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La Cina sarà ancora a lungo l’unica superpotenza dell’energia pulita?

Secondo un Rapporto del think tank Ember l’India sta correndo più veloce di Pechino sul fronte rinnovabili. Pannelli solari, veicoli elettrici, ma non solo: l’obiettivo è affermarsi come partner energetico globale alternativo a Cina e Stati Uniti. 

venerdì 20 febbraio 2026
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In molti considerano il potere della Cina nel campo dell’energia pulita quasi indiscusso. Dieci degli impianti solari più grandi al mondo si trovano nel Paese e nella prima metà del 2025 la Cina ha installato 250 gigawatt di nuovi pannelli solari, praticamente quanto il resto del mondo. Ma il futuro potrebbe riservare una sorpresa.

Secondo un nuovo rapporto del think tank climatico Ember, l’India sta correndo molto più veloce della Cina sul fronte delle rinnovabili e nei prossimi anni potrebbe compiere il sorpasso. Per confrontare i percorsi dei due Stati, il think tank ha analizzato la situazione in Cina nel 2012, quando il reddito pro capite era simile a quello dell'India odierna (circa 11mila dollari). E una differenza salta subito all’occhio: mentre al tempo Pechino non aveva praticamente capacità solare, il fotovoltaico rappresenta oggi il 9% del mix elettrico indiano (il Paese è anche il terzo produttore mondiale di energia solare, venduta in gran parte all’estero).

Stesso discorso vale per i veicoli elettrici. Nel 2012 la Cina aveva pochissime automobili a energia pulita su strada, mentre in India rappresentano oggi già il 5%, in particolare per quanto riguarda i risciò, i veicoli a tre ruote. Prem Chand, un ex autista di taxi a benzina che è passato ai risciò elettrici, ha raccontato alla Cnn di aver preso questa scelta dopo essersi accorto che i secondi erano semplicemente più economici dei primi. “Questo fa bene al mio portafoglio e all'ambiente, quindi perché non dovrei cambiare?”

Tecnologie, investimenti e terre rare: come la Cina punta alla leadership climatica

Mentre gli Stati Uniti si ritirano e l’Unione europea rallenta, la Cina accelera la transizione energetica e sfrutta il suo potere commerciale per ridefinire gli equilibri della diplomazia climatica globale.

Ciò non vuol dire che l’India non dipenda ancora in larga misura dai combustibili fossili. Il Paese, che è il terzo maggiore inquinatore climatico globale, ha in programma di aumentare l’utilizzo del carbone nei prossimi due decenni e il consumo di petrolio è in crescita. Eppure, l’impiego di carbone in India oggi è pari a circa il 40% di quello della Cina nel 2012 (il che vuol dire che la Cina quattordici anni fa consumava quasi il doppio del carbone indiano per fare le stesse cose). Il think tank Ember ha anche scoperto che la domanda indiana attuale di petrolio nel settore dei trasporti è la metà di quella cinese del tempo.  

“La Cina potrebbe ora essere sulla buona strada per diventare il primo elettrostato al mondo, ma ha costruito la sua potenza sui combustibili fossili”, ha detto Kingsmill Bond, energy strategist di Ember e autore del Rapporto. “Ha optato per l'energia più economica e accessibile, che 30 anni fa era la tecnologia fossile, ma ora non lo è più; è l'elettrotecnologia”.

Dato che in quattordici anni le cose sono cambiate, l’India potrebbe quindi “saltare” la fase di sviluppo che passa per l’utilizzo più intenso di fonti fossili e prendere direttamente l’autostrada verde. Anche per un evidente ritorno economico.  

Nel 2004, quando la Cina consumava una quantità di energia pro capite simile a quella attuale dell'India, il carbone era dieci volte più economico del solare. Secondo Ember, oggi l’energia solare, sommata al costo di stoccaggio, costa più o meno la metà rispetto alle nuove centrali a carbone. Le spese per pannelli solari, turbine eoliche e batterie sono crollate – “i prezzi delle batterie sono scesi del 40% nel 2024”, ha commentato Bond. “Riduzioni così drastiche non sono semplicemente possibili con i combustibili fossili”.

C’è poi il discorso dell’indipendenza energetica. “L'India importa quasi il 90% del suo petrolio e metà del suo gas, il che la espone a shock dei prezzi e turbolenze geopolitiche”, ha sottolineato Thijs Van de Graaf, professore associato di politica internazionale all'Università di Ghent, in Belgio. In questo senso le rinnovabili potrebbero rappresentare uno strumento di emancipazione dall’estero.

Come spesso accade, però, l’India potrebbe rischiare di passare da un tiranno per finire sotto un altro. La diffusione dell’energia pulita in India dipende ancora dalla Cina, che domina le catene di approvvigionamento di minerali essenziali e di tecnologie pulite.

Ma il Paese di Modi si sta attrezzando. Nell'ultimo decennio, la produzione di moduli solari è aumentata di 12 volte, come riporta Ember. Il governo ha anche lanciato una missione nazionale per i minerali critici e aumentare la produzione. E non è l’unico settore dove l’India si vuole posizionare in prima linea. Durante l’AI summit che si è svolto in questi giorni a Nuova Delhi, il Paese ha dichiarato di essere pronto a diventare un polo centrale per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e a fare da ponte tra le economie avanzate e il Sud del mondo.

Non è ancora chiaro con quanta rapidità (e con quanto disordine) si svolgerà la transizione energetica indiana. Ma una cosa è certa: data la forte instabilità economica degli Stati Uniti e i monopoli cinesi che incutono timore in molti Paesi, l’India potrebbe diventare il partner commerciale alternativo di cui tutti hanno bisogno (non è un caso il recente accordo di libero scambio firmato tra India e Unione europea). Paradossalmente, l’approccio aggressivo di Trump, che promuove i combustibili fossili e impone la dipendenza energetica dagli Usa, sta ottenendo l’effetto opposto, creando Paesi (come l’India) che l’energia se la vogliono fare da soli. E chissà se in futuro qualche altra economia emergente non seguirà l’esempio.

Copertina: Getty Images/unsplash