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Lavoro e AI: dal progresso esponenziale allo stallo, quattro scenari possibili per il 2030

Un paper del World economic forum incrocia l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e la preparazione della forza lavoro. Dalle traiettorie di queste variabili emergono futuri molto diversi tra loro.

martedì 27 gennaio 2026
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Nel 2030 l’intelligenza artificiale potrebbe aver trasformato in modo radicale il lavoro, ma non in un’unica direzione. A esplorare le diverse traiettorie è il World economic forum nel paper “Four futures for jobs in the new economy: AI and Talent in 2030”, pubblicato a gennaio 2026. Il documento è il secondo output della Scenarios for the Global Economy Dialogue Series e utilizza l’analisi di scenario per aiutare imprese e decisori a orientarsi tra rischi, opportunità e incertezze legate all’impatto dell’Ai sul lavoro e sull’economia globale.

Secondo il sondaggio condotto su oltre 10mila dirigenti a livello globale, oggi il 54% dei dirigenti si aspetta che l’AI sostituisca posti di lavoro esistenti, mentre solo il 24% prevede la creazione di nuove occupazioni. Quasi il 45% indica un aumento dei margini di profitto come effetto probabile, ma appena il 12% ritiene che l’Ai porterà a salari più alti. Nel frattempo, la diffusione dell’Ai nelle imprese è cresciuta rapidamente: dall’uso in almeno una funzione nel 55% delle aziende nel 2022 all’88% nelle stime più recenti.

Incrociando la velocità dei progressi in ambito AI e la preparazione della forza lavoro, il Wef delinea quattro scenari per il 2030.

Supercharged Progress: produttività record, nuovi squilibri

Nel primo scenario l’AI evolve in modo esponenziale e la forza lavoro è ampiamente preparata. La produttività cresce rapidamente, l’innovazione accelera e molte attività vengono svolte da sistemi di AI agentica coordinati dagli esseri umani. Emergono nuove professioni e i lavoratori assumono ruoli di supervisione e orchestrazione di portafogli di macchine intelligenti. Non mancano però le criticità: numerose occupazioni scompaiono, la polarizzazione salariale aumenta e i sistemi di welfare, così come le regole etiche e di governance faticano a tenere il passo con la velocità del cambiamento tecnologico.

The Age of Displacement: automazione senza adattamento

Nel secondo scenario l’AI avanza rapidamente, ma la forza lavoro non riesce ad adattarsi. Le imprese accelerano l’automazione per compensare la carenza di competenze, sostituendo i lavoratori più velocemente di quanto i sistemi educativi riescano a riqualificarli. Ne derivano forti aumenti di produttività, ma anche disoccupazione strutturale, calo della fiducia dei consumatori e crescente instabilità sociale. Il report evidenzia inoltre il rischio di una forte concentrazione di potere economico e tecnologico in poche grandi piattaforme globali.

Co-Pilot Economy: l’AI come supporto al lavoro umano

Il terzo scenario descrive un’evoluzione più graduale dell’AI, accompagnata da una diffusione ampia delle competenze. L’intelligenza artificiale viene utilizzata soprattutto per affiancare il lavoro umano, automatizzando compiti ripetitivi e lasciando alle persone attività decisionali, relazionali e creative. I processi produttivi cambiano in modo incrementale, aumentano i ruoli ibridi e cresce la domanda di competenze trasversali. In questo contesto i mercati del lavoro risultano più dinamici e resilienti, pur con differenze tra settori e territori.

Stalled Progress: innovazione a metà e nuove disuguaglianze

Nell’ultimo scenario l’AI progredisce lentamente e le competenze restano insufficienti. Le imprese utilizzano l’automazione per colmare carenze di personale, ma senza una vera trasformazione dei modelli organizzativi. La crescita economica risulta disomogenea e concentrata in poche aree, mentre aumentano le disuguaglianze e si restringono le opportunità di accesso al lavoro, in particolare per i profili più giovani e meno qualificati.

Consigli strategici

Il report del World economic forum si chiude con un elenco di consigli strategici per aiutare le imprese a prepararsi a qualsiasi scenario, indipendentemente da come evolveranno l’AI e il mercato del lavoro. Tra questi, la necessità di iniziare in piccolo, costruire rapidamente, scalare ciò che funziona; allineare le strategie tecnologiche e di gestione dei talenti; investire nella collaborazione uomo-AI e nei flussi di lavoro agentici

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Copertina: Getty Images/unsplash