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Negli Usa l’AI crea un milione di nuovi posti di lavoro: l’“apocalisse” è rimandata?

L’economia dell’intelligenza artificiale sta generando occupazione, in particolare tra i giovani. Cambiano le mansioni richieste e crescono gli impieghi specializzati. Il futuro resta comunque incerto.

venerdì 11 settembre 2026
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L’intelligenza artificiale sta creando nuovi posti di lavoro, altri ne trasforma o sostituisce. Si tratta senza dubbio di un segnale positivo, che potrebbe smentire (per il momento) alcune delle previsioni più cupe sulla sostituzione lavorativa generata dall’AI.

Negli Stati Uniti, ad agosto 2026, l’economia ha aggiunto 162mila occupati e il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,1%, secondo il Bureau of labor statistics citato dall’Economist.  Ma il settimanale inglese si spinge oltre e, incrociando alcuni dati, stima che la nuova economia dell’AI abbia già creato circa un milione di posti, a fronte di circa 200mila licenziamenti collegati alla tecnologia dalla metà del 2023.

Emergono nuove professioni, cresce la domanda di tecnici specializzati, cambiano le competenze richieste e alcune occupazioni arretrano. La domanda diventa allora: quali lavori sta creando l’intelligenza artificiale e chi avrà le competenze per occuparli?

Dai data center alle nuove professioni dell’AI

Una parte della nuova occupazione americana nasce dall’infrastruttura necessaria all’AI. Chip, server, data center, sistemi di raffreddamento e reti elettriche richiedono investimenti e persone. L’Economist stima che dal 2023 cinque comparti legati alla costruzione di data center abbiano generato circa 320mila posti in più rispetto all’andamento generale di edilizia e manifattura.

Negli Stati Uniti, i posti di lavoro aggiuntivi nei cinque comparti legati alle infrastrutture per l’IA hanno superato quota 300mila nel 2026. Fonte: Bureau of Labor Statistics, elaborazione The Economist.

Elettricisti, tecnici e ingegneri si affiancano alle nuove professioni digitali, dagli ingegneri dell’AI agli addetti ai dati. La domanda si riflette anche nelle retribuzioni: secondo Indeed, negli Stati Uniti i lavori di installazione e manutenzione nei data center offrono salari circa il 40% superiori rispetto ad attività analoghe.

La trasformazione riguarda anche le professioni esistenti. Il Global AI Jobs Barometer 2026 di PwC, basato su oltre un miliardo di annunci di lavoro, rileva inoltre che quelli che richiedono competenze di AI sono cresciuti del 69%, contro il 9% del mercato complessivo. Il premio salariale associato a queste competenze ha raggiunto il 62%.

Il lavoro cambia insieme alle competenze

Le opportunità crescono in alcuni settori, mentre arretrano attività caratterizzate da mansioni ripetitive. Le proiezioni 2025-2035 del Bureau of labor statistics indicano, per esempio, una contrazione delle professioni amministrative e di supporto.

L’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) sottolinea che la presenza dell’AI in una professione non ne implica inevitabilmente la scomparsa. Secondo l’indice realizzato nel 2025 dall’Oil, l’AI generativa può incidere sulle attività di un lavoratore su quattro nel mondo, quota che sale al 34% nei Paesi ad alto reddito. Per l’Organizzazione, l’effetto principale sarà la trasformazione delle mansioni, con attività affidate all’AI e altre che continueranno a richiedere competenze umane.

Ocse: il futuro non richiede milioni di programmatori AI

Meno dell'1% dei lavoratori avrà bisogno di competenze avanzate, prevede l’organizzazione di Parigi. Serviranno alfabetizzazione digitale, analisi dei dati e pensiero critico.

Cambia anche l’ingresso nel mercato del lavoro. PwC rileva che negli Stati Uniti, nelle professioni più interessate dall’AI, ai giovani vengono richieste più spesso capacità di giudizio e leadership, tradizionalmente associate a ruoli più esperti. Se l’AI svolge parte delle attività più semplici, cambia anche il percorso attraverso cui si acquisisce esperienza professionale.

Italia: l’adozione accelera, ma il mercato segue un’altra traiettoria

In Italia, secondo l’Istat, nel 2025 il 16,4% delle imprese con almeno dieci addetti utilizzava l’AI, contro il 5% del 2023. La quota raggiunge il 53,1% nelle grandi imprese e il 15,7% nelle Pmi. Quasi il 60% delle aziende che hanno valutato investimenti senza realizzarli indica tra gli ostacoli la mancanza di competenze.

L’Osservatorio artificial intelligence del Politecnico di Milano stima per il 2025 un mercato da 1,8 miliardi di euro, in crescita del 50%. Il 71% delle grandi imprese ha avviato almeno un progetto di AI, contro l’8% delle Pmi. Sul lavoro, un’analisi Inapp sui dati 2021-2024 rileva soprattutto una riorganizzazione delle mansioni, con una lieve flessione dell’occupazione e delle ore lavorate e un aumento della produttività aziendale del 3%. Le attività amministrative e di supporto risultano tra quelle maggiormente interessate dalla trasformazione.

Copertina: Galina Nelyubova/unsplash