Il futuro secondo Davos: dalle promesse di “abbondanza” tecnologica alle nuove fratture
Gli interventi più significativi del World economic forum che hanno provato a immaginare il domani: Georgieva sull’AI, Musk e Fink sugli umani e i robot, Lagarde sullo stato delle democrazie.
In una Davos investita dal ciclone Trump, dove le società Usa arruolate dal tycoon (Meta, Amazon, Palantir e Coinbase) hanno monopolizzato il World economic forum (19-23 gennaio), il futuro è stato molto presente. Nei corridoi, nei dibattiti geopolitici, nei panel sull’intelligenza artificiale, nelle preoccupazioni per la democrazia, nei grafici sui rischi globali.
Il dibattito sul futuro ha preso il via già dalla sessione inaugurale dell’Open forum, la parte pubblica della settimana di Davos, il cui titolo era: “Quale 2050 vogliamo?”. È qui che Agnès Callamard, segretaria generale di Amnesty International, ha pronunciato una delle frasi più forti dell’intero Forum: “Se non riusciamo a immaginare il 2050 senza la distruzione del mondo, se non abbiamo la forza di essere come la generazione del 1945 che ha reinventato il mondo dopo la Seconda Guerra Mondiale, non raggiungeremo quella data”.
Il ritorno delle grandi potenze
Sul futuro dell’ordine internazionale, i toni sono stati netti. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato apertamente di una nuova fase di “politica delle grandi potenze”, segnata da rivalità geopolitica e uso crescente della forza. Ma ha avvertito che “la nostra più grande forza resta la capacità di costruire partnership e alleanze tra pari basate sulla fiducia e sul rispetto reciproci”. Ancora più esplicito il primo ministro canadese Mark Carney, che ha sottolineato la fine dell'ordine mondiale basato sulle regole: “Le potenze medie devono agire insieme perché se non siamo al tavolo, siamo nel menu”. Carney ha poi dato prova di ottimismo, dicendo che “il vecchio ordine non tornerà, ma non dovremo rimpiangerlo. Crediamo che dalla frattura possiamo costruire qualcosa di più grande e più giusto”. Nel frattempo, ha aggiunto, il Canada e le altre potenze intermedie si stanno adattando, costruendo un'autonomia strategica e mantenendo al contempo valori quali i diritti umani e la sovranità.
Democrazia e fiducia
Sullo stato di salute delle democrazie è intervenuta la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde: “Costruire fiducia richiede tempo, mentre basta pochissimo per eroderla. La fiducia è stata intaccata, forse un po’, forse molto. Ma il nostro dovere, nello spirito del dialogo, è senza dubbio quello di ricostruire ciò che può essere stato compromesso”. E ha aggiunto un passaggio importante sul modo in cui interpretiamo il futuro: “Come istituzioni che producono dati e analisi su ciò che accade, abbiamo la responsabilità di distinguere i segnali dal rumore: è così che si mantiene la fiducia”.
Tecnologia: abbondanza o frattura?
Uno dei dialoghi più seguiti è stato quello tra Elon Musk e Larry Fink. Il Ceo di Tesla e Space X ha delineato una visione radicalmente ottimista: se l'intelligenza artificiale, la robotica e l'energia solare potessero essere impiegate in modo più ampio, si potrebbe dar vita a un'era di “abbondanza globale” senza precedenti. Secondo Musk la produttività economica futura potrebbe essere calcolata moltiplicando la produttività media di un robot per il numero di robot impiegati.
Ma Fink, Ceo di BlackRock e co-presidente ad interim del board di Davos, ha posto un tema: “Se l'intelligenza artificiale fa al lavoro intellettuale ciò che la globalizzazione ha fatto a quello manuale, dobbiamo affrontarlo direttamente”. Qual è lo scopo degli esseri umani, ha proseguito, in un mondo in cui vengono superati numericamente dai robot?
Musk, pur riconoscendo i rischi, ha risposto con ottimismo: “Siamo nel periodo più interessante della storia”.
Lo “tsunami” dell’AI
Sul futuro del lavoro la previsione più dura è arrivata da Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo monetario internazionale (Fmi). Secondo una ricerca della sua organizzazione, l’AI potrebbe trasformare o eliminare il 60% dei posti di lavoro nei Paesi avanzati. L’impatto sarà particolarmente forte sui giovani, visto che le mansioni eliminate ricadranno molto nelle professioni entry-level. “È come uno tsunami che si abbatte sul mercato del lavoro”, ha aggiunto.
Lavoro e AI: dal progresso esponenziale allo stallo, quattro scenari possibili per il 2030
Un paper del World economic forum incrocia l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e la preparazione della forza lavoro. Dalle traiettorie di queste variabili emergono futuri molto diversi tra loro.
Sovranità digitale e cybersicurezza
Accanto all’AI, uno dei grandi temi dell’innovazione è stato quello della sovranità digitale. Dove devono risiedere i dati? Sotto quali regole? E chi controlla i dati center del mondo? Molti partecipanti hanno invocato una sorte di "Convenzione di Vienna del digitale”, un quadro normativo standardizzato che permetta di usare infrastrutture estere mantenendo il controllo sui set di dati sensibili.
Sul fronte cyber, un nuovo rapporto presentato a Davos ha mostrato che quasi due terzi delle aziende considerano oggi gli attacchi informatici motivati da ragioni geopolitiche. Cresce il rischio di spionaggio e distruzione di infrastrutture critiche nazionali. Solo un’impresa su tre ritiene di poter neutralizzare incidenti gravi. Qui l’intelligenza artificiale gioca su entrambi i fronti: sta portando gli attacchi a un livello superiore, ma rafforza anche le strategie difensive.
Prima dell'inizio dell'incontro annuale, il Forum ha pubblicato il Global Risks Report 2026. Quest’anno i segnali sono chiari: aumentano frammentazione geoeconomica e polarizzazione sociale, mentre gli eventi meteorologici estremi scendono dal secondo al quarto posto della classifica, ma solo perché i rischi politici e sociali sono diventati più urgenti.
Copertina: Ansa