prossimi decenni: il futuro del lavoro e dell’intelligenza artificiale, l’energia pulita, la moneta digitale, la crisi climatica e la tutela dei ghiacciai, ma anche il ruolo dell’arte, della musica e del pensiero filosofico nel leggere il cambiamento.

Guardare a ciò che accade fuori dal nostro Paese è utile per costruire futuri sostenibili. Con l’evento online di platea2030 sulla mobilità del futuro, in collaborazione con Futura Network, si è rinsaldato lo scambio di esperienze e conoscenze tra Italia e Germania. Da Wolker Wissing, ex ministro federale per i Trasporti, è arrivata la proposta di una strategia comune europea: se l’Europa necessita di grandi reti di trasporto condivise, è anche vero che “non tutti gli Stati sono nella stessa condizione economica e non tutti hanno le stesse possibilità di investimento”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS e già ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili nel governo Draghi, ha parlato della necessità di innovare il settore: linee ferroviarie a idrogeno (oltre che elettrificate), infrastrutture diffuse di ricarica per mezzi leggeri e, in prospettiva, pesanti. “Abbiamo davanti un bivio: accelerare la transizione o rallentarla”, ha detto Giovannini. E sulla risposta non dovrebbero esserci tanti dubbi.

Anche l’evento di restituzione che si è svolto alla Camera, con il quale l’ASviS ha presentato i numeri lusinghieri di questa edizione del Festival (quasi 1.200 eventi complessivi, 25 organizzati dall’ASviS, centinaia di speaker nazionali e internazionali e oltre 100 milioni di impression sui social) ha fornito diversi elementi di futuro. A partire dal videomessaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha invitato ad affrontare le grandi sfide globali “in una logica multilaterale”: “Senza valori e obiettivi condivisi, senza cooperazione, non possono esservi pace, salvaguardia dell’ambiente e benessere”.

Particolarmente significativo anche il dialogo tra la divulgatrice scientifica Barbara Gallavotti e il fisico e premio Nobel Giorgio Parisi, che ha attraversato alcuni dei grandi nodi di lungo periodo: transizione energetica, crisi ecologica, intelligenza artificiale e nuovi equilibri geopolitici. Dal confronto è emersa l’idea che il futuro sarà sempre più segnato dall’intreccio tra fenomeni diversi (clima, tecnologie, conflitti, disuguaglianze) e che proprio per questo serviranno approcci sistemici e capacità di cooperazione internazionale. “I passaggi chiave sono quattro, collegati tra loro: energia, ecologia, giustizia sociale e pace”, ha osservato Parisi. Sul fronte energetico, il premio Nobel ha sottolineato che le tecnologie per accelerare la transizione esistono già, ma che la velocità del cambiamento sarà decisiva nei prossimi decenni. E rispetto all’intelligenza artificiale ha ribadito che “l’AI deve restare uno strumento, non diventare un’autorità”, richiamando la necessità di governarne gli impatti ambientali e sociali. In questo quadro, anche il ruolo della scienza cambia: “La scienza sono i fari, ma la responsabilità di non andare fuori strada resta del guidatore”, cioè della politica e delle scelte collettive. Perché il lungo termine, in fondo, dipende dalle decisioni di oggi.