La crescita disordinata delle città può togliere l’acqua potabile a 220 milioni di persone
Una ricerca internazionale mostra che la forma delle realtà urbane incide su costi, accesso e qualità dei servizi idrici. Crescere in modo compatto può fare la differenza, tra inclusione e nuove disuguaglianze.
Entro il 2050 centinaia di milioni di persone potrebbero vivere in città senza accesso all’acqua corrente e ai servizi igienico-sanitari. Non per mancanza fisica della risorsa, ma per come le città sono cresciute e continuano a crescere. È questa la conclusione dello studio “Urban sprawl is associated with reduced access and increased costs of water and sanitation”, condotto da Complexity Science Hub di Vienna e Banca mondiale, e pubblicato su Nature Cities. La ricerca si basa su un’analisi comparativa che ha preso in esame oltre 100 città in Asia, Africa e America Latina. Sono stati incrociati dati su 183 milioni di edifici con più di 125 mila indagini sulle famiglie, mettendo in relazione la forma urbana con l’accesso ai servizi idrici e fognari, i costi dell’acqua e la prossimità alle infrastrutture essenziali.
Secondo i ricercatori, l’espansione urbana rapida e disordinata, il cosiddetto urban sprawl, rende sempre più costoso ed inefficiente portare acqua e fognature alle persone. Viceversa città più compatte e dense facilitano l’accesso ai servizi essenziali, senza richiedere necessariamente maggiori investimenti infrastrutturali.
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Per rendere confrontabili città molto diverse per dimensione e contesto, lo studio ha introdotto due indicatori chiave:
- la remoteness: che misura quanto le diverse aree urbane siano distanti dal centro cittadino;
- la sparseness: un indice che descrive quanto la popolazione sia distribuita in modo compatto o disperso nello spazio urbano.
L’analisi mostra una correlazione netta: le aree meno lontane dal centro registrano in media redditi più elevati, una maggiore vicinanza alle infrastrutture critiche e livelli più alti di accesso all’acqua corrente e ai servizi igienico-sanitari. Nelle città più disperse i costi dell’acqua aumentano sensibilmente e la quota di popolazione servita dalla rete idrica si riduce in modo significativo, fino a dimezzarsi rispetto ai contesti più compatti.
I tre scenari
Per capire come potrebbe evolvere l’accesso all’acqua nei prossimi decenni, i ricercatori hanno simulato tre possibili modalità di crescita urbana per città destinate a raddoppiare la popolazione entro il 2050.
Nel primo scenario, definito di crescita compatta, le città aumentano la densità abitativa e riempiono gli spazi già urbanizzati. È l’ipotesi più favorevole dal punto di vista dei servizi: in questo caso fino a 220 milioni di persone in più potrebbero avere accesso all’acqua potabile e 190 milioni ai sistemi fognari rispetto a un modello di espansione periferica.
Il secondo scenario, di crescita persistente, ipotizza invece che le città continuino a svilupparsi seguendo le tendenze attuali. In questa configurazione, i livelli di accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari restano sostanzialmente stabili: non migliorano in modo significativo, ma non peggiorano nemmeno, replicando nel tempo le disuguaglianze già esistenti.
Il terzo scenario, di crescita orizzontale, prevede un’espansione verso l’esterno, con nuovi quartieri sempre più lontani dal centro. È l’ipotesi più critica. In questo caso la quota di popolazione servita dalla rete idrica e fognaria diminuisce e i costi aumentano: nelle città più disperse le bollette dell’acqua risultano già oggi fino al 75% più alte rispetto ai contesti più compatti.
Vivere lontano dal centro urbano non significa solo fare più strada. Significa anche avere il 40% in meno di accesso alle infrastrutture critiche. Ogni nuovo quartiere periferico richiede chilometri aggiuntivi di tubazioni, maggiore pressione sulle reti e costi operativi più elevati. La rete idrica, spiegano i ricercatori, si comporta come un elastico: più si allunga, più perde efficienza.

Africa e Asia: dove il rischio è più alto
L’impatto maggiore riguarda Africa e Asia, dove la popolazione urbana è destinata a crescere rapidamente entro il 2050. In Africa si passerà da 550 milioni di abitanti urbani nel 2018 a quasi 1,5 miliardi, mentre in Asia la crescita sarà meno rapida, ma comunque significativa. Proprio in Africa le città risultano già oggi più disperse: solo il 12% della popolazione vive in aree centrali, rispetto al 23% in Asia. In contesti caratterizzati da scarse precipitazioni o da suoli con una bassa capacità di trattenere acqua, l’espansione orizzontale rende l’accesso alla rete idrica sempre meno probabile per le famiglie che vivono nelle periferie più lontane.
La ricerca chiarisce infine un punto cruciale: densificare, da solo, non è sufficiente. Aree molto dense come alcune baraccopoli di Nairobi, Rio de Janeiro o Città del Messico restano prive di servizi igienico-sanitari adeguati. La differenza la fa la capacità amministrativa di trasformare la densità in infrastruttura funzionante. Come sottolinea il coordinatore dello studio, Rafael Prieto-Curiel, la forma urbana è una variabile tecnica e politica allo stesso tempo. Pianificare città più compatte significa rendere le reti più efficienti, ridurre i costi e limitare la formazione di nuove disuguaglianze.
Copertina: Matt Jones/unsplash