Il turismo del futuro è a numero chiuso?
L’80% dei viaggiatori visita solo il 10% delle destinazioni globali. Ticket, limiti agli ingressi e strumenti digitali: così governi e città cercano di gestire il turismo di massa.
Dal primo luglio entrare in Giappone costa di più. Per la prima volta dal 1978 il costo del visto è passato da 3mila yen (16 euro) a 15mila yen (80 euro). L’aumento riguarda cittadine e cittadini di oltre 120 Paesi, tra cui Cina e Russia, oltre a chi richiede permessi di soggiorno di lunga durata. La crescita dei visitatori stranieri in Giappone è stata impressionante: dopo aver oltrepassato i dieci milioni nel 2013, nel 2025 ha raggiunto i 42,6 milioni e il governo punta ai 60 milioni entro il 2030.
I disagi per la popolazione locale sono sempre più evidenti: l’aumento dei prezzi, i mezzi di trasporto congestionati e i comportamenti irrispettosi dei turisti stanno alimentando un generale senso di insofferenza. Nel 2024 il consiglio distrettuale di Gion, un quartiere di Kyoto, ad esempio, ha vietato ai turisti l’ingresso ad alcune strade per tutelare le geisha prese di mira da chi cercava di scattare foto e video. A Fujiyoshida, invece, le autorità hanno cancellato la festa annuale dei ciliegi in fiore, che richiama solitamente 200mila visitatori, in seguito alle lamentele dei residenti per l'abbandono di rifiuti e le violazioni di proprietà privata.
Il Giappone non è ovviamente l’unico Paese alle prese con il turismo di massa. Dopo il calo causato dalla pandemia da Covid-19, il numero di turisti internazionali ha superato un miliardo e 500 milioni nel 2025, generando introiti per oltre 1884 miliardi di dollari. Il World travel and tourism council stima che nel 2025 il turismo ha contribuito al 10% del Prodotto interno lordo, con una spesa turistica aumentata a un ritmo doppio rispetto alla crescita dell’economia mondiale. Non si tratta solo di quante persone viaggiano, ma di come, quando e dove.
Uno dei problemi principali, infatti, è l’iper-concentrazione geografica e temporale: andiamo tutti negli stessi posti e nello stesso periodo. Secondo le stime della Commissione del trasporto e del turismo dell’Unione europea, l’80% dei viaggiatori visita solo il 10% delle destinazioni globali. Una pressione che mette a rischio l’equilibrio ambientale, sociale e culturale dei luoghi più visitati. Per questo sempre più governi nazionali e amministrazioni locali stanno sperimentando nuove strategie per gestire i flussi turistici.
Tasse e biglietti per proteggere i territori
Una delle soluzioni più diffuse è l’introduzione di tasse dedicate alla tutela dei luoghi più fragili colpiti dalle conseguenze dei cambiamenti climatici o al finanziamento di progetti sociali, educativi o sanitari. Il Buthan applica da anni una sustainable development fee, un contributo pari a 100 dollari al giorno per viaggiatore. Nel 2024 la Grecia ha adottato la climate resilience fee, una tassa che può variare tra i 5 e i 10 euro a notte in base alla stagione e alla tipologia di hotel; a partire dal 2026, invece, nelle Hawaii la tassa di soggiorno è aumentata per poter finanziare progetti di ripristino nelle aree colpite dagli incendi nel 2023. L’isola di Tenerife, in Spagna, ha introdotto una eco-tax per accedere ad alcuni percorsi escursionistici del Parco nazionale.
In altri casi è stato attivato un biglietto per limitare la pressione sulle mete più affollate. Gli Stati Uniti, ad esempio, hanno introdotto un costo aggiuntivo di 100 dollari a persona per i visitatori internazionali che vogliono accedere a 11 parchi molto frequentati, tra cui Yellowstone, Yosemite e il Grand Canyon. L’obiettivo è incentivare le persone a visitare riserve naturali meno conosciute. Anche il pass annuale "America the beautiful", che consente l'accesso a tutti i parchi federali, è stato differenziato: 250 dollari per i non residenti, a fronte degli 80 dollari previsti per i cittadini statunitensi. Una logica simile è alla base anche del contributo di accesso a Venezia. Applicato ai visitatori giornalieri in alcune giornate tra aprile e luglio, il costo del contributo varia dai 5 ai 10 euro, ma il neoeletto sindaco Simone Venturini propone di portarlo tra i 30 e i 50 euro.
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Patrimonio dell’Unesco: minaccia o benedizione?
Alcune mete turistiche si stanno spingendo anche oltre, chiedendo di essere rimosse dalla lista dei Patrimoni mondiali dell’umanità dell’Unesco, l’agenzia delle Nazioni Unite nata nel 1945 per sostenere la pace attraverso la cultura. È il caso di Vlkolínec, un villaggio di 20 abitanti in Slovacchia che ogni anno accoglie oltre 100mila visitatori. O della Maasai international solidarity alliance che ha fatto richiesta di escludere dalla lista l’Area di conservazione di Ngorongoro, in Tanzania, per permettere alle popolazioni locali di continuare a vivere nelle proprie terre.
Un dibattito simile è in corso anche in Italia, in particolare per le Dolomiti, travolte negli ultimi anni. “L’Unesco promuove la conservazione, non certo il turismo. Ma quegli stessi luoghi che intende proteggere collocandoli nella lista del patrimonio culturale e naturale dell’umanità paradossalmente finiscono spesso travolti da un turismo che insegue rapinosamente quell’indicazione come si trattasse di un marchio di qualità, spinto in questo da amministrazioni locali e categorie economiche che lo banalizzano, riducendolo a uno strumento di marketing” scrive Alessandro Calvi in un articolo su Internazionale.
Niente foto, per favore
Affrontare il tema dell’overtourism significa anche riflettere su alcune abitudini, come le “foto acchiappa like”: andare in luoghi iconici, seppur sovraffollati, solo per scattare quella foto “perfetta” che sarà pubblicata sui social. Per scoraggiare questo turismo dell’apparenza alcuni luoghi si stanno adeguando: su richiesta della popolazione locale la cittadina di Pomfret, negli Stati Uniti, diventata famosa sui social media per il suo foliage, ha deciso di chiudere alcune strade ai non residenti nel periodo autunnale. Le autorità di Fujikawaguchiko, in Giappone, hanno posizionato una barriera metallica davanti a un minimarket situato ai piedi del Monte Fuji dopo che alcuni visitatori alla ricerca dello scatto perfetto erano saliti sui tetti, ignorando le norme di sicurezza. Ad Hallstatt, in Austria, il sindaco ha installato pannelli oscuranti nel punto panoramico più fotografato, imponendo limiti giornalieri rigidi al numero di auto e bus in ingresso.
Con una sentenza del 2025 la Corte suprema indiana ha vietato l’utilizzo dei cellulari in alcune aree particolarmente frequentate delle riserve di tigri del Paese, ritenendo il comportamento dei turisti eccessivamente pericoloso per persone e animali. Una decisione che riflette il modo in cui sta cambiando il turismo: non solo osservare la fauna selvatica, godere di un panorama o esplorare una città, ma documentare l’esperienza e condividerla sui social media.
Un aiuto dal digitale
Oltre ai divieti e agli incentivi economici, cresce il ricorso a strumenti digitali e intelligenza artificiale per distribuire i flussi in tempo reale. Il sito Kyoto travel congestion forecast fornisce informazioni utili per evitare sovraffollamento nelle località più frequentate, mentre la piattaforma Mallorca Pid (Smart destination platform) utilizzerà i dati raccolti in tempo reale per indicare ai turisti gli orari migliori per visitare le attrazioni più note, suggerendo attività alternative, come la visita alle aziende produttrici di olio o ai laboratori di lavorazione del vetro. L’organizzazione scozzese del turismo, VisitScotland, ha introdotto un chatbot basato sull’intelligenza artificiale per aiutare le persone a pianificare il viaggio e far scoprire loro mete meno conosciute.
Che tipo di turista vorresti essere?
Mentre l’overtourism si diffonde sempre di più, un altro modo di viaggiare è possibile: rispettando l’economia locale, scegliendo alloggi autentici, prediligendo le esperienze che rispettano la cultura e l’ambiente.
di Lara Savini, 22 anni, Roma. Da UBlog
Altre stanno puntando su siti e app per incentivare i turisti ad adottare comportamenti virtuosi. L’iniziativa Ol’au Palau, avviata nel 2022 dalla Repubblica di Palau, si basa sulla gamification: attraverso un’app i viaggiatori possono guadagnare punti compensando le emissioni di carbonio, supportando produttori locali o visitando siti di interesse culturale. In cambio si può avere accesso a luoghi ed esperienze normalmente non aperte ai turisti, come uscire in kayak in posti pochi conosciuti o partecipare a cerimoniali e riti tradizionali. Nel 2024 Copenhagen ha lanciato l’app CopenPay: pulire il porto, muoversi a piedi, in bicicletta in treno, svolgere attività di volontariato o scegliere un pasto vegetale permette di ottenere punti e ricompense, come caffè o birra gratuite in alcuni bar o sconti per gli ingressi ai musei della città.
Per decenni i Paesi hanno fatto a gara per attrarre il maggior numero di visitatori, mentre ora cercano soluzioni per capire come gestirli o addirittura ridurli. È un cambio di prospettiva destinato a ridisegnare il turismo dei prossimi anni perché la domanda ora è come viaggiare senza distruggere quei luoghi che vogliamo scoprire.
Copertina: Benjamin Wong/unsplash