Incertezza globale e intelligenza artificiale: come cambia la gestione del rischio
Dalla frammentazione normativa alle frodi digitali, il risk management si evolve verso modelli flessibili e ibridi, in cui la tecnologia affianca la supervisione umana. L’analisi di McKinsey.
Guerre commerciali, tensioni internazionali e attacchi informatici: con il moltiplicarsi dei fattori di incertezza, il risk management, cioè il processo di identificazione, valutazione e mitigazione dei rischi, diventa sempre più fondamentale per istituzioni, aziende ed enti finanziari. La società di consulenza McKinsey ha individuato cinque tendenze che stanno ridisegnando le competenze necessarie per la gestione del rischio.
Innanzitutto, l’instabilità geopolitica è diventata la nuova normalità. Le catene di approvvigionamento, i flussi commerciali e di capitali e le politiche interne agli Stati ne risentono in modo diretto. Come evidenzia anche il Global risks report del World economic forum, il contesto geo-economico è considerato il rischio principale per i prossimi due anni.
A questo si aggiunge il progresso tecnologico. La digitalizzazione e l’intelligenza artificiale stanno trasformando ogni fase dell’esperienza dei clienti, dalla sottoscrizione di un prodotto finanziario alla gestione delle transizioni, aumentando l’esposizione a frodi digitali e minacce informatiche. I rischi, inoltre, sono sempre più interconnessi: le tensioni tra Stati possono interrompere la catena di fornitura, con effetti a cascata sul deterioramento del credito e sui rendimenti obbligazionari.
Anche la concorrenza sta cambiando. Gli enti finanziari non bancari detengono una quota sempre maggiore delle attività finanziarie globali: oltre il 50% nelle economie avanzate e quasi l’80% negli Stati Uniti. Parallelamente, dopo anni di coordinamento internazionale per regolamentare i servizi finanziari, il quadro normativo sta diventando più frammentato, con una tendenza alla deregolamentazione, soprattutto negli Usa.
Cybersecurity legata all’AI: solo due aziende italiane su dieci si sentono pronte
Tra i principali rischi segnalati la privacy dei dati e le sfide regolatorie, dice lo studio Ikn Italy e Casaleggio Associati. Secondo i manager, l’adozione di Agenti di intelligenza artificiale sarà uno dei trend più significativi del 2025.
di Ilaria Delli Carpini
Di fronte a queste tendenze, cosa significherà gestire il rischio in futuro? “Un cambiamento efficace è spesso il risultato di un’evoluzione, non di una rivoluzione, che integri competenze innovative e mantenga i principi fondamentali del risk management” spiegano gli esperti di McKinsey.
La parola chiave sarà quindi adattabilità. Il modello delle cosiddette “tre linee di difesa” (3LoD), adottato da un numero crescente di aziende, rimarrà valido, ma dovrà integrarsi con tecnologie digitali e una cultura che valorizzi il pensiero critico. Al posto di tradizionali controlli periodici saranno introdotti sistemi di monitoraggio continuo e simulazioni per valutare l’impatto di shock macroeconomici, eventi climatici o attacchi informatici, in alcuni casi anche attraverso l’uso dei gemelli digitali (digital twins).
Infine, la forza lavoro diventerà ibrida. Bot e agenti lavoreranno sotto la supervisione umana. Le attività quotidiane, come il monitoraggio delle esposizioni, la valutazione del merito creditizio e l’individuazione delle frodi, saranno completamente automatizzate, mentre un gruppo di formatori, garanti dell’intelligenza artificiale e “responsabili etici” saranno chiamati a garantire la trasparenza e l’equità delle decisioni prese dagli algoritmi.
Per questo McKinsey suggerisce agli istituti finanziari di investire nella formazione del proprio personale, in particolare nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale, e nel rafforzamento delle competenze di analisi e gestione dei rischi interconnessi.