Carenza di insegnanti nei Paesi Ocse: come possono reagire i sistemi educativi
Matematica e scienze le discipline più esposte, difficoltà maggiori nelle aree rurali e svantaggiate. Un docente della secondaria su quattro ha almeno 55 anni: decisivo attrarre nuove competenze.
“La solidità di un sistema educativo dipende dalla qualità dei suoi insegnanti. Nei Paesi Ocse, attrarre, formare e trattenere insegnanti altamente qualificati sta diventando sempre più difficile”. È quanto dichiara Mathias Cormann, segretario generale dell'Organizzazione con sede a Parigi, che il 29 settembre ha pubblicato il suo Education at a Glance 2026. confronta i sistemi educativi dei 38 Paesi membri e di diversi Paesi partner e dedica un approfondimento proprio alla carenza di insegnanti. Nei 20 sistemi educativi per cui sono disponibili dati, nell’anno scolastico 2024/25 rappresentavano meno del 4% del totale degli insegnanti di primaria e secondaria.
La carenza cresce nelle materie scientifiche e nelle aree svantaggiate
Tra i 16 Paesi ed economie con dati disponibili, ben 11 segnalano una carenza di insegnanti pienamente qualificati in matematica e scienze nella scuola secondaria. Le difficoltà sono generalmente inferiori nelle arti, nelle scienze sociali e nell’educazione fisica.

Matematica e scienze naturali sono le discipline in cui più Paesi segnalano una carenza di insegnanti pienamente qualificati nella scuola secondaria. Fonte: Ocse, Education at a Glance 2026.
Anche il territorio fa la differenza. Reclutare insegnanti è più difficile nelle aree rurali e remote e nelle scuole che operano in contesti svantaggiati. La carenza assume così anche una dimensione di equità: la possibilità di avere docenti qualificati può cambiare in base al territorio e alla scuola frequentata. Nell’anno scolastico 2024/25, in media, il 9,1% degli insegnanti di primaria e secondaria dei Paesi Ocse non possedeva una qualifica completa secondo gli standard previsti dai rispettivi sistemi. La percentuale superava il 18% in Cile, Danimarca, Estonia e Germania.

La quota di insegnanti non pienamente qualificati nella scuola primaria e secondaria varia fortemente tra i Paesi Ocse e in molti sistemi è cresciuta negli ultimi anni. Fonte: Ocse, Education at a Glance 2026.
Un docente su quattro ha almeno 55 anni
Nei prossimi anni il ricambio generazionale potrebbe aumentare ulteriormente la pressione. Un insegnante della scuola secondaria su quattro nell’area Ocse ha almeno 55 anni, una quota che aumenterà nel tempo il bisogno di ricambio.

In Italia il 36% degli insegnanti della scuola secondaria ha almeno 55 anni, una quota superiore alla media Ocse del 25%. Fonte: Ocse, Education at a Glance 2026.
Attrarre nuovi insegnanti diventa quindi centrale. La retribuzione conta: in media nei Paesi Ocse i docenti guadagnano tra l’87% e il 95% di quanto percepiscono gli altri lavoratori con un’istruzione terziaria. Per chi entra nella professione il divario è maggiore: lo stipendio iniziale di un docente della secondaria inferiore equivale in media al 61% delle retribuzioni dei lavoratori con un livello di istruzione analogo. Anche il riconoscimento sociale pesa sull’attrattività del mestiere. L’85% degli insegnanti si dichiara soddisfatto del proprio lavoro, mentre appena il 22% ritiene che la professione docente sia valorizzata dalla società. Autonomia professionale, carichi di lavoro sostenibili, qualità della leadership e possibilità di crescita contribuiscono all’attrattività della professione.
In Italia il ricambio sarà particolarmente rilevante: il 36% degli insegnanti della scuola secondaria ha almeno 55 anni, rispetto al 25% della media Ocse. La scheda dedicata all’Italia di Education at a Glance 2026 segnala inoltre che il 22,6% degli insegnanti della secondaria inferiore è soddisfatto del proprio stipendio, contro il 38,7% della media Ocse.
Nuove carriere e AI per cambiare il lavoro degli insegnanti
Per ampliare la platea dei possibili docenti, diversi sistemi educativi stanno sviluppando percorsi di ingresso rivolti a professionisti provenienti da altri settori, valorizzandone le esperienze precedenti e accompagnandoli verso l’insegnamento. In media l’8,4% degli insegnanti della secondaria inferiore nei Paesi Ocse proviene da una seconda carriera. In Italia la quota raggiunge il 14,9%.
Anche l’organizzazione del lavoro può contribuire. Personale specializzato di supporto, strumenti digitali e intelligenza artificiale possono ridurre alcune attività amministrative, permettendo agli insegnanti di dedicare più tempo alla didattica, agli studenti e alla propria formazione.
Anche la demografia può modificare il quadro. Tra il 2024 e il 2033 il numero delle bambine e dei bambini tra 5 e 14 anni è destinato a diminuire in media del 9% nell’area Ocse, con differenze molto ampie tra i Paesi. Il calo della popolazione scolastica può offrire ad alcuni sistemi educativi l’opportunità di ridistribuire insegnanti e risorse verso le discipline, le scuole e i territori dove le carenze sono maggiori. La sfida indicata dall’Ocse guarda quindi oltre il semplice numero dei docenti: programmare il ricambio, rendere la professione più attrattiva e utilizzare meglio le competenze disponibili saranno passaggi decisivi per garantire alle scuole gli insegnanti di cui avranno bisogno nei prossimi anni.
Scarica:
Education at a Glance 2026
Scheda Italia di Education at a Glance 2026
Copertina: Giulia Squillace/unsplash