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Data center e neurotecnologie: come l’Europa può evitare l’effetto lock-in

Un rapporto del Centre for future generations identifica quattro leve che possono rafforzare l'autonomia tecnologica del Vecchio continente. Le scelte attuali su intelligenza artificiale e clima incideranno ben oltre il 2050.

martedì 24 febbraio 2026
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L’Europa si trova in uno dei passaggi più turbolenti della sua storia recente e rischia di perdere terreno nei settori della tecnologia e del clima, in cui è all’avanguardia. A dichiararlo è il Centre for future generations (Cfg), think tank indipendente europeo che si occupa di analisi strategica e politiche pubbliche orientate al lungo periodo, in risposta alla consultazione pubblica dello Strategic Foresight Report 2026 della Commissione europea. Per questo nei giorni scorsi il Cfg ha lanciato anche Tech & The Planet, un nuovo progetto incentrato sull’intersezione tra tecnologie emergenti e governance climatica. Partendo dalle infrastrutture di intelligenza artificiale, saranno sviluppate linee guida e strumenti politici che possano allineare competitività e sostenibilità.

Proprio la crescita dell’AI e l’emergere di nuove tecnologie di frontiera, tra cui quelle biologiche e climatiche, stanno aprendo scenari con implicazioni sistemiche per l’economia, la sicurezza e la società, destinati a dispiegarsi nel prossimo decennio. In questo scenario, il nodo centrale non è solo la capacità di sviluppare nuove tecnologie, ma la possibilità di orientarne le traiettorie. Il rischio, evidenzia il documento, è che l’Europa resti vincolata a modelli e infrastrutture definiti altrove, perdendo progressivamente autonomia strategica.

Governare le tecnologie prima che diventino irreversibili

Il documento evidenzia come il principale vantaggio competitivo europeo risieda nella capacità di costruire sistemi di governance credibili e affidabili. Piuttosto che competere direttamente con Stati Uniti e Cina sul piano della produzione tecnologica, l’Europa può rafforzare la propria influenza definendo standard, meccanismi di verifica e infrastrutture istituzionali che rendano possibile la cooperazione internazionale. Questo approccio consente di intervenire prima che le tecnologie si consolidino in forme difficili da modificare. Le decisioni relative a infrastrutture energetiche, centri dati, sistemi di intelligenza artificiale o tecnologie climatiche tendono infatti a produrre effetti che durano decenni. Una volta costruiti, questi sistemi creano dipendenze economiche, industriali e geopolitiche difficili da invertire. In questo senso, la capacità di anticipare e governare questi processi diventa una forma di potere strategico.

Dalla disinformazione alle infrastrutture critiche, i rischi segnalati dall’AI safety report

Il Rapporto del gruppo di scienziati diretto da Yoshua Bengio prevede un’accelerazione tecnologica dell’intelligenza artificiale che nei prossimi cinque anni potrebbe essere difficile da gestire.

Le quattro leve che possono rafforzare l’influenza europea

La Call for evidence identifica quattro leve principali attraverso cui l’Europa può rafforzare il proprio ruolo globale. La prima è l’accelerazione delle tecnologie di protezione rispetto a quelle che creano rischi. Questo include, ad esempio, sistemi di sorveglianza per prevenire minacce biologiche, tecnologie per garantire la sicurezza dell’intelligenza artificiale e infrastrutture di adattamento climatico. Investire in queste soluzioni consente di ridurre le vulnerabilità future e rafforzare la resilienza. La seconda leva è rappresentata dal mercato unico europeo. Essendo uno dei più grandi mercati globali, può essere utilizzato per garantire accesso a tecnologie, risorse e infrastrutture critiche, riducendo le dipendenze esterne e rafforzando l’autonomia strategica. La terza riguarda la costruzione di infrastrutture di governance globale. Standard condivisi, sistemi di verifica e meccanismi di coordinamento possono rendere l’Europa un attore indispensabile nella gestione delle tecnologie emergenti. La quarta leva è il rafforzamento della capacità industriale e istituzionale per rispondere rapidamente alle crisi. Le recenti crisi hanno evidenziato l’importanza della capacità di produrre su larga scala e di adattarsi rapidamente a contesti in evoluzione.

La modifica della radiazione solare

Tra le tecnologie emergenti analizzate, la Solar radiation modification (Srm) rappresenta un esempio particolarmente significativo. Questa tecnologia punta a riflettere una parte della radiazione solare nello spazio, riducendo così la quantità di calore assorbita dal sistema climatico terrestre e mitigando temporaneamente l’aumento delle temperature globali. La Srm potrebbe contribuire a ridurre gli impatti del cambiamento climatico, ma comporta anche rischi geopolitici rilevanti. Al contrario, lo sviluppo di standard e meccanismi di cooperazione potrebbe trasformarla in strumento di stabilità. In questo contesto, l’Europa ha l’opportunità di rafforzare il proprio ruolo, costruendo competenze scientifiche e promuovendo modelli di governance basati su trasparenza e cooperazione.

Oltre il 2050

“Le decisioni prese ora, tra il 2025 e il 2027, sull'ubicazione dei data center, l'espansione della rete, l'infrastruttura di intelligenza artificiale, le applicazioni neurotecnologiche, i sistemi energetici e le tecnologie rilevanti per la difesa”, scrive il Cfg, “determineranno i modelli di utilizzo del suolo, le traiettorie della domanda, i profili delle emissioni e le dipendenze strategiche per decenni, estendendosi ben oltre gli attuali cicli politici e gli obiettivi climatici del 2050”. Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dal documento riguarda l’impatto a lungo termine delle decisioni attuali. Le scelte che saranno prese in questi anni su infrastrutture tecnologiche, energetiche e industriali influenzeranno la sicurezza, la competitività e l’autonomia europea per decenni. Il rischio principale è il cosiddetto lock-in tecnologico, ovvero la creazione di sistemi che limitano la capacità futura di adattamento. Al contrario, sviluppare infrastrutture flessibili e resilienti può rafforzare la capacità europea di affrontare trasformazioni future.

Scarica la Call for evidence

Copertina: Taylor Vick/unsplash