Robotaxi, a che punto siamo? Dove funzionano e cosa ancora non torna
La diffusione dei taxi a guida autonoma accelera, ma emergono limiti strutturali: sicurezza, controllo umano e lavoro delocalizzato. I progetti in Europa e il caso Wuhan.
Dopo le prime implementazioni ad Abu Dhabi e il lancio imminente a Dubai, i robotaxi non sono più test locali, ma infrastrutture destinate a scalare su più continenti. L’accordo tra Uber e WeRide prevede l’introduzione dei taxi a guida autonoma in 15 nuove città nei prossimi cinque anni, con una progressiva estensione anche in Europa e in altri mercati al di fuori di Stati Uniti e Cina. Il servizio sarà integrato nell’app Uber, mentre la gestione operativa delle flotte resterà centralizzata sulla piattaforma WeRide.
Il cuore del modello non è solo l’auto senza conducente, ma la piattaforma che la gestisce. Nel caso della mobilità, questo implica una crescente integrazione tra infrastrutture urbane e piattaforme private. Nel medio periodo, questo modello potrebbe ridefinire il ruolo delle città, sempre più dipendenti da operatori globali per servizi essenziali come il trasporto. La mobilità autonoma diventa un punto di accesso strategico alla governance urbana.
La centralità degli umani
Dietro la narrativa della guida autonoma emerge una realtà più complessa. Le principali aziende del settore continuano a fare affidamento su operatori umani per gestire situazioni critiche. Nel caso di Waymo, questi operatori intervengono da remoto dalle Filippine fornendo indicazioni ai veicoli in difficoltà. Tesla adotta un approccio più diretto: i suoi operatori possono assumere temporaneamente il controllo del veicolo a bassa velocità, come ultima misura di sicurezza. Questo elemento ridefinisce il concetto stesso di autonomia. Il sistema non elimina l’intervento umano, ma lo redistribuisce, spesso rendendolo invisibile all’utente. Si configura così un modello ibrido, in cui la macchina opera autonomamente solo entro determinati limiti.
Le aziende tendono a non divulgare informazioni dettagliate sulla frequenza degli interventi umani, considerandole strategiche. Tuttavia, questa opacità rende difficile valutare il reale livello di autonomia dei sistemi. Parallelamente, emerge una nuova geografia del lavoro. Gli operatori che da remoto supportano i robotaxi possono essere localizzati in altri Paesi.
Sicurezza e affidabilità: una barriera per il futuro
Le criticità non riguardano solo la supervisione umana, ma anche la resilienza tecnica dei sistemi. A inizio aprile a Wuhan, in Cina, un guasto di sistema ha portato al blocco simultaneo di oltre cento robotaxi, fermi in diversi punti della città e responsabili di rallentamenti diffusi alla circolazione. In alcuni casi, i passeggeri sono rimasti all’interno dei veicoli per tempi prolungati prima dell’intervento delle autorità, evidenziando non solo un problema tecnico ma anche una criticità nella gestione operativa delle emergenze. L’episodio si inserisce in una serie più ampia di anomalie già registrate in contesti urbani complessi, tra cui veicoli coinvolti in incidenti o interruzioni improvvise del servizio. Eventi che, nel loro insieme, suggeriscono che la questione non sia episodica, ma strutturale. Ed è proprio su questa dimensione sistemica che si giocherà la credibilità della mobilità autonoma nei prossimi anni.
Infrastruttura o dipendenza sistemica?
L’evoluzione della mobilità autonoma si muove quindi lungo una tensione strutturale. Da un lato, l’espansione globale e l’integrazione nelle piattaforme suggeriscono un futuro in cui i robotaxi diventano parte integrante delle città. Dall’altro, i limiti emersi, dalla necessità di intervento umano ai guasti sistemici, indicano che l’autonomia è ancora incompleta. Nei prossimi anni, questa tensione potrebbe ridefinire le priorità del settore. La capacità di ridurre l’intervento umano, aumentare la resilienza dei sistemi e garantire trasparenza diventerà centrale per la legittimazione pubblica della tecnologia. Per decisori e policy maker, la questione non sarà solo se adottare i robotaxi, ma come governarli: quali standard imporre, quali dati richiedere, quali responsabilità attribuire lungo la filiera.
di Tommaso Tautonico