Come l’intelligenza artificiale sta aiutando a scoprire i giovani talenti del calcio
L'AI analizza milioni di partite giovanili per individuare i giocatori più promettenti, trasformando il calcio in un laboratorio di un futuro in cui saranno gli algoritmi a scoprire le potenzialità prima ancora dei talent scout.
E se il nuovo Lamine Yamal venisse scoperto un giorno dall’intelligenza artificiale? Mentre il talento spagnolo di appena 18 anni incanta il Mondiale, la domanda non è così peregrina. Immaginate di assistere a una partita di calcio in una cittadina sconosciuta in una piccola nazione ai confini del mondo. È una domenica qualsiasi, poche decine di persone sugli spalti e un ragazzo di quattordici anni riceve il pallone, supera un avversario, cambia direzione e serve un assist perfetto. Nessuno prende appunti, nessun osservatore è sugli spalti, nessun procuratore sta seguendo quella partita. Eppure qualcuno lo sta guardando. O meglio, qualcosa.
Un algoritmo registra i suoi movimenti, confronta le sue scelte con milioni di altre azioni archiviate negli anni, valuta velocità, tecnica e capacità decisionale. Pochi secondi dopo il suo nome entra in una lista che potrebbe arrivare sulla scrivania di uno scout federale. Quel ragazzo non lo sa ancora, ma potrebbe essere appena stato scoperto. Ma non da una persona. Da una macchina. Non è uno scenario futuristico, è il presente che inizia a prendere forma negli Stati Uniti, dove la U.S. Soccer Federation ha avviato una sperimentazione basata sull'intelligenza artificiale per ampliare la capacità di individuare talenti. Come riportato da Futurism, che riprende le dichiarazioni del chief Operating officer di Deloitte Dan Helfrich, l'obiettivo è arrivare a osservare virtualmente ogni partita giocata da atleti potenzialmente pronti per le nazionali statunitensi, ovunque si trovino nel mondo.
Accanto ai talent scout
Per oltre un secolo il calcio ha affidato il proprio futuro agli scout. Molte delle più grandi storie sportive sono nate da intuizioni umane: un osservatore che nota un ragazzo in un torneo di provincia, un allenatore che intravede un potenziale nascosto, un dirigente che scommette su qualcuno che nessuno conosce. Secondo Helfrich, il sistema tradizionale finisce inevitabilmente per escludere la maggior parte dei giovani calciatori. Gli scout sono dotati certamente di esperienza e intuizione, ma devono scegliere quali tornei seguire, quali aree geografiche presidiare e quali accademie visitare. Ogni scelta significa lasciare fuori qualcun altro. L'intelligenza artificiale può affrontare questa sfida di scala. Grazie alla crescente disponibilità di video nel calcio giovanile, gli algoritmi possono analizzare milioni di azioni e segnalare ai talent scout quei profili che meritano un approfondimento.
Dalla scoperta alla previsione
La sperimentazione americana si inserisce in una trasformazione già in corso nel calcio professionistico. Secondo un'analisi dedicata alla “data renaissance” del football europeo, club di Premier League e Bundesliga raccolgono ormai milioni di dati durante ogni partita attraverso Gps, accelerometri, sistemi di tracciamento video e modelli predittivi. I dati vengono utilizzati per monitorare la condizione fisica degli atleti, ridurre il rischio di infortuni, valutare potenziali acquisti e stimare il valore futuro di un giocatore. Alcuni club hanno costruito una parte importante del proprio vantaggio competitivo proprio su questo approccio. Il Brentford e il Brighton, due delle realtà più innovative del calcio inglese, sono spesso citati come esempi di società che hanno utilizzato modelli statistici avanzati per individuare giocatori sottovalutati dal mercato. Ancora prima, il club danese Midtjylland aveva dimostrato come l'analisi dei dati potesse influenzare in modo decisivo sia lo scouting sia le scelte tattiche. La novità è che oggi l'intelligenza artificiale non si limita più a osservare ciò che un giocatore è, ma cerca di prevedere ciò che potrebbe diventare. Alcuni modelli analizzano migliaia di variabili per stimare la crescita futura di un atleta, la sua adattabilità a un determinato sistema di gioco o la probabilità di successo in un campionato diverso. In altre parole, gli algoritmi non cercano il prossimo campione, cercano il prossimo campione prima che lo diventi.
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La promessa dei talenti invisibili
A prima vista questa rivoluzione sembra una buona notizia, visto che per decenni il destino sportivo di molti ragazzi è stato influenzato dalla geografia. Nascere vicino a una grande città, frequentare un'accademia prestigiosa o partecipare ai tornei giusti aumentava enormemente le possibilità di essere notati. Le nuove piattaforme basate sull'intelligenza artificiale promettono di ridurre almeno in parte queste disuguaglianze. Una delle esperienze più interessanti è quella di AiSCOUT, applicazione attraverso la quale i giovani calciatori possono registrare esercizi tecnici e prove atletiche utilizzando lo smartphone. I video vengono poi analizzati da algoritmi che valutano parametri come velocità, coordinazione, precisione e capacità esecutiva. I profili ritenuti più promettenti vengono successivamente segnalati agli scout umani.
Chi possiede i dati del talento?
Ma ogni innovazione porta con sé nuove domande. Per essere visti dagli algoritmi servono videocamere, connessioni, infrastrutture digitali e piattaforme tecnologiche. Se ieri il rischio era essere esclusi perché troppo lontani dai centri del calcio professionistico, domani potrebbe essere quello di restare invisibili perché non sufficientemente presenti nell'ecosistema digitale. C'è poi una questione più ampia. Se il talento diventa un flusso di dati, chi possiede quei dati? Molte delle piattaforme utilizzate per raccogliere, archiviare e analizzare le informazioni sui giocatori fanno capo a grandi aziende tecnologiche internazionali. Le società sportive, soprattutto quelle più piccole, rischiano di dipendere da infrastrutture che non controllano direttamente. Una situazione che ricorda, su scala diversa, il dibattito europeo sulla sovranità digitale. Per questo alcuni esperti sostengono che la vera sfida non sia soltanto raccogliere dati, ma mantenerne il controllo.
Il calcio come laboratorio della società algoritmica
Forse, però, la questione più importante non riguarda il calcio. Le stesse tecnologie che oggi cercano giovani attaccanti potrebbero domani individuare studenti promettenti, professionisti qualificati, ricercatori, imprenditori o futuri leader. La logica è identica: analizzare enormi quantità di informazioni per riconoscere potenziale prima che emerga completamente. Il calcio sta semplicemente mostrando in anticipo ciò che potrebbe accadere in molti altri settori.
Copertina: Fauzan Saari/unsplash