L'investimento sui giovani salva la vita, e rende tutti felici
La tutela delle future generazioni richiede un forte investimento su giovani e formazione. Scuola, salute, sport e cultura sono strumenti necessari per costruire una società più equilibrata e sostenibile.
Si parla sempre più spesso della tutela delle future generazioni. Nel 2022 questo tema è entrato anche nella Carta Costituzionale, e verso la fine del 2025 il legislatore ha affermato che “le leggi della Repubblica promuovono l’equità intergenerazionale, anche nell’interesse delle future generazioni”. Tutto ciò non solo per proteggere, ma anche per favorire le loro opportunità di sviluppo. Peraltro anche la prima Dichiarazione dei diritti del fanciullo - di un secolo fa - affermava che “l’umanità deve dare ai bambini quanto di meglio ha da offrire”.
Al di là di queste attenzionalità, il periodo sociale che stiamo attraversando sta invece testimoniando della complessità che i giovani stanno attraversando: abbandono a se stessi, formazione non completata, nessun intervento di rimedio, attraversamento di un periodo socio-economico complesso che ha riservato per molti di essi una sorta di caduta nel precariato. Situazione con conseguenze gravi, perché non accettata, e che ha prodotto contrapposizioni, interruzione di relazionalità, assenza di etica, chiusure in se stessi, indifferenza crescente per i vari problemi sociali che peraltro hanno anche a che fare con la Sostenibilità, e con l’indifferenza verso i relativi problemi.
Quindi, al di là di quanto le leggi stanno prevedendo, in realtà si nota un sostanziale abbandono del tema. Si notano forti distrazioni per il mondo giovanile, sul quale invece va previsto il massimo dell’investimento. Le famiglie di certo non devono essere sostituite, ma vanno aiutate e coinvolte in un progetto di grande interesse e valore per tutti. Aiutarle ad investire sui figli, con importanti interventi da parte dello Stato.
La rilevanza sociale dei giovani
I giovani sono coloro che nel prossimo futuro, diventando adulti, gestiranno il mondo. Quindi fare in modo che entrino nell’adultità formati nel modo migliore, perché il futuro di tutti sia gestito nel modo migliore, è il vero obiettivo della nostra esistenza.
Questo obiettivo deve riguardare tutti i giovani, indipendentemente dall’origine sociale. Nessuno deve essere abbandonato, perché il futuro sociale sarà positivo ed interessante solo se ci sarà il contributo positivo di tutti, ed assenza di contrapposizioni.
Quindi la formazione di tutti i giovani, nei primi 23-25 anni della propria esistenza, è la prima esigenza fondamentale per una società che abbia l’obiettivo di vivere nel benessere e nella felicità collettiva. E l’investimento completo e ben sviluppato deve prendere in considerazione tutti i giovani, indipendentemente dalle risorse economico-culturali delle famiglie di origine. Se le famiglie dovessero avere problemi di varia natura - economico e/o culturale -, dovrebbero essere assistite (a fondo perduto), perché tutti gli individui avranno un ruolo nel futuro sociale, ed è necessario che tutti abbiano un ruolo positivo per la società.
Lo Stato dovrà investire? Sì certo, ma rappresenterà l’investimento migliore in assoluto, con i più grandi ritorni di benessere fisico, mentale, ed economico per l’intera comunità. Che poi è l’unico e vero grande obiettivo che abbiamo.
Quali investimenti?
Tutto il sistema prospettico della vita, in qualsiasi manifestazione, dipende dalla saggezza dei pensieri, dei progetti, delle decisioni e dei comportamenti degli individui.
Quindi l’investimento sociale basico è l’individuo, che è fatto di corpo e di mente. Vivrà prospetticamente 90-100 anni, ma i veri e basici investimenti nel corpo e nella mente sono quelli che verranno fatti nei primi 23-25 anni. Cioè nella “costruzione” dell’individuo, che deve essere fatta con la cultura (scuola). Con una attenzione elevata in tutte le fasi della crescita, ed in particolare nella fase adolescenziale, quando il soggetto avvia la costruzione finale della propria individualità.
Entrambi gli ingredienti basici – il corpo e la mente – dovranno essere oggetto della massima attenzione, e di tutti i più corretti investimenti in tutta la fase formativa, per tutte le fasi della scuola.
Gli investimenti sul corpo
Qualche parola relativa agli investimenti sul corpo: si potrebbe parlare anche della sua gradevolezza formale, di indubbia utilità per la propria esistenza, ma nelle presenti considerazioni diamo la priorità alle componenti salutistiche e di soddisfazione personale. Si fa riferimento sia all’alimentazione, che alla attività fisica, soprattutto in logiche sportive.
Che l’alimentazione sia fondamentale per la salute è indubbio: la salute per l’individuo è prioritaria, e lo deve essere nelle varie attenzioni. La gradevolezza dell’alimentazione è indubbiamente un obiettivo basico, ma non deve contrastare con la salute, che è fortemente condizionante l’esistenza. Nella formazione culturale dell’individuo, l’alimentazione deve quindi avere un ruolo importante.
L’attività fisica / lo sport ha un ruolo altrettanto primario. In particolare la pratica dello sport rappresenta un’esigenza difficilmente sostituibile, perché ha tre obiettivi troppo importanti:
- Contribuisce alla salute, ed alla soddisfazione del proprio status fisico, anche formale
- Rende intimamente felici; massimamente se si pratica attività sportiva
- Consente e agevola una relazionalità positiva con gli altri praticanti (la relazionalità è vita)
Questi due temi – alimentazione ed attività fisica – per l’individuo e per la società, sono due tematiche che devono entrare obbligatoriamente nella formazione scolastica.
Gli investimenti sulla mente
La scuola, per tutte le fasi della sua durata – diciamo dai 3 ai 23 anni – ha un ruolo fondamentale per tutta la propria esistenza, per la propria felicità, e per quella del contesto sociale in cui si vivrà.
La scuola è l’investimento più importante, perché costruisce le basi della vita, e dà origine agli strumenti per poterla vivere nel migliore dei modi.
Quando si viene al mondo, la natura ci riserva “tre ambiti” in cui vivere, senza poterne escludere alcuno:
- “Se stessi”: si presuppone che vengano fatti tutti gli investimenti per vivere al meglio con se stessi
- Gli “altri individui”: si presuppone che si attivino i valori e le tecniche per massimizzare la positività relazionale. Gli altri sono per noi indispensabili – e l’etica è vitale - perché la natura ci ha imposto la complementarietà, sia per la vita fisica che mentale
- Il “contesto ambientale”: non si può vivere se non c’è un contesto fisico che ce lo consenta.
La scuola, oltre che dare le più corrette indicazioni e coinvolgimenti anche operativi per gestire bene il corpo – alimentazione ed attività fisica/sport –, deve sviluppare tutte le migliori strategie e tecniche per alimentare la mente - nel modo più corretto e completo - di tutti gli ingredienti culturali che sono fondamentali per vivere bene, ed ottimalizzare i “tre ambiti”.
Purtroppo in questi anni i segnali che si constatano non sono positivi: non c’è passione per lo studio, non c’è coinvolgimento (il 75% ha un rapporto non del tutto positivo con la scuola), c’è elevata interruzione, e spesso difficoltà di inserimenti professionali soddisfacenti, e forti delusioni. Che come si è detto hanno anche provocato chiusura in se stessi, distanziamento dagli altri e dal loro rispetto, assenza di etica.
È necessaria l’adozione di tecniche che facciano innamorare tutti dello studio, fino al completamento, per raggiungere i “tre ambiti” cui si faceva cenno:
- Con il completamento degli studi ci si appropria di “se stessi”: si acquisisce sicurezza, capacità di gestirsi, resilienza, preparazione professionale con prospettive interessanti;
- Si acquisisce il vero valore che dà rilevanza ed attrattività alla relazionalità con gli altri, che è vita: senza gli altri non si può vivere, da nessun punto di vista. Si fa riferimento all’empatia ed all’etica;
- Si acquisisce il senso del rispetto per il contesto in cui si vive – ambiente – e si rispettano tutte le tematiche della Sostenibilità.
Come deve essere la scuola
Come si è già accennato, la scuola deve accompagnare l’individuo in tutte le fasi formative, fino all’ingresso nell’adultità. Diciamo fino ai 23-25 anni. E lo deve accompagnare in modo coinvolgente ed affascinante: l’ippocampo si attiva, ci si innamora dello studio, e si completa la formazione.
Ci siamo già occupati più volte di questo tema. Ricordiamo in modo sintetico le proposte già fatte, frutto di studi significativi, e di esperienze di successo già sviluppate in altri Paesi:
- I Docenti: in ogni momento della docenza, la tecnica utilizzata deve avere l’obiettivo di coinvolgere anche emotivamente lo studente: essere dalla sua parte, con disponibilità di aiuti anche personalizzati, assenza di severità, rigidità. Essere dalla parte dello studente, suscitare interesse e possibilmente entusiasmo, è la tecnica più efficace. E’ anche la tecnica che invoglia alla prosecuzione degli studi fino al termine, con forti giovamenti professionali;
- Essendo questa la tecnica che favorisce l’inseminamento della cultura, ne conseguono forti giovamenti anche relazionali: l’etica - il rispetto degli altri - è prodotta dalla cultura;
- Insegnare il valore della relazionalità con gli altri: oltre all’etica, favorita dalla cultura, in molti Paesi viene insegnata anche l’empatia in modo serio ed attento; ciò avviene nei primi 8-10 anni della frequentazione scolastica. L’empatia è fondamentale: introduce l’etica;
- Avviare l’apprendimento – nelle prime fasi, fino alle medie inferiori – anche con tecniche collaterali che allenano il cervello alla gestione della complessità, per facilitare poi lo studio e l’assimilazione. La tecnica più seguita in questi casi riguarda l’insegnamento della musica (a partire dai 3 anni); tecnica complessa, utile per il cervello, ma in ogni caso anche gradevole. Circa la sua indispensabilità – non solo per la parte iniziale e formativa dell’esistenza - va anche segnalato che la musica catalizza la positività, cioè predispone a una apertura più positiva nei confronti della vita: di sé stessi, degli altri, e del contesto sociale in cui si vive. E’ un veicolo di generazione sociale: fa cambiare in modo positivo tutte le percezioni. Le ricerche sociologiche lo dimostrano in modo significativo.
L’adozione di queste tecniche – nei Paesi che le hanno adottate – ha prodotto un effettivo innamoramento dello studio, ed il completamento della formazione da parte della grande maggioranza (i laureati sono il triplo rispetto all’Italia).
Con anche conseguenze sociali molto interessanti: quasi assenza di reati. E aggiuntivamente: non precarietà né depressioni, ma soddisfazioni professionali.
Copertina: Krists Luhaers/unsplash