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Sempre più donne scelgono di congelare i propri ovuli

In Italia le procedure di social freezing sono aumentate del 44% in un anno. Toscana e Puglia hanno introdotto contributi pubblici, mentre quasi in tutta Europa i costi sono a carico delle singole persone.

martedì 6 ottobre 2026
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C’è chi non ha un partner stabile, chi vuole prima dedicarsi alla carriera, chi ancora non si sente pronta a diventare madre, chi vuole aspettare di avere una maggiore stabilità economica. Sono solo alcune delle ragioni che portano sempre più donne a scegliere di conservare i propri ovuli. E gli enti pubblici si stanno adattando lentamente adattando a questa tendenza. A settembre 2026 la Regione Toscana ha approvato una legge che prevede un contributo economico per la crioconservazione degli ovociti per ragioni personali, una pratica conosciuta anche come social freezing. Il contributo, che può raggiungere fino a 3mila euro a persona, è destinato alle donne tra i 25 e i 39 anni residenti in Toscana da almeno un anno e servirà a sostenere le spese della procedura di congelamento e mantenimento degli ovociti. La Toscana è la seconda regione italiana, dopo la Puglia, a introdurre un sostegno economico pubblico per il social freezing.

La crioconservazione degli ovociti consiste nel prelievo di cellule riproduttivi e nel loro congelamento a -196°C in azoto liquido. In Italia questa procedura è finanaziata dal Sistema sanitario nazionale per le donne che devono sottoporsi a chemioterapia o radioterapia o che hanno patologie autoimmuni, endocrine e genetiche che riducono la capacità riproduttiva. I contributi stanziati dalla Regione Puglia e dalla Regione Toscana, invece, sono rivolti a tutte le donne, anche in assenza di ragioni mediche specifiche.

Altre regioni italiane si stanno attivando per introdurre misure che rendano economicamente accessibile il social freezing, mentre alla Camera dei Deputati è stata depositata una proposta di legge per includere la procedura tra i Livelli essenziali di assistenza (Lea). “Da un lato c’è l’idea di contrastare la denatalità” spiega la giornalista Claudia Torrisi al podcast Il Mondo di Internazionale. “dall’altro alto il tema è entrato nel dibattito pubblico”. Pur essendo una procedura molto costosa, infatti, la domanda è in continua crescita. Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, in Italia nel 2024 sono state effettuate 1150 procedure, il 44% in più rispetto all’anno precedente. Sempre più spesso, inoltre, le imprese offrono la possibilità di congelare gli ovuli come parte del welfare aziendale.

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Anche negli altri Paesi europei in cui il congelamento degli ovuli è consentito, il costo è a carico delle singole persone in assenza di indicazioni mediche. L’unica eccezione è la Francia che nel 2021 ha approvato una legge per rendere gratuito il social freezing nelle strutture pubbliche per le donne tra i 29 e i 37 anni. Un altro caso interessante è la Spagna. “Molte persone vanno in Spagna perché l’accesso è molto libero, l’impianto avviene anche in età avanzata, ci sono molte cliniche e la conservazione avviene a tempo indeterminato” spiega Torrisi “e le leggi sulla procreazione assistita sono tra le più progressiste”. Proprio in Spagna, a settembre 2026, la Federcalcio (Real Federación Española de Fútbol) ha firmato una partnership con la Clínica Tambre di Alicante e Madrid per finanziare il congelamento degli ovuli per le calciatrici della Nazionale, oltre che per le sue arbitre e le sue dipendenti.

Copertina: Louis Reed/unsplash