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Valutare l’impatto generazionale delle leggi: il documento ASviS-Save the Children

Il “Future paper” analizza le basi giuridiche della VIG, il quadro europeo e il caso italiano, offrendo dati, modelli e dieci raccomandazioni operative per attuare la riforma.

giovedì 5 marzo 2026
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Mettere il futuro al centro delle decisioni pubbliche non è più soltanto un auspicio, ma un obbligo normativo. Con la legge n. 167 del novembre 2025 l’Italia ha introdotto la Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), imponendo al Governo di misurare gli effetti sociali e ambientali delle nuove leggi sulle giovani generazioni e su quelle future. Un passaggio che segna un cambio di paradigma, come sottolinea la pubblicazione del documento “La valutazione d’impatto generazionale delle leggi: un cambio di paradigma per le politiche pubbliche”, realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile Ets e Save the Children nell’ambito del progetto Ecosistema Futuro, una partnership lanciata nel maggio 2025 che coinvolge oltre 70 soggetti con l’obiettivo di riportare i “futuri” al centro del dibattito pubblico.

Il documento come base per il confronto

Il Paper si colloca in una fase delicata: quella che separa l’approvazione della norma dalla sua attuazione concreta. Lo studio ricorda che la legge assegna a un Dpcm (Decreto del presidente del consiglio dei ministri) la definizione degli strumenti operativi, mentre a livello europeo è attesa la nuova strategia sull’equità intergenerazionale, che offrirà indicazioni comuni agli Stati membri. In questo contesto, il “Future Paper” si propone come base di confronto per istituzioni pubbliche e private, chiamate a tradurre un principio in prassi amministrativa.

Il principio è chiaro: “le leggi della Repubblica promuovono l’equità intergenerazionale anche nell’interesse delle generazioni future”. Un’affermazione che si innesta nella riforma costituzionale del 2022, quando la tutela delle future generazioni è entrata formalmente nella Carta.

Si tratta di una potenziale rivoluzione culturale. Per decenni, il peso delle decisioni prese nel presente è stato trasferito in modo silenzioso sulle spalle dei più giovani. La VIG prova a invertire questa tendenza, introducendo uno sguardo di lungo periodo che richiama la definizione internazionale di sviluppo sostenibile: soddisfare i bisogni attuali senza compromettere quelli delle generazioni future. Non solo protezione dai danni, dunque, ma promozione attiva delle opportunità di sviluppo.

Il documento, redatto con il contributo di demografi, economisti, sociologi, statistici ed esperti di salute pubblica e politiche educative, analizza nella prima parte le cause dello squilibrio intergenerazionale che caratterizza l’Italia. Nella seconda esamina l’evoluzione delle politiche europee e le esperienze maturate in altri Paesi dell’Unione, mentre la terza si concentra sul caso italiano, affrontando nodi giuridici, metodologici e operativi, fino a considerare anche alcune pratiche sviluppate nelle amministrazioni locali e nel settore privato.

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Le raccomandazioni per la VIG

L’introduzione della VIG, tuttavia, non garantisce di per sé un cambiamento reale. Come ogni riforma ambiziosa rischia di restare incompiuta senza una forte spinta civica, investimenti adeguati e strumenti tecnici all’altezza. Per questo il Paper avanza dieci raccomandazioni rivolte agli organi costituzionali, alle amministrazioni pubbliche e ai soggetti privati.

La prima indica la necessità di assumere la Valutazione di Impatto Generazionale come un’infrastruttura cognitiva permanente del processo normativo, capace di accompagnare stabilmente la progettazione delle politiche. La VIG dovrebbe diventare una leva per spostare l’azione pubblica da una logica difensiva a una logica generativa, in grado di creare opportunità e benessere nel tempo.

Un altro punto centrale riguarda la partecipazione. Rafforzare il coinvolgimento delle cittadine e dei cittadini, e in particolare dei giovani, significa rendere la valutazione uno strumento democratico e non meramente tecnico. Allo stesso tempo, è essenziale garantire l’indipendenza degli organismi chiamati a realizzare la VIG, dotandoli di risorse umane qualificate e strumenti adeguati.

Il Parlamento è chiamato a un ruolo più incisivo, sia nell’utilizzare i risultati delle valutazioni sia nel misurare l’impatto intergenerazionale degli emendamenti introdotti durante l’iter legislativo. La tempestività rappresenta un altro snodo critico, soprattutto nel caso dei decreti-legge, dove i tempi compressi rischiano di sacrificare l’analisi di lungo periodo.

Il Paper invita inoltre a promuovere l’uso della VIG a livello locale, favorendo lo scambio di buone pratiche tra Comuni, Regioni e amministrazioni centrali. Parallelamente, occorre potenziare il sistema informativo nazionale, costruendo un ecosistema di dati solido su infanzia, adolescenza e transizioni generazionali, e rafforzare la base metodologica attraverso modelli e indicatori integrati.

Viene sottolineata anche l’importanza di considerare gli effetti degli andamenti demografici di medio e lungo periodo, un fattore decisivo in un Paese segnato dall’invecchiamento della popolazione e dalla contrazione delle nascite.

Infine, l’attivazione tempestiva dell’Osservatorio previsto dalla legge rappresenta un passaggio chiave, anche alla luce delle esperienze europee. In gioco non c’è soltanto una nuova procedura amministrativa, ma un diverso modo di concepire la responsabilità pubblica. Con la consapevolezza, già affermata un secolo fa nella Dichiarazione dei diritti del fanciullo del 1924, che “l’umanità deve ai bambini quanto di meglio ha da offrire”, oggi come domani.

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