Genitori senza essere una coppia: l’ascesa della co-genitorialità platonica
Sempre più persone cercano online qualcuno con cui avere e crescere un figlio. Un trend che ridisegna legami, responsabilità e confini legali della famiglia contemporanea.
“Il rapporto con il mio coniuge è platonico. Insieme siamo degli ottimi genitori. Non c’è bisogno di una storia d’amore per esserlo: ci vogliono una buona comunicazione, opinioni simili sulla disciplina, sull’educazione”, scrive un’utente su Reddit. E un’altra racconta: “Visione e valori condivisi, incredibile lavoro di squadra, rispetto e fiducia reciproca. Amiamo così tanto la nostra vita e abbiamo sempre desiderato diventare genitori e co-genitori. Ora ci siamo riusciti”.
Le storie che avete letto non sono così anomale come si potrebbe pensare. Hanno un nome: “co-genitorialità platonica” (platonic co-parenting) e indicano quella condizione per cui due persone assumono il ruolo di genitori di un bambino senza essere sposate e nemmeno in coppia. Viene chiamata anche “co-genitorialità elettiva” e all’estero, a quanto pare, è già più diffusa.
Ma come entrano in contatto i co-genitori platonici? C’è chi cerca la persona adatta tra amici e conoscenti, certo. Ma sempre più spesso la ricerca avviene online. Zachary Sahuque, 34 anni, specialista in salute e sicurezza ambientale a Price, in Texas, e Amanda Lohse, 47 anni, insegnante di geografia, si sono conosciuti nel 2019 su Modamily, una di queste piattaforme. Hanno trascorso mesi tra telefonate e cene, interrogandosi a vicenda su aspettative riguardo la crescita dei figli e valori. “Tu fai una dozzina di domande a me, e io ne farò una dozzina a te”, ha raccontato Sahuque al New York Times. Oggi la coppia ha due figli, di tre e cinque anni, concepiti tramite fecondazione in vitro. Vivono nello stesso ranch, ma in case separate: i bambini stanno con Amanda, mentre Zachary, che viaggia frequentemente per lavoro, li vede tra un progetto e l’altro.
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Libera scelta o necessità? Alla base di un mondo sempre più childfree c’è il clima di incertezza per il futuro, ma soprattutto il superamento della genitorialità vista come un obbligo. Come dimostra la crescita della Generazione “No kids”.
Piattaforme come Modamily, LetsBeParents e CoParents.com negli Usa (e non solo) sono sempre più popolari. Secondo il quotidiano statunitense, Modamily nel 2020 aveva 30mila utenti registrati alla piattaforma: nel 2025 ha toccato i 100mila. Alla fine del 2023, anno del suo debutto, LetsBeParents aveva 1.200 utenti attivi mensili: ora ne ha oltre 10mila. CoParents dichiara di avere 150mila iscritti, in aumento rispetto agli 85mila del 2020.
In genere, le soluzioni nate da queste piattaforme portano a concepimenti tramite inseminazione artificiale o fecondazione in vitro, seguiti dalla crescita del bambino tramite, appunto, una relazione non romantica. Alcuni co-genitori vivono separatamente e condividono l’affidamento, mentre altri dormono sotto lo stesso tetto come in una famiglia tradizionale. Non esistono ancora numeri solidi e comparabili per stimare con precisione quante famiglie si siano effettivamente formate in seguito a questi match, ma qualcosa di aggiornato esiste. Nei Paesi Bassi, ad esempio, si stimano tra 1.700 e 9.200 “famiglie multigenitoriali intenzionali”, incluse quelle che rientrano nel co-parenting platonico.
Le ricerche iniziano a delineare anche il profilo di chi sceglie questo modello: single in carriera pronti alla genitorialità senza partner romantico, persone Lgbtqia+ che vorrebbero un maggior riconoscimento legale della genitorialità, donne single over 35-40 che non vogliono affrontare la maternità da sole.
Come per il matrimonio tra persone dello stesso sesso, le leggi sulle unioni genitoriali variano da Stato a Stato. In molti Paesi sono riconosciuti solo due genitori legali, anche quando le persone che si prendono cura dei figli sono più di due. Questo può creare problemi su decisioni mediche, eredità e diritti del genitore “sociale”. In Italia la co-genitorialità platonica non è vietata, ma non esiste come categoria giuridica. A differenza di alcuni Paesi anglosassoni, infatti, non esiste uno statuto legale del co-genitore intenzionale e gli eventuali accordi scritti tra adulti hanno valore limitato in caso di conflitto.
Nel frattempo gli studiosi stanno provando a capire come funzionino queste famiglie. Una ricerca condotta presso l'Università di Cambridge e pubblicata lo scorso maggio ha osservato la vita di 23 famiglie in cui i genitori non romantici si erano conosciuti online, confrontandole con quelle nate da relazioni preesistenti. La conclusione: “I bambini sembrano stare bene e non sono diversi dagli altri tipi di famiglia”. I ricercatori hanno individuato però un potenziale punto critico, ovvero "il modo in cui gli altri li percepiscono". Alcuni genitori hanno riferito di sentirsi stigmatizzati o di essere selettivi nel comunicare la propria situazione. Non mancano poi le opposizioni: ambienti tradizionalisti, come l’Institute for family studies negli Stati Uniti, sostengono che gli esiti migliori per i bambini si registrino nelle famiglie formate da genitori biologici sposati.
E se l’accordo tra co-genitori si rompe? Beh, proprio come la co-genitorialità platonica, alcuni esperti parlano ormai di “divorzio platonico”. “Se non si lavora più bene insieme, si può dividere l'affidamento e il mantenimento come nelle coppie divorziate”, spiega Amira Hasenbush, avvocata di Los Angeles specializzata in diritto della famiglia e famiglie Lgbtqia+. Ma avverte: “Una volta che si ha un figlio insieme, si è legati a lui per tutta la vita”.
Copertina: Jessica Rockowitz/unsplash