Censurare il femminismo: così la Cina prova a invertire il calo demografico
Nel 2027 potrebbero esserci oltre 22 milioni di uomini in età da matrimonio in più rispetto alle donne. Il governo cinese moltiplica le misure per incentivare unioni e nascite, anche regolando il dibattito online.
Per il quarto anno consecutivo la popolazione cinese è diminuita e il Partito Comunista Cinese le sta provando tutte per invertire la tendenza. Anche censurare i contenuti online considerati troppo femministi con l’obiettivo di promuovere valori tradizionali.
“In un Paese in cui gran parte dei contenuti online è soggetta a censura, è meno probabile che la misoginia venga messa a tacere; al contrario, è più probabile che i censori prendano di mira i post femministi ritenuti promotori di stili di vita 不婚不育 (bùhūn bùyù), ovvero scegliere di non sposarsi e di non avere figli” scrive l’Economist. L’anno scorso il social media Weibo, l’equivalente cinese di X, ha aggiunto la “promozione di antagonismo di genere” (di cui solitamente sono accusate le femministe) come criterio per segnalare i contenuti online. L’azienda ha dichiarato di aver sanzionato già oltre 15mila persone e di aver rimosso oltre 640mila post.
Meno chatbot, più figli? La Cina limita l’utilizzo dell’AI companion
Mentre il mercato dei partner virtuali cresce in tutto il mondo, Pechino introduce regole rigide. L’obiettivo è incoraggiare le relazioni nel mondo reale. E invertire il calo demografico.
Per milioni di uomini, soprattutto nelle aree rurali, trovare una partner è diventato sempre più difficile. Dopo decenni di politica del figlio unico, abolita nel 2015, e una tradizionale preferenza per i figli maschi, nel Paese lo sbilanciamento tra i sessi alla nascita è tra i più alti al mondo (109 maschi ogni 100 femmine). Si stima che entro il 2027 ci saranno oltre 22 milioni di uomini in età da matrimonio in più rispetto alle donne.
A questo si aggiungono profondi cambiamenti sociali: le donne raggiungono livelli di istruzione più elevati rispetto al passato e riescono a ottenere un'indipendenza economica, aumentando le proprie aspettative nei confronti del partner. Spesso possedere una casa e avere un reddito stabile è considerato un requisito quasi imprescindibile per sposarsi, una pressione che pesa soprattutto sui giovani delle aree rurali. Il risultato è un crescente maschilismo e rivalità tra i generi.
Il Partito Comunista Cinese alimenta, almeno in parte, questo sentimento, ad esempio promuovendo campagne per incentivare le donne a essere “mogli virtuose e buone madri”. È stata introdotta anche una legge per vietare la richiesta, da parte della famiglia della sposa, di una dote esorbitante, ma la legge è ambigua e scarsamente applicata. Per incentivare i matrimoni, inoltre, il governo cinese ha recentemente approvato norme più rigide per l’utilizzo delle AI companion, le applicazioni progettate per fare conversazione con gli utenti e fornire supporto emotivo.
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