L’AI rischia di allargare ulteriormente il divario tra Stati Uniti ed Europa
Un nuovo studio avverte: l’intelligenza artificiale sta seguendo lo stesso schema della rivoluzione dei computer. Gli Usa adottano prima e di più, e il vantaggio potrebbe riflettersi ancora una volta sulla produttività.
Per tre decenni l’economia americana ha aumentato la propria produttività molto più velocemente rispetto a quella europea. Tra il 1995 e il 2025 la produttività oraria, cioè il valore economico prodotto per ogni ora lavorata, è cresciuta dell’88% negli Stati Uniti, contro circa il 30% nei Paesi del Vecchio continente. Secondo diverse analisi, uno dei fattori principali di questa dinamica è stata la diffusione delle tecnologie digitali (computer, software, internet), avvenuta in modo più profondo nel tessuto produttivo americano.
Non si tratta, ovviamente, di lavorare di più o “meglio” in senso generico. La produttività misura quanta ricchezza si riesce a generare in un’ora di lavoro. Se cresce, significa che a parità di tempo si producono più beni e servizi, spesso grazie a tecnologie migliori o a un’organizzazione più efficiente.
Che cosa succederà, ora, con l’intelligenza artificiale? Gli Stati Uniti prenderanno di nuovo il largo, o questa volta l’Europa riuscirà a tenere il passo? Per rispondere a queste domande, gli autori dello studio “Mind the Gap: AI adoption in Europe and the United States”, presentato a una recente conferenza della prestigiosa Brookings Institution, hanno messo insieme dati provenienti da sondaggi su lavoratori e imprese negli Stati Uniti e in Europa tra il 2025 e il 2026. Il quadro che emerge è piuttosto chiaro. Come si vede dalla tabella qui sotto, all’inizio di quest’anno il 43% dei lavoratori statunitensi dichiarava di utilizzare strumenti di AI nel proprio lavoro. Nei principali Stati europei (Germania, Regno Unito, Francia e Italia) e in due economie avanzate a livello digitale (Svezia e Paesi Bassi), la quota è inferiore. Si va dal 36,3% nel Regno Unito al 25,6% in Italia, in ogni modo lontano dai livelli Usa.

La diffusione non si misura solo in termini di chi la usa, ma di quanto viene utilizzata. Negli Stati Uniti il 5,2% delle ore lavorate coinvolge l’AI: una quota all’incirca doppia, o anche tripla, rispetto a molti Paesi europei. Questo suggerisce che, oltre a essere più diffusa, l’AI è anche più integrata nelle attività lavorative quotidiane.
Un’altra evidenza della ricerca è che i Paesi economicamente più avanzati tendono ad adottare l’AI prima e in misura maggiore. È un fenomeno già osservato con i computer o internet. Ma c’è di più: l’adozione da parte delle imprese e dei lavoratori è interconnessa. Dove le aziende investono di più in queste tecnologie, anche i lavoratori finiscono per utilizzarle di più. Un aspetto rilevante è che, almeno finora, i Paesi che erano già avanti stanno aumentando ulteriormente il loro vantaggio. Questo solleva un interrogativo importante: il divario si ridurrà nel tempo, oppure rischia di ampliarsi?
L’analisi rileva anche un altro aspetto importante: l’adozione dell’AI e la crescita della produttività tendono a muoversi nella stessa direzione. Dai dati analizzati, i settori in cui l’intelligenza artificiale è maggiormente utilizzata registrano una crescita della produttività più rapida rispetto a quanto previsto dalle traiettorie pre-pandemiche (prima del boom dell’AI). Negli Stati Uniti, l’adozione dell’AI sarebbe responsabile, in questo periodo, di una crescita aggiuntiva di 2,9 punti percentuali in più della produttività.
Il gruppo di ricerca riconosce che è importante essere cauti. I settori già di per sé dinamici, per esempio, potrebbero essere semplicemente più propensi ad adottare nuove tecnologie. Tuttavia, aggiungono gli studiosi, il fatto che lo stesso schema emerga da dati diversi (lavoratori negli Stati Uniti, imprese in Europa) rafforza l’idea che non sia solo una coincidenza. Se queste stime fossero confermate, il divario attuale nell’adozione dell’AI potrebbe tradursi in un ulteriore vantaggio di produttività per gli Stati Uniti di oltre tre punti percentuali rispetto all’Europa.
E il lavoro? Una delle principali paure legate all’intelligenza artificiale è la perdita di posti di occupazione. Ma, almeno per ora, i dati non mostrano effetti evidenti né in positivo né in negativo a livello di settori. Questo non significa che l’impatto non arriverà, ma lo studio suggerisce che, più che sostituire il lavoro, nella fase iniziale l’AI lo stia trasformando.
Copertina: Philip Oroni/unsplash