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La prossima generazione che manca all’Europa

Anche nel Regno Unito, per la prima volta quest’anno, le morti supereranno le nascite. La crisi demografica europea sta trasformando il continente e cambierà lavoro, città, welfare e modelli economici.

giovedì 21 maggio 2026
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Nel Regno Unito, dal 2026, le morti supereranno stabilmente le nascite. La notizia, rilanciata dal Guardian, racconta molto più di una semplice tendenza demografica. Segna l’ingresso di uno dei Paesi simbolo dell’Europa occidentale in una nuova fase: quella di una società che non cresce più naturalmente. La trasformazione non arriva con immagini spettacolari. Avanza lentamente. Si vede negli asili che chiudono, nelle scuole con meno iscritti, nei piccoli comuni che perdono giovani abitanti anno dopo anno. Per decenni l’Europa ha dato per scontata una certa idea di futuro: più popolazione, più lavoratori, più crescita. Oggi quel modello inizia a incrinarsi. E il Regno Unito non è un caso isolato.

Dalla Francia alla Germania

Come riportato da Le Monde, anche la Francia, storicamente considerata una delle eccezioni demografiche europee, ha registrato per la prima volta dal secondo dopoguerra più morti che nascite. In Germania, il tema è diventato soprattutto economico. Secondo il Financial Times, il numero di nuovi nati ha raggiunto anche qui i livelli più bassi dal secondo dopoguerra. Il calo delle nascite e l’invecchiamento della popolazione iniziano a pesare sulla disponibilità di forza lavoro e sulla sostenibilità del sistema produttivo.

Ma la crisi demografica europea non è più solo un problema di natalità. Riguarda il funzionamento delle società stesse. Sempre meno giovani dovranno sostenere sistemi di welfare costruiti in un’epoca in cui la crescita della popolazione sembrava garantita. È anche per questo che automazione e intelligenza artificiale iniziano a essere osservate in modo diverso. Non soltanto come innovazione tecnologica, ma come possibile risposta a una futura scarsità di lavoratori.

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L’Italia come anticipazione del futuro

Più di altri Paesi, è l’Italia a mostrare cosa accade quando il declino demografico diventa strutturale. Nel 2025 sono nati appena 355 mila bambine e bambini, il numero più basso dall’Unità d’Italia secondo l’Istat. In molte aree interne il cambiamento è già visibile: scuole che accorpano classi, territori che si svuotano, popolazione sempre più anziana.

A evitare un calo ancora più rapido della popolazione è soprattutto l’immigrazione. Il nostro Paese sta cambiando forma: cambiano i servizi necessari, le città, il rapporto tra generazioni. Per questo l’Italia appare sempre più come un’anticipazione di ciò che potrebbe accadere in molte altre parti d’Europa nei prossimi decenni.

Le città della longevità

Il cambiamento demografico sta già trasformando le città europee, dal mercato immobiliare alla crescita dell’economia della cura. Interi territori iniziano lentamente a essere ripensati attorno alla longevità. Nel frattempo aumenta anche il peso del tema migratorio. Nel Regno Unito, come in altri Paesi europei, la crescita della popolazione dipenderà sempre più dai flussi migratori. Questo potrebbe aprire una nuova competizione globale per attrarre giovani lavoratori e competenze. Ma potrebbe anche accentuare tensioni politiche e sociali in società già attraversate da forti polarizzazioni. Perché il declino demografico cambia il modo in cui una società immagina il proprio futuro.

Per molto tempo il mondo ha avuto paura della sovrappopolazione. Oggi una parte crescente dell’Europa teme il contrario. Nei prossimi anni il tema demografico potrebbe ridefinire molte delle priorità europee: dal welfare alla pianificazione urbana, dal mercato del lavoro alle politiche migratorie, fino al rapporto tra tecnologia e organizzazione sociale.

Copertina: King's Church International/unsplash