Decidiamo oggi per un domani sostenibile

Nei prossimi 15 anni nei Paesi in via di sviluppo mancheranno 800 milioni di posti di lavoro

Per il presidente della Banca mondiale la sfida sarà creare opportunità occupazionali per 1,2 miliardi di giovani nelle economie a basso reddito, aumentando investimenti, infrastrutture e coinvolgimento del settore privato.

mercoledì 20 maggio 2026
Tempo di lettura: min

Per la Banca mondiale la lotta alla povertà passa soprattutto dal lavoro. È questa la linea ribadita dal presidente Ajay Banga negli ultimi mesi, mentre l’Istituto richiama governi e investitori sulla necessità di creare occupazione stabile nei Paesi in via di sviluppo, rafforzare le infrastrutture e sostenere il settore privato.

Durante una recente visita a Milano, Banga ha dichiarato: “I posti di lavoro non sono un sottoprodotto dello sviluppo. Sono il risultato che conta di più. E quando lo sviluppo crea posti di lavoro, crea stabilità, crescita e prosperità condivisa”. Concetti ribaditi in una recente intervista al Sole 24 Ore, nella quale il banchiere indiano-statunitense ha posto l’accento sulla questione generazionale: “Creare posti di lavoro per i giovani è il modo migliore per eliminare la povertà”.

Secondo Banga, nei prossimi 15 anni nei Paesi in via di sviluppo entreranno nell’età lavorativa circa 1,2 miliardi di giovani. Ma, ai ritmi attuali, l’economia di questi Paesi genererà soltanto 400-420 milioni di posti di lavoro. Questo significa un deficit potenziale di circa 800 milioni di posti.

Lavoro e AI: dal progresso esponenziale allo stallo, quattro scenari possibili per il 2030

Un paper del World economic forum incrocia l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e la preparazione della forza lavoro. Dalle traiettorie di queste variabili emergono futuri molto diversi tra loro.

Da qui l’insistenza della Banca mondiale su investimenti in infrastrutture, energia, trasporti, digitalizzazione, sanità e manifattura locale come grandi generatori di occupazione. “Il 39% del nostro finanziamento annuale di 120 miliardi di dollari va alle infrastrutture”, spiega Banga. Particolare attenzione viene dedicata all’accesso all’energia nei Paesi africani. La Banca mondiale e la Banca africana di sviluppo hanno annunciato l’obiettivo di garantire elettricità a 300 milioni di persone entro il 2030. Un intervento che, per Banga, “significa molto più che accendere una lampadina o un ventilatore; significa avere l’opportunità di avviare un’impresa”.

Il presidente della Banca mondiale rimarca il ruolo decisivo del settore privato: “Il 90% dei posti di lavoro ovunque, anche nel mondo sviluppato, viene creato nel settore privato, e la maggior parte di questi impieghi viene generata dalle piccole e medie imprese o da imprenditori e agricoltori”, afferma, aggiungendo che “è nel settore privato che si trovano il capitale, la tecnologia, l’ingegno e l’innovazione”.

Anche il Global economy prospects, pubblicato a inizio anno dalla Banca mondiale, richiama gli stessi elementi, indicando come priorità politiche gli investimenti in capitale fisico, digitale e umano, il miglioramento dell’ambiente imprenditoriale e il rafforzamento delle istituzioni. Il Rapporto sottolinea che oltre un quarto delle economie emergenti e in via di sviluppo presenta ancora redditi pro capite inferiori ai livelli pre pandemia del 2019, soprattutto nei Paesi più fragili e a basso reddito.  Senza una crescita economica più dinamica, molti Paesi avranno difficoltà a creare posti di lavoro sufficienti per popolazioni in età lavorativa in rapida espansione. 

Il tema della formazione emerge come uno dei principali fattori di disuguaglianza globale. Secondo il World Inequality Report 2026 (Wir) la spesa media per l’istruzione di un bambino nell’Africa subsahariana si ferma a circa 220 euro annui, contro oltre 7.400 euro in Europa e più di 9mila in Nord America e Oceania. Divario che incide direttamente sulle possibilità di accesso al lavoro, sulla produttività e sulla mobilità sociale.

La sfida demografica e il lavoro dei prossimi anni

Secondo la Banca mondiale, la pressione demografica renderà questa sfida ancora più urgente.Entro il 2035 circa 330 milioni di giovani africani entreranno nell’età lavorativa. Allo stesso tempo, molte economie avanzate stanno affrontando un progressivo invecchiamento della popolazione e carenze di lavoratori qualificati.

Per questo Banga sostiene la necessità di rafforzare l’immigrazione legale e la cooperazione sulla formazione professionale. “Sono un grande sostenitore dell’immigrazione legale di persone qualificate. Stiamo collaborando in alcuni Paesi del Nord Africa con l’Italia, la Spagna e altri per aiutare a istruire e formare le persone sul posto. In questo modo, possono diventare candidati migliori per un visto di lavoro”.  

Secondo il presidente della Banca mondiale, la povertà “è sia una condizione che uno stato d’animo” e che il lavoro permette alle persone di sentirsi “una parte produttiva della società”. Un approccio che collega crescita economica, dignità sociale e partecipazione alla vita economica.

Copertina: Ansa