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17 minacce per la salute umana da affrontare entro il 2100, secondo la Commissione Lancet

Guerra nucleare, armi biologiche sviluppate con l'AI, crisi climatica e pandemie: ecco gli scenari più catastrofici dei prossimi 75 anni e le strategie per scongiurarli.

lunedì 19 ottobre 2026
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Siamo abituati a pensare alle grandi catastrofi come a eventi improvvisi, capaci di cambiare il mondo nel giro di poche ore. Ma alcune delle minacce più gravi per la salute umana potrebbero svilupparsi lentamente, attraverso crisi che si aggravano nel corso dei decenni. È da questa prospettiva che la Commissione Lancet ha provato a guardare al futuro dell'umanità, individuando in un rapporto 17 rischi potenzialmente catastrofici da qui al 2100. Il lavoro, presentato al World health summit di Berlino, non si limita a descrivere gli scenari peggiori, ma per ciascuna minaccia esamina anche le possibilità di intervento.

Le catastrofi non arrivano sempre all'improvviso

Tra le minacce individuate dai 35 scienziati, due si distinguono per la possibilità, seppure remota, di provocare l'estinzione umana: una guerra nucleare su vasta scala e l'utilizzo malevolo dell'intelligenza artificiale. Nel primo caso, le esplosioni e gli incendi potrebbero immettere nell'alta atmosfera quantità di particelle sufficienti a oscurare parzialmente il Sole, abbassare le temperature e compromettere la produzione alimentare mondiale. Nel secondo, sistemi di AI potrebbero essere utilizzati per progettare armi biologiche particolarmente pericolose. Sono scenari estremi, la cui probabilità resta bassa, ma che costringono a interrogarsi sulle conseguenze di tecnologie e decisioni politiche sempre più difficili da governare. Eppure, secondo la Commissione, sarebbe un errore concentrare l'attenzione soltanto su questi rischi. Altre minacce, meno improvvise e apparentemente meno drammatiche, potrebbero compromettere la salute di miliardi di persone nel corso dei prossimi decenni: dall'inquinamento atmosferico alla resistenza agli antibiotici, dalla malnutrizione infantile alle pandemie naturali, fino all'obesità, ai disturbi mentali, alle disuguaglianze economiche e all'invecchiamento in cattive condizioni di salute. Per valutarne l'impatto, i ricercatori hanno utilizzato gli anni di vita in buona salute che potrebbero andare perduti a causa di malattie, disabilità e morti premature.

Quando una crisi ne alimenta un’altra

Queste minacce non agiscono isolatamente: una crisi climatica può aggravare l'insicurezza alimentare, favorire la diffusione di alcune malattie e mettere sotto pressione sistemi sanitari già fragili. Una popolazione impoverita, a sua volta, dispone di meno strumenti per proteggersi e affrontare le emergenze. La commissione ha provato a misurare anche quanto potrebbero pesare le decisioni prese oggi. Secondo le simulazioni, limitare il riscaldamento globale a circa 1,8 °C, anziché lasciare che raggiunga i 4,4 °C, potrebbe evitare la perdita di 1,89 miliardi di anni di vita in buona salute. Un altro esempio riguarda gli aiuti sanitari internazionali: un loro drastico ridimensionamento potrebbe provocare la perdita, entro il 2100, fino a 1,5 miliardi di anni di vita in buona salute, quasi il 70% dei quali nell'Africa subsahariana. Dietro queste cifre ci sono futuri profondamente diversi.

Nei Paesi più ricchi, il peso maggiore potrebbe arrivare dalle malattie croniche e dai problemi di salute mentale; nelle regioni più povere, dalla malnutrizione, dalle difficoltà di accesso all'istruzione e dalla debolezza dei servizi essenziali. La salute delle prossime generazioni, dunque, non dipenderà soltanto dai progressi della medicina, ma anche dalle politiche economiche, ambientali e sociali che i governi sceglieranno di adottare.

Prevenire il futuro: la sfida è decidere oggi

Quando Christopher Murray, copresidente della commissione e direttore dell'Institute for Health metrics and evaluation dell'Università di Washington, ha iniziato questo lavoro insieme agli altri ricercatori, tre anni fa, l'attenzione era concentrata soprattutto su conflitti, cambiamento climatico e pandemie. L'analisi ha finito per individuare un panorama molto più ampio e complesso. Ma la scoperta più importante non riguarda il numero delle minacce: per ciascuna esistono possibilità concrete di intervento. È questo il criterio che ha guidato la selezione dei rischi, affiancando alla valutazione delle conseguenze anche quella delle possibili risposte. Rafforzare i sistemi sanitari, investire nella preparazione alle pandemie, contrastare le disuguaglianze, accelerare l'azione climatica e sviluppare strumenti di governo delle nuove tecnologie significa intervenire su fattori che potrebbero determinare la salute di intere generazioni.

Per questo la Commissione aggiornerà annualmente la propria valutazione, incorporando nuovi dati e minacce emergenti: un tentativo di trasformare l'anticipazione dei rischi in uno strumento permanente a disposizione dei decisori politici. Resta però una questione che nessun modello scientifico può risolvere da solo: i benefici della prevenzione diventano visibili soltanto dopo molti anni, mentre i suoi costi devono essere sostenuti immediatamente. E i governi sono abituati a misurare i risultati nell'arco di pochi anni, non di generazioni. Conoscere i rischi non significa necessariamente riuscire a prevenirli, ma trasformare queste previsioni in scelte concrete, anche quando i risultati non saranno immediati e i benefici potranno essere misurati soltanto dalle generazioni future.

Leggi la ricerca The Lancet