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Si vivrà sempre più a lungo, ma con forti differenze tra territori e ceti sociali

Secondo l’Onu, la speranza di vita raggiungerà 77,1 anni nel 2050 e 83 nel 2100. Ma a fine secolo in Africa sarà di 75,4 anni, mentre in Europa raggiungerà gli 89. E il distacco tra i generi diminuirà.

di Giuliana Coccia

La speranza di vita è una misura statistica che indica quanto tempo una persona- in una data popolazione- può aspettarsi di vivere in media. Il risultato di questo calcolo è una probabilità e non un valore certo. L'aspettativa di vita alla nascita è il numero di anni che un neonato probabilmente vivrà in base alle condizioni di mortalità vigenti, non significa che raggiungerà necessariamente quell’età: potrebbe morire prima o avere ancora molti anni da vivere.

La speranza di vita dipende da vari fattori, tra cui le condizioni sanitarie, sociali, economiche ed ambientali di una popolazione, pertanto, può variare notevolmente tra i diversi Paesi del mondo, a seconda del livello di sviluppo, della qualità della vita e delle disuguaglianze sociali ed economiche. È un indicatore importante per valutare lo stato di salute e il benessere di una popolazione e per pianificare le politiche pubbliche in materia di sanità, istruzione, pensioni e assistenza sociale.

Perché utilizzare la speranza di vita per valutare lo stato di sviluppo di un Paese?

Usare l’aspettativa di vita come segnalatore di benessere e sviluppo ha diversi vantaggi: è una misura facilmente comprensibile e confrontabile tra diversi Paesi; è correlata ad altri indicatori sociali ed economici, come il prodotto interno lordo e l'indice di povertà multidimensionale.

Negli ultimi secoli, anche grazie ai progressi nella prevenzione e nella cura delle malattie, la speranza di vita è aumentata in modo significativo quasi ovunque; questo processo non si è ancora esaurito e si prevede che la speranza di vita continuerà a crescere.

Quali sono i fattori che contribuiscono a questo fenomeno e quali sono le sfide che esso comporta per la società e per l'individuo?

L’evoluzione temporale e territoriale nel mondo

A livello mondiale l'aspettativa di vita alla nascita nel 1900 era pari a 32 anni, nel 2020, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, è di circa 73 anni, con una differenza di quasi 5 anni tra le donne (75,9 anni) e gli uomini (70,8 anni). In poco più di un secolo, grazie ai progressi della medicina, dell'igiene, dell'educazione e della riduzione della povertà.si è avuto un aumento di più di 40 anni della speranza di vita. Viviamo più a lungo - e in modo più sano - per una serie di cause, tra le quali la più importante è la riduzione della mortalità infantile, definita come la morte di un neonato prima del suo primo compleanno.

Purtroppo, esistono ancora grandi differenze tra i diversi territori, dovute all’incidenza delle malattie infettive, alle guerre, alla violenza, alla malnutrizione e alle disuguaglianze di genere. L’Europa e il Nord America (USA e Canada) hanno l’aspettativa di vita più alta del pianeta; l’Africa quella più bassa (53,3 anni). L’Asia è un continente particolare, nazioni come il Giappone, la Corea del Sud o Singapore hanno un’aspettativa di vita elevata (oltre 80 anni), mentre il resto del continente asiatico ha valori bassi, ciò porta a un valore medio asiatico di 63,5 anni. I valori più bassi dell’aspettativa di vita si registrano nelle parti del mondo storicamente più povere, arretrate economicamente e frequentemente preda di conflitti (interni e non).

L'Italia si colloca all’ottavo posto nella graduatoria mondiale con 83 anni.

Nonostante l’aumento generale della longevità negli ultimi decenni, il divario tra i Paesi con la maggiore e la minore speranza di vita rimane elevato: il Giappone si conferma al primo posto con 84,3 anni, mentre l'Afghanistan è all'ultimo con 52,8 anni. Significa che un neonato afgano ha una prospettiva di vita media di trentuno anni inferiore a un bambino che sta nascendo in Giappone.

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Gli effetti della pandemia nei Paesi europei

Negli ultimi anni la pandemia Covid-19 ha causato un calo significativo della speranza di vita nell’Unione europea, stimata nel 2021 pari a 80,1 anni (meno 0,3 anni rispetto al 2020), scendendo a 82,9 anni per le donne e 77,2 anni per gli uomini, con una uguale diminuzione per i due sessi.

Speranza di vita alla nascita nell’Unione europea

Tra i Paesi più colpiti ci sono Spagna, Francia e Belgio, che hanno registrato una riduzione di oltre due anni nell'aspettativa di vita, sebbene le perdite maggiori siano concentrate nei Paesi dell’Europa dell’Est (la Bulgaria ha perso 3,7 anni, la Slovacchia 3,2, la Romania 2,8, la Lettonia 2,6 e la Polonia 2,5).

Il ritorno ai livelli precedenti alla pandemia Covid-19 è più lento del previsto (solo la Spagna ha recuperato nel 2021 la maggioranza degli anni persi) per vari motivi, tra i quali la persistenza della pandemia seppure attenuata, l’effetto sfavorevole delle crisi climatiche; il lento ritorno dei sistemi sanitari nazionali alla piena efficienza.

Relativamente al contesto europeo, l'Italia ha mostrato una leggera ripresa, recuperando sei mesi di vita dei tredici persi nel 2020 e si attesta nuovamente al terzo posto dopo Spagna e Svezia nella graduatoria dei Paesi Ue per livello di vita media.

Le donne hanno una speranza di vita più alta rispetto agli uomini

La differenza a vantaggio delle donne si verifica in tutto il mondo; in particolare nella media Ue sono quasi sei gli anni di differenza tra i due generi, con una decisa variabilità tra le diverse nazioni.

Differenza della speranza di vita tra femmine e maschi nei Paesi Ue

Una possibile spiegazione della differenza tra femmine e maschi è la presenza di una serie di cause di tipo biologico, sociale e ambientale: differenze in termini di cromosomi e di ormoni che incidono sulla longevità, di maggior o minor facilità con cui si è colpiti da certe malattie, di stili di vita (in particolare, di abitudini alimentari e di altro genere, come fumo o alcol), di tipologia di lavoro svolto o di diversa esposizione a incidenti, scontri e conflitti armati. Questi fattori possono contribuire a ridurre il tasso di mortalità femminile e ad aumentare la longevità delle donne.

La situazione italiana

Nel 2021 in Italia la vita media attesa alla nascita è risalita a 82,5 anni, con un recupero parziale rispetto al 2020 (82,1 anni). Tuttavia nel 2022 non si registrano nuovi passi avanti: il dato nazionale è pari a 82,6 anni e rispetto all’anno precedente solo per gli uomini si registra un aumento di circa due mesi e mezzo (80,5 anni), mentre per le donne rimane stabile (84,8 anni).

Nell’ultimo secolo e mezzo il nostro Paese ha registrato un aumento vertiginoso dell’aspettativa di vita, una conquista importantissima che ancora è condizionata da molte criticità. Nel 2022 la speranza di vita presenta una forte disparità territoriale: al Nord è di 82,9 anni, mentre al Sud è di 81,3 anni, ma con significative differenze tra le regioni. Infatti nell’analisi regionale Umbria, Toscana e Marche sono le regioni in cui si vive più a lungo, mentre in fondo alla classifica si collocano Valle d'Aosta, Campania e Sicilia, Piemonte e Lombardia con pari aspettative di vita.

Se da un lato la letalità di molte malattie è stata sconfitta, dall’altro sono aumentati i fattori di rischio legati alle abitudini di vita, dall’alimentazione alla sedentarietà, dal fumo di sigaretta al consumo di alcol. In alcune zone italiane permane nell’atmosfera una concentrazione più elevata di sostanze tossiche nocive (metalli pesanti, diossina, particolato).

In un Paese industrializzato come l’Italia constatare che l’aspettativa di vita è influenzata da fattori socio-economici, come istruzione, lavoro, luogo di residenza, è decisamente preoccupante.

Infine è da sottolineare che negli ultimi decenni l’aumento dell’aspettativa di vita unitamente alla bassa natalità hanno modificato la struttura per età della popolazione italiana, portando la quota degli ultra settantacinquenni al 12,1% della popolazione totale.

Questa situazione ha implicazioni sul sistema previdenziale e sanitario. Per questo motivo, l’Italia - al pari di altri Paesi- da dieci anni ha introdotto un meccanismo di adeguamento biennale dei requisiti per il pensionamento in base all'aspettativa di vita media. Attualmente, l'età pensionabile è fissata a 67 anni per tutti i lavoratori. Tuttavia, per il biennio 2021-2022 non c’è stato alcun aumento dei requisiti per la pensione perché l’incremento della speranza di vita è stato inferiore ad un mese.

Le prospettive future

L'evoluzione futura della speranza di vita nel mondo è un tema di forte interesse e importanza per la società e la scienza. Si prevede che questo indicatore continuerà ad aumentare a livello globale, ma con ritmi diversi a seconda delle aree geografiche e dei fattori demografici, sociali ed economici.

Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, l’aspettativa di vita nel mondo raggiungerà 77,1 anni nel 2050 e 83 anni nel 2100, con differenze significative tra i continenti: ad esempio, si stima che nel 2100 la speranza di vita in Africa sarà di 75,4 anni, mentre in Europa raggiungerà 89 anni. Inoltre, si prevede che il divario tra uomini e donne si ridurrà gradualmente, passando da 4,4 anni nel 2050 a 2,6 anni nel 2100.

Si dovrà continuare l’impegno per ridurre la mortalità infantile e la povertà, migliorare le condizioni di salute con maggiore efficienza dei sistemi sanitari e l’alimentazione. Parallelamente si dovranno prevenire e contrastare le cause che peggiorano l’aspettativa di vita, quali ad esempio le guerre, la violenza e la criminalità, le pandemie, la potabilità dell’acqua, le calamità naturali, l’abuso di bevande alcoliche, l’abuso di pratiche sessuali non protette, l’inquinamento.

Per affrontare le sfide e le opportunità che si presenteranno in questo ambito, è necessario un approccio multidisciplinare e cooperativo tra gli attori locali, nazionali e internazionali.

fonte dell'immagine di copertina: Jee Lefs/unsplash

mercoledì 17 maggio 2023