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Carne vegetale in crisi: la rivoluzione alimentare è rimandata?

Prezzi elevati, diffidenza dei consumatori e polarizzazione culturale stanno frenando la diffusione dei prodotti plant-based. Il prossimo decennio dirà se le proteine alternative riusciranno davvero a cambiare il sistema alimentare globale.

lunedì 16 marzo 2026
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Per alcuni anni le alternative vegetali alla carne sono state considerate una delle innovazioni più promettenti dell’industria del cibo a livello mondiale. Startup, investitori e grandi aziende avevano puntato su un cambiamento radicale nel modo in cui vengono prodotte e consumate le proteine. Oggi però l’entusiasmo iniziale si sta raffreddando. Come osserva l’analisi “The fake-meat industry is in trouble” pubblicata dall’Economist, il settore della carne vegetale sta attraversando una fase di rallentamento, dopo anni di alte aspettative.

Nel 2019 Beyond Meat debuttò in borsa con una valutazione di quasi quattro miliardi di dollari. L’anno successivo le vendite di carne plant-based negli Stati Uniti aumentarono del 45%, raggiungendo 1,4 miliardi di dollari. Numerose startup entrarono nel mercato e alcune aziende tradizionali della carne iniziarono a sperimentare prodotti alternativi. Negli ultimi anni, tuttavia, la crescita si è arrestata. Il valore di mercato di Beyond Meat è sceso sotto i 400 milioni di dollari e i ricavi dell’azienda sono diminuiti per gran parte del 2025. Allo stesso tempo, il consumo di carne tradizionale continua a crescere mentre la quota di adulti americani che mangia regolarmente la versione vegetale resta limitata a percentuali a una cifra.

Prezzo, gusto e fiducia dei consumatori

Uno dei principali ostacoli alla diffusione delle alternative vegetali riguarda il prezzo. Nonostante l’aumento dei costi della carne tradizionale, dovuto alla riduzione delle mandrie e al rincaro dei mangimi, i prodotti plant-based restano spesso più costosi. Negli Stati Uniti, ad esempio, 500 grammi di carne macinata venduta da Walmart costano circa 7,43 dollari, mentre un equivalente vegetale prodotto da Impossible Foods arriva a circa 9,04 dollari. Anche la struttura dei sussidi agricoli continua a favorire l’allevamento tradizionale, rendendo più difficile la competizione. Accanto al prezzo pesa l’esperienza del consumatore. Nonostante i progressi tecnologici, alcune alternative alla carne non convincono ancora pienamente dal punto di vista del gusto. Mark Cuddigan, amministratore delegato della società britannica di carne vegetale “This”, riconosce che alcuni prodotti sono ancora “terribili”, e una singola esperienza negativa può scoraggiare chi li prova per la prima volta. Il settore si trova inoltre coinvolto in un dibattito più ampio sull’alimentazione. Negli Stati Uniti cresce l’interesse per cibi considerati più naturali e meno trasformati, mentre molti prodotti plant-based vengono classificati come alimenti ultra-processati a causa dei loro ingredienti e dei processi produttivi.

E se il salmone che mangiamo venisse coltivato in laboratorio?

Alcuni ristoranti negli Stati Uniti stanno iniziando a inserire il pesce da agricoltura cellulare nei loro menù. Potrebbe essere una svolta per l’allevamento intensivo, ma restano problemi di consumo energetico, costo e resistenze statali. 

Le nuove strategie dell’industria

Di fronte a queste difficoltà, le aziende stanno cercando nuove strategie per rilanciare il settore. Una direzione riguarda il posizionamento nutrizionale dei prodotti. Alcuni produttori stanno mettendo in evidenza il contenuto di proteine e fibre delle alternative vegetali. Peter McGuinness, amministratore delegato di Impossible Foods, sostiene che molti prodotti dell’azienda contengono più proteine e fibre rispetto alla carne animale. Beyond ha invece iniziato a diversificare la propria offerta. L’azienda ha recentemente eliminato la parola “Meat” dal nome e ha ampliato il portafoglio dei prodotti entrando anche nel mercato delle bevande, con una linea di acqua frizzante aromatizzata che contiene 20 grammi di proteine per lattina. Altre aziende stanno sperimentando alternative ibride che combinano carne animale e ingredienti vegetali. Secondo Tim Dale del gruppo di ricerca Food System Innovations, questi prodotti potrebbero attirare nuovi consumatori, ad esempio genitori che cercano di introdurre più verdure nella dieta dei figli.

La nuova frontiera della carne coltivata

Mentre il mercato plant-based rallenta, alcuni investitori stanno orientando l’attenzione verso un’altra tecnologia emergente: la carne coltivata, prodotta in laboratorio a partire da cellule animali. Anche questo settore affronta sfide importanti. Il costo di produzione resta elevato e in alcuni stati americani sono stati introdotti o proposti divieti alla produzione e vendita di questi prodotti. Allo stesso tempo si registrano segnali di apertura normativa. Nel Regno Unito, ad esempio, la carne coltivata ha ottenuto l’autorizzazione come alimento per animali domestici. Secondo alcuni investitori, questa tecnologia potrebbe avere un vantaggio sul piano della percezione. Nick Cooney, della società di venture capital Lever, osserva che molti consumatori continuano a percepire la carne vegetale come qualcosa di “finto”, mentre quella coltivata potrebbe apparire più vicina alla carne tradizionale.

Il prossimo decennio delle proteine

Il rallentamento delle versioni vegetali non segna necessariamente la fine delle proteine alternative. Piuttosto indica che la transizione alimentare potrebbe essere più lenta e complessa di quanto molti avevano previsto.

Nei prossimi anni il sistema alimentare globale potrebbe evolvere verso modelli più ibridi, in cui carne tradizionale, prodotti plant-based, carne coltivata e nuove tecnologie alimentari convivranno nelle stesse filiere. La vera sfida non sarà soltanto tecnica, ma industriale e culturale. Dimostrare che queste innovazioni possono raggiungere prezzi competitivi e conquistare la fiducia dei consumatori sarà decisivo per capire se la promessa delle proteine alternative diventerà davvero una trasformazione del modo in cui il mondo produce e consuma cibo.

Copertina: Petra Coufalová/unsplash