L’era dell’oralità e dei dibattiti e il declino della parola scritta
Con la diffusione di podcast e social, le capacità oratorie sono sempre più importanti. L’obiettivo non è informare o confrontarsi, ma vincere e dominare l’avversario.
Per secoli abbiamo conosciuto il mondo attraverso i giornali e i libri. Ora la comunicazione orale sta tornando fondamentale. “Le idee che un tempo venivano diffuse tramite titoli e rubriche oggi viaggiano su TikTok e podcast” ha scritto il settimanale inglese The Economist “questo ha ripercussioni sul modo in cui comunichiamo e, forse, sulla natura stessa delle idee che diffondono”.
Un esempio è il format Prove me wrong dell’attivista ed esponente della destra statunitense Charlie Kirk, ucciso nel 2025 mentre si trovava a un evento alla Utah Valley University. Kirk si confrontava direttamente con il pubblico, ricorrendo a frasi a effetto o mettendo in difficoltà (e in alcuni casi umiliando) l’interlocutore. Un altro caso è il programma Surrounded, realizzato dalla società di intrattenimento Jubilee Media e pubblicato su YouTube: un gruppo di persone comuni, con idee simili, si alterna a discutere con un personaggio pubblico su un tema controverso. “Un israeliano versus 20 persone pro-Palestina”, “Una persona vegana versus 20 onnivori” o “Un conservatore versus 25 persone della comunità Lgbtq” sono solo alcuni degli episodi della serie. “L’obiettivo qui non è informare o educare, ascoltare o elaborare, costruire o intellettualizzare, bensì vincere, dominare, umiliare l'avversario, mandargli il cervello in tilt e scatenare una discussione di tale, devastante definitività da poter considerare la questione chiusa una volta per tutte” ha sintetizzato il New Yorker.
Questi due format mostrano una trasformazione più ampia: il confronto orale è diventato uno dei principali strumenti attraverso cui le idee circolano. A favorire il cambiamento è anche la diffusione crescente dei podcast. Joe Rogan, uno dei podcaster più famosi al mondo, parla con i propri ospiti, tra cui Eon Musk e Donald Trump, anche per tre ore di fila e ogni episodio del suo Joe Rogan Experience è ascoltato da centinaia di migliaia di persone. Lo stesso vale per le storie di successo e di fallimento raccontate in The diary of a CEO di Steven Bartlett o sui consigli di crescita personale di The Mel Robbins Podcast di Mel Robbins. In molti casi si tratta di video-podcast: lo sguardo, i gesti e le inquadrature, infatti, contribuiscono a costruire l’autorevolezza di chi parla.
Per alcuni studiosi questa trasformazione va di pari passo con la riduzione del tempo dedicata alla scrittura e alla lettura. Il giornalista del Times James Marriot ha osservato, nel suo libro The New Dark Ages, come queste due competenze abbiano permesso alla società di “esternalizzare” i propri pensieri, lasciando spazio ad analisi approfondite e allo sviluppo di idee complesse. La lettura, in particolare, è associata a numerosi benefici cognitivi, tra cui una migliore memoria e capacità di attenzione, un pensiero analitico più sviluppato, una maggiore fluidità verbale e tassi più bassi di declino cognitivo in età avanzata.
Si può far fronte al progressivo degrado cognitivo di giovani e adulti?
Negli ultimi decenni alfabetizzazione e competenze matematiche sono in calo. Smartphone e AI rischiano di aggravare la situazione. Tra limitazioni ai social e incentivi per la lettura, alcuni Paesi corrono ai ripari.
L’esposizione orale, però, segue logiche molto diverse. Chi parla passa da un argomento a un altro, si ripete, torna su concetti già espressi, utilizza pause e intonazione per attirare l’attenzione di chi ascolta. È uno stile comunicativo utilizzato molto nella politica contemporanea con slogan, battute, provocazioni e attacchi diretti che hanno favorito il successo di politici come Trump. Alcuni osservatori hanno paragonato le etichette che il presidente degli Stati Uniti ha dato ai propri avversari, come Crooked Hillary (Hillary la disonesta) o Sleepy Joe (Joe il dormiglione), agli epiteti utilizzati nei poemi omerici per imprimere i personaggi nella mente del pubblico. “Meno persone trovano la pazienza di dedicarsi a un testo lungo, meno saranno coloro che assimileranno le idee che trovano la loro espressione migliore nella forma scritta. I grandi oratori infiammano le passioni, ma i grandi scrittori stimolano la mente” ha concluso l’Economist.