Dentro il MIT Future Fest e FORMS: il nostro racconto da Boston
Ecosistema Futuro è stato invitato a due appuntamenti internazionali dedicati alla creatività e ai musei orientati a futuri. Ecco le idee, le proposte e i temi emersi nei dieci giorni di confronto.
di Cristina Cusenza, Ecosistema Futuro
Tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre il campus del Mit, a Cambridge, in Massachusetts, ha ospitato la prima edizione del MIT Future Fest: cinque giorni con più di 70 eventi (esibizioni, panel, performances, talk) dedicati alla curiosità e al futuro, con 100 speaker e leader in una varietà di campi, dall’arte alla fisica, dall’AI al clima, dalla salute alle scienze della vita.
Tra le installazioni, Ocean of Dreams, ideata da Behnaz Farahi, designer e docente al MIT Media Lab, ha trasformato l’immaginazione individuale in un’esperienza pubblica. Attraverso un’installazione interattiva, il progetto invita a riflettere sul futuro come qualcosa che può essere immaginato e costruito collettivamente. La sua presentazione, Dreaming Together: Collective Imagination and Future-Making, ha approfondito il rapporto tra sogni individuali, immaginazione condivisa e capacità di dare forma a visioni comuni.
La sessione The Future of Learning: Cultivating Curiosity and Creativity, con Mitch Resnick, Natalie Rusk, Eric Rosenbaum e Jaleesa Trapp del MIT Media Lab, ha esplorato il ruolo della creatività nell’apprendimento, anche attraverso Scratch, il linguaggio di programmazione visuale che permette ai bambini di imparare le basi del coding creando giochi e animazioni. Un approccio che richiama i “cento linguaggi dei bambini” di Reggio Emilia.
Nella sessione AI and the Creative Imagination, Daniela Rus, direttrice del Computer Science and Artificial Intelligence Laboratory del MIT, l’artista multimediale Refik Anadol e Pelin Kivrak hanno discusso le possibilità creative dell’intelligenza artificiale. Il lavoro di Anadol trasforma grandi quantità di dati in opere visive e ambienti immersivi. Tra i suoi progetti c’è Dataland, il museo di Los Angeles dedicato all’arte realizzata con l’intelligenza artificiale e alla visualizzazione dei dati. Il suo primo progetto espositivo, Machine Dreams: Rainforest, utilizza un modello di AI addestrato su dati del mondo naturale per creare un’esperienza immersiva ispirata alla foresta pluviale.

Un altro confronto significativo è stato Laboratories of Imagination: The Future as a Cultural Project, con Bettina Kames della LAS Art Foundation, Honor Harger di Futures Imagined, Keeril Makan del MIT e Andrea Lipps del MIT Museum. La sessione ha riunito prospettive provenienti dall’arte contemporanea, dalla ricerca e dal lavoro museale per interrogarsi su come la cultura contribuisca a immaginare il futuro. Il punto non è soltanto rappresentare le tecnologie che verranno, ma chiedersi quali idee di progresso trasmettiamo, quali possibilità rendiamo visibili e come le istituzioni culturali possano aiutare il pubblico a confrontarsi con scenari diversi.

FORMS MIT 2026: musei orientati ai futuri
Dal 4 al 7 ottobre, il MIT Museum ha ospitato anche FORMS 2026, l’incontro internazionale dedicato ai future-oriented museums: una rete di musei e istituzioni culturali che pongono i futuri al centro del proprio lavoro, in cui abbiamo potuto portare l’esperienza del Network dei Musei dei Futuri e il public program che abbiamo lanciato recentemente insieme a numerosi musei italiani, con ASviS e Icom Italia.
Il programma ha riunito responsabili di istituzioni come il Museu do Amanhã di Rio de Janeiro, il Futurium di Berlino, l’Exploratorium di San Francisco, Parque Explora di Medellín, il Nobel Prize Museum di Stoccolma e MOD di Adelaide. L’obiettivo era confrontare approcci e pratiche per capire come i musei possano integrare una prospettiva orientata ai futuri nel proprio lavoro e nelle relazioni con i pubblici.
Il programma di FORMS ha alternato momenti di confronto tra i partecipanti, visite al MIT Museum e incontri con i gruppi di ricerca del MIT Media Lab. Le attività hanno permesso di esplorare come il pensiero sui futuri possa entrare nel lavoro quotidiano dei musei, dalle mostre e dalle collezioni alle collaborazioni con la ricerca scientifica. Un workshop con il City Science Group ha approfondito le sfide future delle città, mentre una giornata nel New Hampshire ha offerto ai partecipanti l’occasione di discutere i futuri di lungo periodo in un contesto informale, lontano dal campus.
Uno dei temi centrali affrontati dai partecipanti è stato: futuri per chi? Immaginare il futuro significa anche interrogarsi su chi partecipa a questo processo e su quali prospettive vengono prese in considerazione. Il confronto ha richiamato l’importanza di coinvolgere comunità vulnerabili, gruppi indigeni e persone spesso escluse dalle narrazioni dominanti. Per i musei, questo si traduce nella possibilità di creare occasioni in cui pubblici diversi possano esprimere aspirazioni, condividere preoccupazioni e contribuire a immaginare alternative.

L’alfabetizzazione ai futuri offre strumenti per lavorare su queste domande: attraverso scenari, attività narrative e laboratori partecipativi, permette di esplorare possibilità diverse e mettere in discussione le ipotesi che guidano le decisioni nel presente. Il confronto ha evidenziato anche la necessità di riconoscere concezioni del tempo e del futuro differenti da quelle occidentali dominanti, comprese quelle radicate nelle cosmologie indigene. Per le istituzioni culturali, questo significa ampliare le prospettive rappresentate e interrogarsi su quali conoscenze e visioni vengano valorizzate.
L’intelligenza artificiale è stata un ulteriore tema di confronto, in particolare per le sue applicazioni nella ricerca, nella produzione di contenuti e nell’accessibilità. Le nuove tecnologie possono offrire modalità diverse di interazione con le collezioni e rendere le esperienze museali più accessibili, anche a persone neurodivergenti. Il loro utilizzo richiede però attenzione alla privacy, alla trasparenza, alla gestione dei dati e alle implicazioni etiche. La scelta di adottare questi strumenti deve quindi partire dalle finalità dell’istituzione e dalle esigenze dei suoi pubblici.
FORMS ha inoltre creato le condizioni per sviluppare relazioni tra istituzioni che condividono un orientamento al futuro, ma operano con approcci e pubblici differenti. Il confronto può dare origine a nuove collaborazioni, allo scambio di metodologie e alla realizzazione di iniziative comuni, dando continuità al lavoro avviato durante l’incontro.