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Si può misurare l’impatto ambientale sulla salute? Nasce Human exposome project

Un ambizioso progetto punta a prevenire le malattie integrando dati ambientali, sociali e biologici su larga scala. Per farlo utilizza sensori ad alta risoluzione e modelli predittivi di intelligenza artificiale.

lunedì 2 marzo 2026
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L’80% delle malattie è legato a ciò che respiriamo, mangiamo, tocchiamo: l’ambiente in cui viviamo, insomma. Solo il 20% ai nostri geni. È il dato richiamato da The Economist, che dedica un’analisi al nascente Human exposome project. Eppure, per anni abbiamo investito molto più nello studio del Dna che nell’analisi sistematica dell’ambiente che ci circonda.

Oggi qualcosa sta cambiando. Con lo Human Exposome Project, presentato alla conferenza dell’American Association for the Advancement of Science, prende forma un’idea ambiziosa: fare per i fattori ambientali ciò che l’Human genome project ha fatto per la genetica. L’obiettivo è costruire una nuova disciplina, l’esposomica, capace di analizzare in modo integrato esposizioni chimiche, fisiche, biologiche, ma anche psicologiche e sociali, dalla nascita alla vecchiaia. Una mappa completa delle interazioni tra ambiente e salute.

Dall’inquinamento alle relazioni sociali: una visione sistemica

L’esposoma integra dimensioni ambientali, sociali e comportamentali: qualità dell’aria, sostanze chimiche, relazioni sociali, condizioni di lavoro, stili di vita e contesto urbano e digitale. È una sfida più complessa del sequenziamento del genoma. I dati sono eterogenei, raccolti con metodi diversi, spesso non comparabili. Servono nuove infrastrutture, nuove competenze e soprattutto una grande capacità di integrazione.

Qui entra in gioco l’intelligenza artificiale. Modelli avanzati possono analizzare enormi quantità di dati e individuare correlazioni tra esposizioni ambientali e malattie. Le performance stanno migliorando rapidamente: modelli predittivi sulla tossicità molecolare sono passati dal 65% di accuratezza nel 2015 al 91% nel 2025. Anche le tecnologie di rilevazione evolvono. La sensibilità degli spettrometri di massa raddoppia ogni tre-quattro anni. I sensori diventano più piccoli, economici, indossabili. Le biobanche, come quelle britanniche e cinesi che seguono oltre 500mila persone, integrano dati clinici, ambientali e genetici.

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L’Europa accelera, una lezione per l’Italia

Se negli Stati Uniti i finanziamenti sono ancora limitati, l’Unione europea sta investendo con decisione. Dopo il progetto pilota Ehen, sostenuto con 105 milioni di euro nel 2020, Bruxelles ha annunciato nuove iniziative per consolidare la rete europea dell’esposoma. È un passaggio strategico. Perché integrare dati ambientali e sanitari significa rafforzare le politiche di prevenzione, orientare la pianificazione urbana, migliorare la qualità dell’aria, ridurre l’esposizione a sostanze nocive, intervenire sulle disuguaglianze. In questo quadro, la ricerca sull’esposoma diventa uno strumento operativo per collegare evidenze scientifiche e scelte di governance territoriale.

Per l’Italia questo tema è centrale. Le città della Pianura Padana, ad esempio, registrano livelli di inquinamento tra i più alti d’Europa. L’invecchiamento della popolazione aumenta la vulnerabilità a malattie croniche. Il cambiamento climatico amplifica ondate di calore, eventi estremi, nuove esposizioni. Avere strumenti integrati per leggere questi fenomeni significa anticipare i rischi, non inseguirli. Significa connettere sanità, ambiente, lavoro, welfare. È la logica dell’Agenda 2030: salute (Goal 3), città sostenibili (Goal 11), azione per il clima (Goal 13), riduzione delle disuguaglianze (Goal 10).

Genoma ed esposoma: verso una nuova medicina di precisione

L’esposomica rappresenta un vero e proprio cambio di paradigma. Sposta l’attenzione dalla cura alla prevenzione. Dal singolo fattore isolato alla complessità delle interazioni. Per funzionare, però, servono volontà politica, investimenti stabili, collaborazione tra istituzioni, università, imprese tecnologiche. E serve anche fiducia dei cittadini nella condivisione responsabile dei dati.
Mappare l’esposoma umano significa riconoscere che la salute è un bene collettivo, plasmato dalle scelte pubbliche e private. Dalle politiche ambientali, dalla qualità degli spazi urbani, dai modelli produttivi.

Il genoma spiega la predisposizione. L’esposoma spiega l’attivazione. Molte malattie croniche – cardiovascolari, metaboliche, oncologiche – emergono dall’interazione tra vulnerabilità genetica ed esposizioni ambientali cumulative. Il sequenziamento del Dna ha chiarito la componente biologica del rischio; l’Human exposome project può misurare in modo sistemico l’impatto delle condizioni ambientali e sociali sulla salute. L’integrazione dei due approcci apre la strada a una nuova medicina di precisione, capace di migliorare i modelli predittivi di rischio, personalizzare la prevenzione e orientare politiche pubbliche su qualità dell’aria, lavoro e pianificazione urbana, con effetti anche sulla sostenibilità dei sistemi sanitari nel lungo periodo.

Copertina: Wahyu Setyanto/unsplash