Evento ASviS-Save The Children: “Il muro davanti ai giovani va smontato mattone per mattone”
Per attuare la Valutazione di impatto generazionale abbiamo bisogno di impegno politico, decreti attuativi, indicatori affidabili e integrazione con il bilancio di genere. Gli interventi di Casellati, Giovannini e Milano.
In un Paese che invecchia rapidamente e dove la povertà colpisce in misura crescente i minori, la Valutazione di impatto generazionale (Vig) può diventare una vera infrastruttura delle politiche pubbliche, capace di ridurre uno squilibrio tra generazioni sempre più evidente. Ma perché questo accada servono dati affidabili, modelli di analisi e istituzioni capaci di applicarla concretamente. È quanto emerso dall’evento "La Valutazione d’impatto generazionale delle politiche pubbliche: una sfida senza precedenti per l’Italia”, organizzato dall'ASviS in collaborazione con Save the Children il 5 marzo a Roma. Nell’occasione è stato presentato il Future Paper realizzato sul tema da esperte ed esperti di alto profilo, con il coordinamento dell’Alleanza e del Polo Ricerca di Save the Children, nell’ambito del progetto Ecosistema Futuro.
Claudio Tesauro, presidente di Save the Children, ha aperto l’incontro richiamando il tema della condizione giovanile: “C’è un’enorme ingiustizia generazionale. I dati ci dicono che la povertà è sempre più concentrata tra i più giovani e che le nuove generazioni hanno meno possibilità rispetto al futuro, soprattutto le donne, che incontrano più ostacoli. Tutto questo non è giusto e rappresenta un problema per il futuro del Paese. Occorre investire di più sulle nuove generazioni, tanto più in una situazione di forte deficit demografico che rende queste disuguaglianze ancora più drammatiche”.
Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, ha illustrato i contenuti principali del Future Paper: “È un contributo per assicurarsi che questo esercizio non diventi un esercizio burocratico, ma che sia davvero una trasformazione, una rivoluzione. Se non siamo su un sentiero di sostenibilità, stiamo violando il principio di equità tra generazioni”. Nella sua presentazione Giovannini ha ricordato il Patto sul futuro approvato in sede Onu nel 2024 (“per l’ASviS è importante quanto l’Agenda 2030”), la Dichiarazione sulle future generazioni, e ha citato il Barometro sul futuro, indagine condotta dall’Istituto Piepoli per l’Alleanza, da cui emerge che gli italiani sono concentrati sul presente e guardano sempre meno al domani. Ha poi concluso con una suggestione: “La buona notizia è che l’Italia è all’avanguardia sul piano normativo su queste tematiche, grazie alla riforma costituzionale del 2022 e, appunto, alla legge sulla valutazione d’impatto generazionale. Proponiamo di assumere la Vig come una ‘infrastruttura cognitiva permanente’: in alcuni consigli di amministrazione si tiene una sedia vuota, quella delle future generazioni. In Consiglio dei ministri non c’è, però potrebbe essere un’idea: ogni volta che prendiamo decisioni dovremmo pensare alle future generazioni”.
Una suggestione raccolta subito dalla ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione amministrativa Maria Elisabetta Alberti Casellati: “Devo rassicurare il professor Giovannini: la poltrona vuota da noi non c’è più, perché l’abbiamo riempita con la legge sulla valutazione di impatto generazionale e con la Vige, la valutazione per evitare disparità di genere”. Per la ministra la Vig, che per ogni provvedimento prevede un'analisi sugli effetti per chi ha meno di 35 anni, “rappresenta una rivoluzione copernicana. La ratio è accorciare la distanza tra le decisioni prese oggi e chi ne erediterà gli effetti domani. Ora il prossimo passo sono i decreti attuativi: dobbiamo evitare che questo strumento si riduca a un mero adempimento burocratico”. Casellati ha ricordato anche i principali ambiti su cui si concentrerà la valutazione: “Innovazione tecnologica, ambiente, istruzione, occupazione, salute, servizi alla persona e inclusione sociale”.


Nella prima tavola rotonda, moderata dalla giornalista Rai Elisa Anzaldo, Luciano Monti, docente alla Luiss Guido Carli, ha sottolineato che la Vig richiede un cambio di paradigma: “L’Europa ci dice che il punto centrale è puntare alla youth perspective, cioè guardare le leggi con l’occhio dei giovani, non di chi lo ha già superato. La prospettiva europea prevede tre strumenti: lo youth check, che oggi è una legge in Italia, il dialogo con i giovani e il loro empowerment. Non basta introdurre una verifica formale: le leggi devono essere discusse con chi dovrà vivere le conseguenze di quelle decisioni. Il muro che oggi i giovani devono superare è diventato sempre più alto negli ultimi anni e va smontato mattone per mattone”.
Cristina Freguja, direttrice del Dipartimento per le statistiche sociali e demografiche dell’Istat, ha evidenziato il ruolo dei dati: “In Italia i giovani fino a 35 anni restano con i genitori più a lungo rispetto alla media europea, e questo dice molto sulle difficoltà di autonomia. La valutazione di impatto generazionale è uno strumento ambizioso, ma per funzionare deve poggiare su un impianto informativo rigoroso. Ogni analisi deve partire da una chiara domanda statistica, dalla definizione di una baseline e dall’individuazione di indicatori capaci di misurare i cambiamenti. La progettazione delle politiche e quella statistica devono procedere insieme”.
Sul cambiamento demografico in corso si è soffermato Alessandro Rosina, docente all’Università Cattolica di Milano e consigliere del Cnel: “Nel dopoguerra il patto tra generazioni si basava su una popolazione giovane numerosa, un mercato del lavoro in espansione e aspettative di miglioramento diffuse. Oggi quello scenario non esiste più. Nel 2050 i ventenni saranno circa la metà dei settantacinquenni: questo significa meno peso demografico ed elettorale dei giovani. Se non introduciamo strumenti che aumentino la loro capacità di incidere nelle decisioni pubbliche, rischiamo di costruire un Paese sempre meno orientato al futuro”.
Maria Vittoria Dalla Rosa Prati, coordinatrice del Gruppo di lavoro “Organizzazioni giovanili” dell’ASviS, ha indicato tre priorità: “Il primo tema è fare in modo che la valutazione di impatto generazionale diventi un’infrastruttura permanente delle politiche pubbliche. Il secondo riguarda i dati: serve una maggiore capacità di basarsi su metriche solide per essere sempre più efficienti nei processi. Il terzo è avere una visione di lungo periodo, perché guardare al futuro significa capire dove stiamo andando, non solo cosa faremo domani. Pensiamo all’intelligenza artificiale: è un grande abilitatore, ma cresce molto velocemente e questo spaventa anche tanti giovani”.
Il contributo delle imprese è stato al centro dell’intervento di Marisa Parmigiani, presidente di Sustainability Makers: “Per il settore privato la questione generazionale è un elemento centrale di sostenibilità. I giovani stanno diventando una risorsa sempre più scarsa e questo rappresenta un problema non solo per il sistema previdenziale ma anche per la sopravvivenza delle imprese. Molte aziende devono affrontare contemporaneamente la carenza di lavoratori e il ricambio della classe dirigente. Investire sui giovani significa quindi fare un’operazione win win”.
La seconda tavola rotonda, moderata dalla giornalista dell’Ansa Monica Paternesi, si è aperta con le parole di Simona Bonafè, deputata del Partito Democratico: “Non era scontato avere uno strumento come la valutazione di impatto generazionale in una legge. È un primo passo importante, ma ora servono il decreto attuativo e strumenti efficaci per renderla davvero operativa nei processi legislativi. Questa valutazione deve essere terza e imparziale, non uno strumento per sostenere una tesi politica. In Italia siamo spesso abituati ad avere uno sguardo troppo corto: invece dobbiamo imparare a guardare alle conseguenze delle scelte nel lungo periodo”.
Lavinia Mennuni, senatrice di Fratelli d’Italia, ha richiamato l’impegno della politica su due versanti: “È fondamentale applicare un occhio sul bilancio di genere, cioè capire qual è la ricaduta delle politiche sul fattore donna. A maggior ragione in questa fase emergenziale, con un picco negativo della demografia, è importante rivolgere attenzione alle nuove generazioni, che vanno supportate in ogni maniera, anche e soprattutto dal punto di vista sociale, e aggiungerei emotivo e culturale. Sulle loro spalle ricade una responsabilità straordinaria, perché dubito che i trend economici possano migliorare se continueremo ad avere il calo del tasso di natalità che stiamo vivendo oggi in Italia e in altre nazioni europee”.
Chiara Goretti, direttrice dell’Ufficio valutazione politiche pubbliche e azione amministrativa del Senato, ha invitato a considerare la Vig come parte di un approccio più ampio: “Per ragionare davvero nel merito, inviterei quasi a togliere l’aggettivo ‘generazionale’ alla valutazione di impatto. La prospettiva dell’equità e del futuro non deve segmentare la conoscenza degli impatti. Non è un caso che in molti interventi si sia parlato dell’integrazione tra dimensione generazionale, parità di genere e sostenibilità ambientale. Il punto è sviluppare modelli di analisi che riescano a cogliere insieme le diverse fragilità e disuguaglianze delle nostre società, perché le competenze tecniche per costruire queste modellistiche sono ancora poche”.
Remo Morzenti Pellegrini, vicepresidente della Scuola nazionale di amministrazione, ha sottolineato l’importanza della formazione: “Proprio ieri abbiamo avviato un seminario per formare la classe dirigente dell’amministrazione pubblica su questi temi. La vera sfida però è preparare la futura classe dirigente del Paese. I dati demografici ci dicono che nei prossimi sette-otto anni assisteremo a un calo degli immatricolati all’università di circa il 30%. Questo significa che anche l’offerta formativa e le politiche pubbliche non possono più essere pensate con categorie del passato. Con questo rapporto cambia anche il rapporto tra diritto e tempo: per la prima volta il tempo lungo entra nelle decisioni politiche e nella normazione”.
Domenico Carbone, sindaco di San Costanzo e presidente della Consulta Anci Giovani, ha richiamato il ruolo degli enti locali: “La sfida è portare questo strumento nei piccoli Comuni e nelle aree interne. La valutazione generazionale deve cercare non dico di attrarre, ma almeno di trattenere i giovani nei territori. Nei piccoli comuni, oltre al calo demografico che riguarda tutto il Paese, vediamo un ulteriore spopolamento: i giovani si spostano verso le grandi città o all’estero. Così perdiamo risorse fondamentali per lo sviluppo delle comunità locali”.
| I materiali dell'evento |
| il documento sulla Valutazione impatto generazionale |
| la news sul documento |
| il comunicasto stampa |
| la presentazione di Enrico Giovannini |