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Senza immigrazione la popolazione dell’Ue calerà di 150 milioni entro fine secolo

L’avanzata dei partiti anti-immigrazione potrebbe accelerare il declino demografico in Europa. In Italia si passerebbe da 59 a 28 milioni di abitanti. L’analisi del Guardian sulle proiezioni demografiche.

martedì 25 febbraio 2025
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I partiti politici che propongono misure drastiche sui fenomeni migratori sono in crescita in tutta Europa, come dimostrano i risultati delle elezioni del 2024 e di quelle più recenti in Germania, dove il partito di estrema destra AfD è stato il secondo più votato con circa il 20% delle preferenze (nel 2021 aveva preso il 10,2%). “La crescita dell’estrema destra potrebbe accelerare il declino demografico dell’Europa, con ripercussioni economiche tra cui il rallentamento della crescita economica e l’aumento dei costi per le pensioni e per l’assistenza agli anziani” scrive il Guardian che ha confrontato le previsioni demografiche per gli Stati membri dell’Unione europea (Ue) e per altri Paesi del continente, tra cui il Regno Unito e la Norvegia, in due scenari differenti, con e senza immigrazione.

Secondo le stime di Eurostat, l’agenzia statistica ufficiale dell’Unione europea, entro il 2100 la popolazione dell’Ue potrebbe ridursi del 6%, passando da 447 a 419 milioni di persone. Se chiudessimo i confini il calo sarebbe drastico: la popolazione scenderebbe a 295 milioni di persone entro la fine del secolo.

Fonte: The Guardian

In Italia, uno dei Paesi europei con il più basso tasso di fecondità, la popolazione potrebbe passare dagli attuali 59 milioni a 50 milioni entro fine secolo. Senza immigrazione nel 2100 l’Italia si ritroverebbe ad avere solo 28 milioni di abitanti. Un calo significativo si avrebbe anche in Germania, che in assenza di persone immigrate vedrebbe la propria popolazione diminuire da 83 a 53 milioni a fine secolo, e in Spagna, che passerebbe da 47 a 24 milioni di abitanti. Solo in pochi Paesi dell’Ue i confini chiusi avrebbero un impatto limitato sull’andamento demografico: si tratta ad esempio della Romania, della Lettonia e della Lituania, tutti Stati interessati da una forte emigrazione.

Senza immigrazione, inoltre, la popolazione europea invecchierebbe ancora più rapidamente. Oggi il 21% della popolazione ha 65 o più anni, una percentuale che salirà al 32% nel 2100. In assenza di immigrati arriverebbe al 36%. L’invecchiamento della popolazione avrà ricadute sulla crescita economica europea e comporterà costi maggiori per le pensioni, per l’assistenza agli anziani e per i servizi sanitari. L’immigrazione svolge un ruolo essenziale in ambito sanitario: in molti Paesi europei, tra cui Norvegia, Irlanda e Svezia, la sanità si basa in larga misura su medici e infermieri stranieri, il cui contributo è fondamentale per garantire i servizi assistenziali.

Le aree più colpite dal declino demografico saranno quelle rurali, che già devono fare i conti con lo spopolamento dei propri centri. In alcuni casi si sta cercando di invertire la rotta proprio grazie all’immigrazione: a Camini, un paese della Calabria di poche centinaia di abitanti, l’arrivo di decine di persone rifugiate e migranti ha permesso di riaprire la scuola locale. Come sottolinea il Guardian, tuttavia, l’immigrazione non può essere considerata il rimedio alla crisi demografica europea, ma come una delle soluzioni e dei modi per poter rendere più semplice il passaggio a una società meno popolosa e più anziana.

Copertina: Sherise Van Dyk/unsplash