Spiritualità 2.0: in Cina l’AI trasforma la tradizionale arte della divinazione
Gratuito e sempre disponibile, il sistema di DeepSeek per interrogare il futuro fornisce risposte ai giovani disillusi. Nel mondo, tecnologia e spiritualità si integrano, tra sermoni scritti con l’AI, avatar di Gesù e robot buddisti.
Sempre più giovani cinesi hanno iniziato a utilizzare DeepSeek per svolgere pratiche di divinazione tradizionali e prevedere il proprio futuro. Solo a febbraio su WeChat, il principale social network cinese, sono stati pubblicati oltre due milioni di post riferiti alla “divinazione di DeepSeek”: gli utenti condividono i risultati della divinazione e le istruzioni per creare il prompt perfetto. “L’ascesa della divinazione su DeepSeek arriva in un periodo di ansia e pessimismo diffuso in tutta la società cinese” scrive la Mit technology review. L’economia cinese continua a crescere al ritmo più basso da decenni e il tasso di disoccupazione giovanile, che nel 2024 è stato pari al 16%, preoccupa molto. Sui social media i giovani si definiscono “l’ultima generazione”, riferendosi alla decisione di molti di non sposarsi e non avere figli a causa dell’incertezza del futuro.
L’arte della divinazione in Cina risale all’antichità, quando per conoscere in anticipo l’esito di una battaglia o il raccolto agricolo venivano utilizzate le cosiddette ossa oracolari. Tra le tecniche tradizionali cinesi c’è il BaZi (i “quattro pilastri del destino) che analizza il mese, il giorno e l’orario di nascita di una persona e valuta l’equilibrio dei cinque elementi (acqua, fuoco, terra, legno, metallo) per prevederne il destino, le relazioni, lo sviluppo professionale e il successo economico. Ad esempio, a una persona con tanto “legno” nella propria vita potrebbe essere consigliato cercare un lavoro in un ambito considerato “fuoco”, come il settore tech o dell’intrattenimento.
Per molti giovani consultare il sistema di divinazione di DeepSeek è ormai diventata una pratica quotidiana: rispetto alla consultazione con un indovino, che può costare oltre 60 euro, l’intelligenza artificiale è gratuita e accessibile in qualsiasi momento della giornata. Per alcuni utenti, però, DeepSeek fornisce risposte troppo generiche, e non la divinazione personalizzata che solo una sensibilità umana può offrire.

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In Cina, inoltre, la religione e la spiritualità sono strettamente controllate dal governo e tradizionalmente confinate alla sfera privata: ad esempio, non è permesso diffondere contenuti online su Islam e cristianesimo, culti che è possibile praticare solo in luoghi designati dal governo. Le pratiche di divinazione tradizionale esistono in una zona legale grigia, ma i post online sul tema vengono spesso censurati.
L’integrazione di pratiche religiose e spirituali con la tecnologia e l’intelligenza artificiale rappresenta un fenomeno in crescita anche in altri Paesi. In una chiesa di Lucerna, in Svizzera, per alcuni mesi è stato attivo il progetto “Deus in machina”, un avatar con le sembianze di Gesù in grado di fornire risposte in cento lingue diverse, generate grazie all’Ai. In un tempio a Kyoto, in Giappone, a fornire insegnamento sul buddismo c’è Mindar, un robot che rappresenta Kannon, la divinità della compassione. A Houston, negli Stati Uniti, il rabbino Josh Fixler sta sperimentando “Rabbi Bot”, un chatbot in grado di scrivere e leggere i sermoni, riproducendo la voce stessa del rabbino. E online esistono chatbot creati per rispondere alle domande di fedeli cristiani, ebrei, musulmani e buddisti.
L’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambiti spirituali solleva alcuni interrogativi sui rischi che può comportare. Preoccupa in particolare la tendenza dell’intelligenza artificiale a generare “allucinazioni”, ovvero frasi inesatte o prive di fondamento che potrebbero portare le persone a interpretazioni e comportamenti sbagliati.
Copertina: vitalina/pexels