"Il futuro dell’umanità dipenderà da quattro grandi sfide: guerra, disuguaglianze, crisi climatica e intelligenza artificiale"
Cosa è emerso dal Dibattito generale annuale dell’Assemblea generale dell’Onu di fine settembre. Argomenti chiave: ripristino della fiducia, pace, diseguaglianze, IA, SDGs, difesa dei diritti, riforme dell’Onu.
"Ripristinare la fiducia, gestire la trasformazione: Nazioni Unite al servizio di tutte/i”. Su questo tema dal 22 al 28 settembre si è tenuto il Dibattito generale annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, su cui si sono pronunciati e confrontati i leader degli Stati membri convenuti: 113 capi di Stato e di governo, un principe ereditario, 11 vicepresidenti, 7 vice primi ministri e 48 ministri.
Il Segretario Generale António Guterres, il cui secondo mandato scadrà a fine anno, ha tenuto il suo ultimo discorso al Dibatto generale. Guterres ha descritto la situazione globale con questa immagine: “Le faglie del nostro mondo si stanno allargando. Le crepe si sono trasformate in canyon”. In particolare ha messo in evidenza come il futuro dell'umanità dipenderà da come verranno gestite quattro grandi sfide: guerra, disuguaglianza, cambiamento climatico e intelligenza artificiale. La capacità di risposta dell’umanità dipenderà dall’impegno dei Paesi nel garantire che "la forza del diritto" prevalga sul "diritto del più forte".
“La fiducia non si concede, si conquista”, ha affermato Khalilur Rahman, Presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, economista ed ex ministro degli esteri del Bangladesh, in carica annuale per l’81esima sessione (settembre 2026 - settembre 2027). Il tema del ripristino della fiducia, cui ha formalmente dedicato il suo mandato, è stato centrale anche nel suo intervento di apertura:“Fuori da queste mura le persone in tutto il mondo non si chiedono se l'ONU esiste, ma se funzioni davvero”. Evidenziando la necessità dell’impegno attivo degli Stati membri, ha sottolineato: “Non basta un coinvolgimento passivo. Se non ci facciamo carico in modo proattivo di questo luogo, non possiamo aspettarci che guarisca”.
Rahman ha delineato dunque tre percorsi, tra loro interconnessi che dovrebbero impegnare l’attività istituzionale nei prossimi mesi al fine di ripristinare la fiducia nel multilateralismo incentrato sull’Onu:
- riconoscimento onesto delle carenze istituzionali;
- riforma strutturale profonda, che vada oltre modifiche puramente formali;
- maggiore inclusione di imprese, scienziati e società civile nei processi decisionali dell'ONU, in particolare per quanto riguarda l’IA.
Sintetizzando i risultati del Dibatto dell’Assemblea generale, che si è dispiegato a seguire per la durata di sei giorni, come anche raccolti[1] e riassunti nel discorso di chiusura del Presidente Khalilur Rahman, il messaggio emerso da molti interventi è stato molto chiaro: le crisi attuali stanno mettendo a nudo le debolezze delle istituzioni create proprio per prevenirle. Diversi leader hanno indicato la situazione a Gaza come prova di quello che considerano un divario crescente tra i principi internazionali e l'azione internazionale, e hanno messo in evidenza che le regole globali perdono legittimità quando non vengono applicate in modo equo.
Il dato positivo che emerge dagli interventi di alcuni leader è il riconoscimento dell'importanza della cooperazione regionale e della diplomazia, a dimostrazione che il dialogo può ancora portare risultati: il dialogo non come segno di debolezza, ma come ponte verso la pace. Il messaggio di fondo è stato che, sebbene le istituzioni possano necessitare di riforme (come nel percorso tracciato con il Patto sul futuro), la cooperazione multilaterale e le Nazioni Unite rimangono indispensabili.
Nella sua sintesi, Rahman ha messo in particolare evidenza sei argomenti chiave, con i seguenti commenti:
- la pace al primo posto. I leader ne hanno parlato non come di un’ambizione lontana, ha affermato il Presidente Rahman, bensì come di una difesa urgente della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale e della protezione dei civili;
- il tempo per lo sviluppo sta per scadere: con solo una minima parte degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) sulla buona strada, ha espresso un giudizio netto sulla necessità di fare di più: "La risposta deve essere un sì inequivocabile".
- la disuguaglianza plasma il dibattito. I Paesi che affrontano gli oneri del debito più pesanti, la maggiore vulnerabilità climatica e i vincoli fiscali più stringenti sono anche quelli che esercitano la minore influenza sulle istituzioni che governano l'economia globale, ha osservato.
- i diritti umani vengono messi alla prova proprio quando è difficile difenderli. Ha richiamato l'attenzione in particolare sul trattamento riservato a civili, minoranze, migranti e rifugiati, nonché sull'esclusione di donne e ragazze dall'istruzione, dal lavoro e dalla vita pubblica.
- l'intelligenza artificiale è salita alla ribalta. Solo quattro anni fa, ha ricordato, appena cinque delegazioni avevano sollevato la questione dell'intelligenza artificiale in Assemblea; quest'anno lo hanno fatto in 128, ponendo l'accento su temi cruciali quali il controllo, la responsabilità e l'equità di accesso.
- la fiducia è forse il deficit più difficile da colmare. "La fiducia non si può imporre", ha dichiarato il Presidente Rahman. "Bisogna guadagnarsela attraverso la coerenza tra parole e azioni”.
[1] Khalilur Rahman - Presidente dell’Assemblea generale dell’ONU, discorso finale del Dibattito generale del 28 settembre 2026, https://gadebate.un.org/en/81/president-general-assembly-closing, discorso di apertura del 22 settembre https://gadebate.un.org/en/81/president-general-assembly-opening, UN News, 28 settembre 2026 - The Takeaway Day 6: General Debate ends with call to turn words into action, https://news.un.org/en/story/2026/09/1168478 UN News, 23 settembre 2026 - The Takeaway: UN General Assembly debate Day 1, https://news.un.org/en/story/2026/09/1168468.