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Nel 2050 l’Asia emergente sarà il principale motore dell’economia globale

Le proiezioni di lungo periodo di Goldman Sachs: il peso relativo dell’Occidente diminuisce, rallenta la Cina ma India, Bangladesh e Filippine daranno nuovo slancio al continente asiatico.

giovedì 15 gennaio 2026
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Nel 2050 la mappa dell’economia globale sarà profondamente diversa da quella che conosciamo oggi. È quanto emerge dalle proiezioni di lungo termine di Goldman Sachs secondo cui il centro di gravità si sposterà dalle economie avanzate verso i Paesi emergenti dell’Asia, segnando la fine di un ordine economico dominato dall’Occidente. Il Prodotto interno lordo mondiale potrebbe superare i 227 mila miliardi di dollari, ma soprattutto cambierà chi ne deterrà la quota maggiore. Nel 2000 i Paesi sviluppati producevano più del 77% del Pil globale. Entro il 2050 la loro quota potrebbe scendere a poco più di un terzo, mentre l’Asia, escludendo i mercati già sviluppati come Giappone, Corea del Sud e Singapore, arriverebbe da sola a rappresentare circa il 40% dell’economia mondiale.


Fig.1 L’economia globale nel 2050

Un’Asia policentrica

L’ascesa asiatica non sarà però una semplice prosecuzione del “miracolo cinese”. La Cina resterà una potenza economica centrale, ma con caratteristiche sempre più simili a quelle di un’economia matura: crescita più lenta, popolazione che invecchia, pressioni strutturali legate a debito e produttività. Le stime indicano che, nella seconda metà del secolo, i tassi di crescita percentuali dell’economia cinese potrebbero risultare inferiori a quelli statunitensi. Il contributo arriverà da un gruppo più ampio di Paesi. India, Bangladesh e Filippine potrebbero registrare tassi di crescita più elevati, trainati da popolazioni giovani, urbanizzazione accelerata, espansione della forza lavoro e potenziali salti di produttività. In questo scenario, l’Asia del 2050 sarà sempre meno un’economia a un solo motore e sempre più un sistema policentrico, con il Sud e il Sud-Est asiatico in primo piano.

America Latina: un potenziale inespresso

L’America Latina rischia invece di occupare una posizione più marginale rispetto alle previsioni formulate in passato, con una quota di Pil globale stimata intorno al 7%. Nonostante risorse naturali, agricoltura, energie rinnovabili e turismo, molte economie della regione hanno sofferto una combinazione di instabilità politica, bassa produttività e crisi cicliche. Questo non implica una scomparsa della regione dal radar globale, ma indica che senza riforme strutturali e investimenti coerenti il divario con le aree a crescita più rapida continuerà ad ampliarsi.

L’ago della bilancia

Europa centro-orientale, Medio Oriente e Africa potrebbero arrivare a generare insieme circa il 17% del Pil mondiale. È un’area estremamente eterogenea, ma strategica per gli equilibri futuri. L’Africa combina crescita demografica e giovani popolazioni con enormi sfide occupazionali; il Medio Oriente dovrà accelerare la diversificazione economica in un mondo che riduce la dipendenza dai combustibili fossili; l’Europa centro-orientale può continuare il percorso di convergenza se manterrà integrazione e qualità istituzionale. In prospettiva, questa macro-regione potrebbe diventare una delle principali variabili di equilibrio dell’economia globale, con ampi margini di crescita ma anche forti rischi.

Le economie avanzate restano centrali, ma cambiano ruolo

Gli Stati Uniti, l’Europa occidentale, il Giappone e gli altri mercati sviluppati continueranno a produrre una quota enorme di ricchezza in valore assoluto. Tuttavia, il loro peso relativo sarà molto inferiore rispetto al passato. L’innovazione resterà un punto di forza, ma la crescita sarà più contenuta, frenata dall’invecchiamento demografico e da livelli di reddito già elevati. Più che il “centro” del mondo, le economie avanzate diventeranno uno dei poli di un sistema globale molto più distribuito.

Le scelte che contano oggi

Guardando al 2050, la crescita dei prossimi decenni si concentrerà soprattutto nei Paesi emergenti. Demografia, investimenti in istruzione, infrastrutture, salute e tecnologia faranno la differenza tra chi saprà cogliere le opportunità e chi resterà indietro. Le proiezioni non sono certezze, ma indicano una direzione. Per imprese, investitori e decisori pubblici, il futuro non sarà solo una questione di adattamento a nuovi mercati, ma di capacità di leggere in anticipo un mondo più asiatico, più multipolare e più interdipendente. È lì che si giocheranno le principali partite economiche delle prossime generazioni.