Il diritto al fresco sarà una delle grandi sfide del Ventunesimo secolo
Il caldo estremo uccide quasi mezzo milione di persone ogni anno, ma l’accesso all’aria condizionata resta un miraggio per gran parte dell’umanità. E la domanda globale di raffrescamento triplicherà entro il 2050.
L'assalto a un supermercato di Parigi e le proteste davanti a una centrale elettrica in Bangladesh sembrano appartenere a due mondi diversi. Nel primo caso, decine di persone spingono fino a sfondare le porte per acquistare l'ultimo condizionatore disponibile. Nel secondo, migliaia di cittadini bloccano le strade perché l'elettricità è saltata e quei condizionatori, semplicemente, non possono funzionare. Questi due episodi, riportati da The Economist, raccontano la stessa storia: quella di un pianeta in cui il caldo estremo sta trasformando il raffrescamento da semplice comfort a necessità. Se per decenni la geopolitica si è costruita attorno al controllo delle fonti energetiche, nei prossimi anni potrebbe iniziare a misurarsi anche sulla capacità di garantire ai cittadini qualcosa che fino a poco tempo fa sembrava impensabile: qualche grado in meno.
Il fresco come diritto
Per gran parte del Novecento l'aria condizionata è stata il simbolo del benessere delle economie più ricche. Oggi rappresenta sempre più uno strumento di adattamento climatico. Alla COP30 di Belém, le tecnologie per il raffrescamento sono state riconosciute come infrastrutture essenziali, al pari dell'acqua potabile, dell'energia e dei servizi igienico-sanitari. Secondo le stime, il caldo estremo ha provocato in media circa 489 mila morti ogni anno nel mondo nel periodo 2000-2019, confermandosi l'evento climatico più letale. Negli Stati Uniti la diffusione della climatizzazione domestica ha contribuito a ridurre di circa il 75% il rischio di morire durante le giornate di caldo estremo rispetto all'epoca precedente alla sua adozione su larga scala. La conferma arriva anche da un'altra ricerca pubblicata su The Lancet, che attribuisce all'aria condizionata circa 190 mila decessi evitati ogni anno tra le persone con più di 65 anni.
La sfida del raffreddamento sostenibile per contrastare il caldo estremo nel 2050
Entro metà secolo quasi una famiglia su due nel mondo potrebbe avere l’aria condizionata, ma l’accesso al raffrescamento sarà diseguale. Dall’isolamento ai materiali riflettenti fino all’ampliamento delle aree verdi, ecco le strategie più efficaci.
Il nuovo clima europeo
L'Europa è una delle aree economicamente più sviluppate del pianeta, ma è anche il continente che si sta riscaldando più rapidamente. Secondo il modello pubblicato da The Lancet, oltre un terzo delle morti mondiali attribuite al caldo si concentra nel continente europeo, che ospita meno di un decimo della popolazione mondiale. L'Organizzazione mondiale della sanità segnala inoltre un aumento di circa il 30% dei decessi legati al caldo negli ultimi vent'anni. Eppure soltanto il 23% delle famiglie europee dispone di un impianto di climatizzazione.
L’energia diventa un lusso
Nei Paesi emergenti il problema ha una forma diversa. Qui il climatizzatore non è tanto un oggetto da acquistare quanto un'infrastruttura da sostenere. In India, tra il 2019 e il 2024, sono stati installati circa 50 milioni di nuovi apparecchi, e nei prossimi dieci anni potrebbero aggiungersene altri 130-150 milioni. Una crescita non accompagnata dalla crescita delle reti, colpevoli, durante le ondate di calore, di blackout, trasformatori danneggiati e acquisti di energia d'emergenza. Quando la corrente salta, milioni di persone restano improvvisamente senza protezione proprio nei giorni più caldi dell'anno. È in questi momenti che il disagio si trasforma in protesta, come dimostrano le manifestazioni registrate negli ultimi mesi in India, Pakistan, Bangladesh, Iraq e Sri Lanka. Il rischio è quello di un circolo vizioso: più aumenta il caldo, più cresce la domanda di elettricità; più cresce la domanda, più le reti entrano in crisi; più aumentano i blackout, maggiore diventa la tensione sociale.
La corsa globale al fresco è già iniziata
Secondo le Nazioni Unite, la domanda mondiale di tecnologie per il raffrescamento e la refrigerazione potrebbe più che triplicare entro il 2050. Una crescita che, se non accompagnata da edifici più efficienti, reti resilienti ed energia a basse emissioni, rischia di mettere sotto pressione sia i sistemi elettrici sia gli obiettivi climatici. In Europa, dove per anni il condizionatore è stato considerato quasi un'eccezione domestica, le vendite stanno accelerando. Le esportazioni cinesi di climatizzatori verso l'Unione europea sono aumentate sensibilmente, spinte da estati sempre più lunghe e intense e dalla diffusione di modelli portatili progettati per adattarsi agli edifici europei. Le famiglie stanno iniziando ad adattarsi autonomamente, prima che lo facciano le città, le reti elettriche e le politiche pubbliche.
Il paradosso dei prossimi decenni
Il raffrescamento salva vite, ma se alimentato con energia ad alta intensità di carbonio rischia di contribuire all’aggravarsi del problema che cerca di mitigare. Una ricerca dell'Università di Birmingham, pubblicata su Nature Communications stima che entro il 2050 il raddoppio dell'utilizzo globale dei condizionatori potrebbe contribuire a un ulteriore aumento della temperatura media del pianeta fino a 0,07 °C. Per questo il dibattito si sta spostando dalla semplice diffusione dei climatizzatori alla qualità delle tecnologie, all'efficienza energetica degli edifici, ai nuovi refrigeranti, alle reti intelligenti e alle fonti rinnovabili.
Copertina: Kien Nguyen/unsplash