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Per costruire la mobilità del futuro c’è bisogno di una strategia comune europea

Transizione ecologica, innovazione, colli di bottiglia e strategie per superarli. Il convegno organizzato dal Dialogo italo-tedesco per lo sviluppo sostenibile in occasione del Festival ASviS 2026. Una mobilità comune può rafforzare l’identità europea.

venerdì 8 maggio 2026
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“La domanda non è più se la mobilità cambierà, ma come la vogliamo costruire e verso quale direzione vogliamo andare”. Così Karoline Rörig, fondatrice e direttrice della piattaforma Platea 2030 e dell’Ufficio per il dialogo italo-tedesco, nonché autrice del blog omonimo su Futura Network, ha aperto il 7 maggio l’evento online “La mobilità unisce l'Europa. Webinar italo-tedesco sul futuro della mobilità”. Il convegno, che rientra nella serie “Dialoghi italo-tedeschi per lo sviluppo sostenibile” ed è inserito all’interno della cornice del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2026, ha affrontato il tema dell’evoluzione dei trasporti, interrogando esperti ed esperte sui prossimi passi da compiere, a livello nazionale come europeo, per una transizione verde. “Come può questa mobilità del futuro diventare sostenibile e socialmente giusta?”, ha chiesto Rörig a relatori e relatrici. “Quali passi stanno facendo Germania e Italia su questo percorso comune?”

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Il primo a rispondere è stato Donato Speroni, responsabile di Futura Network, il cui intervento si è focalizzato sulla necessità di elaborare progetti che guardino al futuro. “Oggi in Italia la politica guarda troppo al contingente, senza stimolare la riflessione sul lungo termine”, ha detto. “Per questo motivo, con ASviS da un lato e Futura Network dall’altro, cerchiamo di operare sull’Agenda 2030 e sulle prospettive al 2050”. Speroni ha poi ricordato l’importanza della recente approvazione della legge sulla Valutazione di impatto generazionale (Vig), uno strumento che punta a misurare sistematicamente gli effetti – positivi, neutri o negativi – delle politiche pubbliche sulle generazioni più giovani. L’obiettivo è preservare il benessere futuro in un Paese come l’Italia in cui “di giovani ce ne sono pochi” e dove la natalità continua a scendere, mettendo in campo al contempo politiche strutturate per contrastare la precarietà lavorativa dei giovani.   

La parola è poi passata a Volker Wissing, ex ministro federale per i Trasporti, che ha definito la mobilità “una condizione essenziale per il successo del progetto europeo”, soprattutto in chiave di sostenibilità. Quando si parla di mobilità però, ha specificato Wissing, vanno considerate molte sfaccettature. La “mobilità militare”, ad esempio, è diventata “un tema centrale per la Commissione europea”, così come lo è da anni il trasporto intermodale, ovvero la possibilità di combinare automobili, mezzi pubblici, treni, biciclette come parte di un unico flusso di trasporti a disposizione della cittadinanza. Wissing ha poi sottolineato che la questione è anche finanziaria, perché se l’Europa necessita di grandi reti di trasporto comuni è anche vero che “non tutti gli Stati sono nella stessa condizione economica e non tutti hanno le stesse possibilità di investimento”. Per questo l’Europa deve sostenere con forza i finanziamenti, in particolare nel settore del trasporto ferroviario e di quello merci. “Dobbiamo costruire una strategia comune europea”, ha concluso Wissing.

A seguire è intervenuto con un videomessaggio Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, che ha ricordato la sua esperienza come ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili del governo Draghi. Quella fase politica, ha sottolineato Giovannini, ha coinciso con un “periodo straordinario”, in cui è stato possibile, grazie ai fondi europei, “allocare oltre cento miliardi di investimenti per cambiare le infrastrutture di trasporto, idriche ed energetiche”. Il progetto, ieri come oggi, è quello di creare un “diverso tipo di mobilità”, sostenibile e in grado di legare l’Italia al resto dei Paesi Ue “in una rete europea veramente efficiente, moderna e a basso impatto ambientale”. Il direttore scientifico dell’Alleanza ha poi parlato della necessità di innovare il settore. Ad esempio attraverso la sperimentazione di linee ferroviarie a idrogeno (oltre che elettrificate), così come infrastrutture diffuse di ricarica per mezzi leggeri e, in prospettiva, pesanti. “Abbiamo davanti un bivio: accelerare la transizione o rallentarla”, ha detto Giovannini. E dal suo punto di vista la risposta è semplice: “Abbiamo bisogno di accelerare non rallentare, come dimostrato anche dai dati del Rapporto Primavera dell’ASviS, pubblicato in apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile”.

Davide Ciferri, direttore Generale dell’Unità di missione per l'attuazione del Pnrr presso il ministero dei Trasporti, ha parlato del “paradosso” in cui ci troviamo al momento: da un lato i dati, che dimostrano in tutta chiarezza l’impatto della mobilità sul cambiamento climatico – il 30% delle emissioni di CO2 in Europa deriva dal settore dei trasporti – dall’altro gli obiettivi di transizione, difficili da conseguire. Per quale motivo? Perché il settore dei trasporti interagisce con altri settori – da quello lavorativo (la cosiddetta just transition) a quello energetico, da quello infrastrutturale a quello alimentare – e richiede un progetto strutturato. “Il Next generation Eu, per esempio, l’ha fatto. Sono state dedicate enormi risorse in Italia per sostenere la transizione ecologica. Soldi utilizzati per sostenere e sviluppare infrastrutture e servizi di trasporto collettivo. Bisogna sottolineare, però, quanto è complessa la sfida, ha concluso, sottolineando che quando si affrontano obiettivi così articolati si devono tenere in considerazione numerosi fattori, non ultimo le resistenze di certi settori industriali.

Per me mobilità significa libertà”, ha dichiarato Katja Diehl, esperta di mobilità e autrice di best seller. “E credo che questo sia uno dei grandi temi anche per il futuro dell’Europa”. Proprio per la diversità di culture che convivono nell’Unione europea, la mobilità, per Diehl, è un elemento decisivo e identitario. “Permette alle persone di incontrarsi, conoscersi e comprendere gli interessi reciproci”. Diehl porta come esempio il Deutschlandticket, l’iniziativa tedesca di un biglietto unico per tutti i trasporti, valido in tutta la nazione. “Posso salire su un mezzo pubblico senza preoccuparmi continuamente di quale biglietto serva. Questo crea una sensazione di libertà”, ha spiegato Diehl. Allo stesso tempo, in Germania, esiste una forte cultura dell’automobile (anche se i giovani non considerano più la patente come qualcosa di indispensabile) e alcune paure e resistenze persistono, generate da abitudini consolidate o semplice timore del cambiamento. “Molti si chiedono: cosa accadrà alle grandi fabbriche europee? Cosa succederà ai lavoratori? Come possiamo garantire sicurezza sociale durante questa trasformazione?”. Domande legittime, come spiega Diehl, che devono però essere bilanciate dagli effetti positivi della transizione. “Credo che la mobilità del futuro possa offrire una migliore qualità della vita: città meno dominate dalle auto, più spazio per le persone, più sicurezza per i bambini e gli anziani”.

A chiudere gli interventi il politico e imprenditore Massimo Romagnoli: “Il vero tema è come accompagnare concretamente questa transizione senza creare danni economici sociali e industriali, anche attraverso il trasporto delle merci”, ha ricordato. La mobilità del futuro, infatti, deve essere “per forza di cose più sostenibile”. Ma allo stesso tempo, “la transizione deve essere realistica e graduale, compatibile con l’esigenza delle imprese, dei trasportatori, della logistica e dei cittadini”, in particolare in momenti di crisi energetica come questo, in cui abbiamo visto come l’aumento del costo del carburante abbia creato una serie di effetti a cascata su logistica, trasporti, distribuzione. Secondo il relatore, i biocarburanti possono contribuire alla soluzione.

Cosa fare, quindi? Creare una strategia comune che possa traghettare l’Europa, una volta per tutte, verso una transizione sostenibile della mobilità. In poche parole, come ricordava Karoline Rörig in apertura, “non chiedersi più se la mobilità debba cambiare o meno nella direzione della sostenibilità, ma come farlo”.