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Dopo gli strabilianti progressi dell’AI nel 2025, che cosa aspettarsi quest’anno?

L’AI Index 2025 della Stanford University fotografa un’intelligenza artificiale sempre più matura, diffusa e integrata nei processi economici e sociali. Gli esperti indicano ora tre direttrici per il 2026: sistemi agentici, robotica fisica e gemelli digitali.

lunedì 19 gennaio 2026
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Il 2025 segna un passaggio chiave nella traiettoria dell’intelligenza artificiale: da tecnologia emergente a infrastruttura diffusa. A certificarlo non sono solo le applicazioni che ormai permeano la vita quotidiana, ma anche i dati sistematizzati dall’AI Index Report 2025 pubblicato dalla Stanford University della California. Lo studio fotografa un ecosistema che ha superato la fase sperimentale: modelli sempre più grandi e multimodali, capacità di calcolo in forte espansione, investimenti pubblici e privati senza precedenti, adozione crescente in sanità, finanza, industria, ricerca e pubblica amministrazione. L’AI non è più un insieme di strumenti isolati, ma un fattore strutturale dello sviluppo economico e sociale globale.


Fig.1 Esempio di potenza di calcolo dell’AI nel tempo

I pilastri che sostengono l’AI del presente

A sostenere questa accelerazione non c’è un singolo salto tecnologico, ma una combinazione di elementi che nel 2025 hanno trovato una nuova stabilità. Crescono la disponibilità di dati e le capacità di elaborarli, migliorano le architetture dei modelli, aumenta l’integrazione tra sistemi digitali e processi reali. Allo stesso tempo emergono vincoli sempre più evidenti: costi energetici, limiti infrastrutturali, esigenze di sicurezza, governance e regolazione. Il quadro che ne risulta è quello di un’intelligenza artificiale più potente ma anche più “responsabile”, costretta a confrontarsi con l’impatto sul lavoro, con i rischi di affidabilità e con la necessità di guadagnare fiducia. È su queste fondamenta che l’AI del 2025 diventa accessibile, scalabile e pronta a compiere il passo successivo.


Fig.2 Aumento degli investimenti privati nell’AI generativa

Cresce anche la competizione tra le superpotenze: gli Stati Uniti sono ancora leader nella produzione di modelli di AI di alto livello, ma la Cina sta colmando il divario in termini di prestazione. Nel frattempo, Pechino continua a primeggiare nelle pubblicazioni e nei brevetti di intelligenza artificiale. Allo stesso tempo, lo sviluppo dei modelli è sempre più globale, con lanci di rilievo da regioni come il Medio Oriente, l'America Latina e il Sud-est asiatico.

Dal presente al 2026

È dentro questo quadro di maturazione che prendono forma le traiettorie più probabili del 2026. Proprio queste possibili declinazioni sono state dibattute nella trasmissione Media e dintorni di Radio Radicale, condotta da Emilio Targia con l’intervento di Edoardo Fleischner, analista e docente all'Università degli Studi di Milano. Secondo l’esperto l’anno prossimo l’intelligenza artificiale assumerà tre “colori” principali, che non rappresentano una rottura con il presente, ma la sua evoluzione naturale. Il primo è quello dell’intelligenza artificiale agentica: sistemi capaci non solo di rispondere a richieste, ma di agire autonomamente, coordinando processi complessi, prendendo decisioni operative e sostituendo intere catene di attività umane. Il secondo è quello dell’intelligenza artificiale fisica, incarnata nella robotica avanzata, che esce dai contesti industriali controllati per entrare nelle case, nei magazzini, nei servizi. Il terzo è quello dei gemelli digitali, in particolare in ambito sanitario, dove simulazioni sempre più sofisticate del corpo umano aprono nuovi scenari per la prevenzione, la diagnosi e la personalizzazione delle cure.

Un’accelerazione coerente

Queste tre direttrici sono il risultato diretto dei pilastri consolidati nel 2025: modelli più affidabili, maggiore integrazione tra software e mondo fisico, capacità di simulazione sempre più realistiche, domanda crescente di automazione intelligente. Nei prossimi dodici mesi l’AI non diventerà improvvisamente “cosciente” o onnipotente, ma sarà sempre più capace di fare cose, non solo di suggerirle. Il passaggio cruciale sarà dall’assistenza all’azione, dall’analisi all’esecuzione autonoma. Il 2026 si profila così come l’anno in cui l’intelligenza artificiale renderà visibile il suo impatto più profondo: meno promesse, più operatività, dentro sistemi economici e sociali già pronti ad assorbirla.

Scarica l’AI Index Report 2025

Foto di Igor Omilaev su Unsplash