Un patto sociale per uno sviluppo sostenibile

Ripartiamo dalla centralità del lavoro e della dignità della persona. La parola chiave deve essere partecipazione.

di Annamaria Furlan

6 luglio 2020

Gli Stati Generali dell'economia sono stati indubbiamente un momento utile di confronto ed una opportunità assolutamente positiva per poter analizzare la difficile situazione che il nostro paese sta vivendo dal punto economico e sociale a causa della pandemia. Molti degli obiettivi indicati dal governo nel suo documento programmatico sono condivisibili ed erano inseriti nella piattaforma sindacale unitaria. Ma ora abbiamo bisogno di concretezza e di rapidità negli interventi, come ha ricordato giustamente il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Siamo davanti ad un momento davvero grave e complicato per la storia del nostro Paese che si accompagna ad un bisogno di cambiamento che si sente da molto tempo. Ecco perché non possiamo sprecare questa occasione e questa opportunità positiva per ricostruire e cambiare l'Italia. Abbiamo chiesto al governo, alle istituzioni  ed alle altre parti  sociali di lavorare insieme, in una assunzione di responsabilità comune, come è avvenuto in altre occasioni drammatiche della nostra storia democratica. Noi crediamo che ci siano oggi le condizioni per fare un buon lavoro esercitando tutti, fino in fondo, il nostro ruolo. Oggi è più che necessario un grande patto sociale, indicando e condividendo insieme le vere priorità e capire quale contributo ciascuna parte può e deve dare per raggiungere gli obiettivi. Dobbiamo individuare insieme le questioni essenziali che devono diventare l’anello di congiunzione di un grande programma di modernizzazione e di trasformazione del nostro Paese, nel quadro di una transizione ecologica e di uno sviluppo sostenibile.

Sarebbe un segnale straordinario ritrovare lo stesso spirito costruttivo del presidente Ciampi nel 1993 e dei grandi accordi di concertazione che allora ci animò tutti con grande senso di responsabilità, uno spirito che oggi dobbiamo ritrovare. Abbiamo bisogno di una riforma fiscale che tagli in maniera drastica le tasse ai lavoratori, ai pensionati, ma anche alle imprese che assumono ed investono in formazione, qualità, tutela e rispetto dell’ambiente. Occorrono investimenti nella sanità pubblica, un grande piano di infrastrutture materiali ed immateriali, agevolazioni fiscali per chi vuole investire nel Mezzogiorno, per ridurre l’enorme divario Nord - Sud e fermare l’emigrazione di tanti giovani.

Il crollo della produzione industriale del 30% significa un Paese più povero. Per questo alle imprese noi diciamo che  non servono conflitti tra capitale e lavoro. Occorre una grande unità e senso di responsabilità da parte di tutti. Bisogna puntare  sull’innovazione ed in particolare sulla digitalizzazione in tutti i settori privati e pubblici. Dobbiamo mettere in cantiere misure di sostegno strutturale alla famiglia, alla natalità, agli anziani, rafforzando i servizi sociali nei territori. Ed è indispensabile un accordo per garantire la riapertura delle scuole a settembre, investendo sul personale e sulla formazione che è la vera garanzia per il nostro futuro. Lo abbiamo detto al presidente del Consiglio Conte ed al governo: ripartiamo dalla centralità del lavoro e della dignità della persona. La parola chiave della nuova stagione deve essere partecipazione: partecipazione alle decisioni del governo, alle scelte delle imprese, delle regioni, di tutte le istituzioni.

Credo che non capiterà facilmente un' altra occasione per cambiare profondamente il nostro Paese, utilizzando bene le ingenti risorse che l’Europa ci metterà a disposizione. La grande sfida è oggi quella di combattere la povertà, costruire per tutti un lavoro dignitoso, ridurre le diseguaglianze sociali. Occorre  promuovere la salute ed il  benessere delle persone, puntare ad una istruzione di qualità, sostenere la famiglia e la natalità.  Sono obiettivi universali che riguardano tutti i Paesi e tutte le persone: nessuno ne è escluso, né deve essere abbandonato lungo il cammino necessario per portare il mondo nell’orizzonte della sostenibilità. Lo sforzo colossale degli Stati e dei bilanci pubblici di contrastare un tale scenario e di aprire l’età dello sviluppo sostenibile può aver successo se la pandemia viene sconfitta, se non si ripete, ma soprattutto se sapremo abbracciare un nuovo paradigma di sviluppo, che rimetta al centro l’ambiente, la persona e il lavoro, il ruolo fondamentale della sanità pubblica, dei servizi sociali, di un welfare solido, efficiente dignitoso per tutti. 

Ripartiamo da queste priorità.  In questa visione il completamento dell’Unione economica dell’Europa ed il riconoscimento della necessità storica della sua Unione politica, diventa un passaggio cruciale.  L’Europa non ha fatto tutto, ma sta facendo molto. Sospensione del Patto di stabilità; sospensione del divieto degli aiuti di Stato; prestiti a lunga scadenza ed a tassi prossimi allo zero dal Mes, dalla Bei, dal Sure; acquisto di titoli sovrani da parte della Bce a sostegno dei debiti pubblici dei Paesi membri. Per l’Italia questi quattro strumenti, pensati per l’emergenza,  significano, solo nel 2020,  la possibilità di avere circa 180 miliardi di acquisti di titoli italiani dalla Bce, 36 miliardi dal Mes, circa  35 miliardi dalla Bei e poco meno di 20 miliardi dal Sure.

Non dobbiamo sprecare queste ingenti risorse. Occorre continuare il rafforzamento degli ammortizzatori sociali avviato prima della pandemia. Estendere il sistema della Cassa integrazione alle categorie scoperte; prorogare la Cassa integrazione straordinaria oltre i 24 mesi per imprese operanti in aree di crisi gravi, impegnate in procedure concorsuali, che cessino l’attività, di rilevanza strategica. Sono indispensabili nuove politiche attive del lavoro e programmi di formazione permanente dei lavoratori. Per ricollocare i lavoratori non solo da un posto di lavoro ad un altro, ma, se necessario, da un settore ad un altro, attivando processi di riconversione e di riqualificazione professionale continua orientata a competenze digitali e di Green economy. L’emergenza pandemica non può rimuovere la storica emergenza sociale dell’occupazione femminile e della parità di genere sul lavoro.  L’Italia è al penultimo posto in Europa nella classifica dell’occupazione femminile. Dobbiamo fare ogni sforzo per cambiare questa situazione. Gli effetti sulle famiglie monoreddito, sull’estensione della povertà, sul tasso di natalità sono pesanti.. Il lavoro agile, insieme alla strumentazione da tempo rivendicata, dall’organizzazione del lavoro, agli orari, alla valutazione dei risultati, ai trasporti pubblici, ai servizi per l’infanzia e per gli anziani, può offrire risposte importanti, attraverso una contrattazione moderna, diffusa in ogni realtà.  L’emergenza Covid ha portato in primo piano anche il dramma del lavoro sommerso, in nero, privo di ogni tutela. Nel Mezzogiorno questo problema è dirompente. E’ necessario un Piano straordinario che combini, con la massima efficacia, prevenzione, incentivi all’emersione del sommerso, potenziamento delle attività ispettive ed assoluta severità delle sanzioni.

Il Mezzogiorno resta la grande emergenza del Paese ed ha bisogno di una attenzione e di investimenti straordinari.  L’attuazione del Piano Sud 2030 è invece trascurata dal Def e dal Decreto Rilancio, quantunque in parte già finanziata dalla Legge di bilancio 2020. Manca un riferimento alla clausola del 34% di investimenti ed al credito d’imposta per gli investimenti che per la Cisl restano il segno doveroso di attenzione alla sofferenza sociale delle regioni del Sud. E’ insomma una grande sfida quella che dobbiamo vincere. La Cisl è pronta a dare il proprio contributo propositivo, come ha sempre fatto nella sua lunga storia, per costruire le condizioni di un modello di sviluppo che sappia riconciliarsi con la sostenibilità ambientale e con la responsabilità sociale. Un modello che valorizzi il lavoro e la sua partecipazione creativa all’attività produttiva, che riconosca nella democrazia economica e nelle relazioni industriali partecipative una componente essenziale del Progetto Paese. Questo è il passaggio d'epoca che il sindacato auspica. Un possibile, maturo, realistico, salto di civiltà.

 

di Annamaria Furlan, segretaria generale Cisl
Lunedì 06 Luglio 2020