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“La tecnologia sta creando una nuova disuguaglianza urbana”

Secondo Un Habitat, oltre un miliardo di persone resta escluso dai sistemi digitali delle città. Nonostante quasi il 90% dei centri urbani adotti strategie smart, i dati restano incompleti e diseguali.

martedì 24 marzo 2026
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Quando si parla di smart city, l’attenzione si concentra su sensori, piattaforme digitali e intelligenza artificiale. Ma il nodo più critico riguarda ciò che questi sistemi non vedono. È quanto emerge dall’Urban october report 2025 di Un Habitat, che evidenzia una frattura strutturale nei processi di digitalizzazione urbana.

Oggi oltre 1,1 miliardi di persone che vivono in insediamenti informali, come baraccopoli o aree senza servizi di base, sono di fatto esclusi dai sistemi digitali urbani, a causa di dati incompleti, costi elevati e scarsa connettività. Nei prossimi anni, il concetto di cittadinanza nelle città potrebbe essere ridefinito proprio dai sistemi di dati. Non sarà più soltanto una condizione giuridica o territoriale, ma anche informativa: chi è registrato nei database urbani accederà a servizi, diritti e opportunità. Chi resta fuori, invece, sarà progressivamente escluso dai processi decisionali. In questo scenario, la visibilità nei dati diventa una nuova forma di potere urbano.

Fig.1 il rischio degli invisibili

Più tecnologia, ma più esclusione

La digitalizzazione urbana avanza rapidamente, ma in modo diseguale. Quasi nove città su dieci integrano sostenibilità ed efficienza nelle strategie digitali, ma poche riescono a misurarne concretamente gli impatti. Allo stesso tempo, 2,7 miliardi di persone restano offline, con un accesso limitato a servizi, lavoro ed educazione. Sta emergendo così una nuova forma di disuguaglianza urbana, più profonda di quella economica: una frattura informativa. Nei prossimi anni, le città potrebbero evolvere in sistemi a doppia velocità, dove una parte della popolazione è pienamente integrata nei flussi digitali, e quindi governata e servita, mentre un’altra resta invisibile ai sistemi di pianificazione. Il rischio non è solo l’esclusione dai servizi, ma la costruzione di politiche pubbliche basate su una rappresentazione incompleta della realtà urbana.

Dalla crisi urbana alla crisi di governance

Le città sono oggi al centro di una convergenza di crisi globali. Nel 2025 oltre 117 milioni di persone risultano forzatamente sfollate, e più della metà si rifugia in contesti urbani, aumentando la pressione su servizi, infrastrutture e sistemi abitativi già fragili. In questo contesto, anche il modo con cui le città vengono governate sta cambiando natura. Le decisioni saranno sempre più data-driven. Il rischio, però, è quello di una governance algoritmica imperfetta, in cui le priorità urbane vengono definite non tanto dai bisogni reali, quanto da ciò che è misurabile. L’assenza di dati diventa così un fattore politico: ciò che non è registrato semplicemente non entra nelle decisioni.

Rendere visibile l’invisibile

Strumenti come intelligenza artificiale, dati geospaziali e mappature automatizzate stanno trasformando il modo in cui le città leggono e pianificano se stesse. Possono migliorare la preparazione ai disastri, ottimizzare i servizi e supportare decisioni più rapide ed efficaci. Nei prossimi anni, queste tecnologie potrebbero diventare l’infrastruttura invisibile della governance urbana. Ma qui si gioca una partita decisiva: se continueranno a basarsi su dati incompleti, rischiano di cristallizzare l’invisibilità di intere porzioni di città. Al contrario, se orientate all’inclusione, possono rendere visibili dinamiche oggi ignorate, anticipando crisi e guidando investimenti più equi.

Verso città adattive

Il modello di smart city sta evolvendo. Non si tratta più di applicare tecnologie standardizzate, ma di sviluppare una capacità adattiva, capace di rispondere alle specificità locali. Le città diventano così spazi in cui tecnologia, governance e partecipazione si intrecciano. Questo implica un cambiamento profondo: i cittadini non sono più solo utenti dei servizi, ma potenziali co-creatori delle soluzioni. Allo stesso tempo, le amministrazioni devono sviluppare nuove competenze per integrare dati, politiche sociali e pianificazione urbana. La vera innovazione non sarà tecnologica, ma istituzionale e culturale.

Il futuro delle città non dipenderà solo da quanto saranno intelligenti, ma da quanto saranno capaci di vedere. I sistemi urbani diventeranno sempre più guidati da dati, piattaforme e modelli predittivi. La scelta sarà politica: usare questi strumenti per ottimizzare ciò che già funziona, oppure per includere ciò che oggi resta invisibile.

Scarica l’Urban october report 2025

Copertina: Mohamed Nohassi/unsplash