E se potessimo ricavare il carburante per aerei dai frutti tropicali?
In Brasile sta nascendo un progetto per la produzione di biocarburanti dal frutto della palma “macauba”. Obiettivo 20mila barili al giorno, ma la coltivazione non è semplice.
Tra le tante sfide del futuro, una delle più importanti (e impattanti) riguarda la mobilità sostenibile dei cosiddetti “mezzi pesanti”, come tir nelle autostrade, navi e aerei. Le soluzioni sono varie, e vanno dalle grandi batterie – una tecnologia ancora in fase di sviluppo, data la difficoltà di costruire enormi batterie e assicurarne la durata – ai cosiddetti biocarburanti, materiali liquidi o gassosi per i trasporti ottenuti da fonti rinnovabili di origine biologica (al momento i più utilizzati e sperimentati sono la soia, la canna da zucchero e l’olio da cucina esausto). È proprio in questo settore che è nato in Brasile un progetto molto innovativo, che potrebbe dare un forte impulso alla sostenibilità del settore aeronautico.
Un reportage di Bloomberg rileva infatti che nello Stato brasiliano del Minas Gerais, a nord di San Paolo, oltre 200 ricercatori stanno cercando di commercializzare un frutto ricco di olio che un giorno potrebbe essere utilizzato per alimentare gli aerei di linea.
Il progetto da tre miliardi di dollari prevede la coltivazione e utilizzo di una pianta poco conosciuta, la palma “macauba”, su 144mila ettari di terreno (una superficie più grande della città di Roma), per poi raccoglierne i frutti e produrre carburante sostenibile per aerei, conosciuto anche come Saf, acronimo di sustainable aviation fuel.
Aviazione, solo lo 0,3% del carburante è sostenibile. Il report
Sebbene gli Stati e le compagnie aeree abbiano fissato obiettivi ambiziosi per l’uso di Saf, carburante sostenibile per l’aviazione, la crescita del traffico e le difficoltà di produzione potrebbero compromettere i risultati.
di Valentina Barretta
La macauba è una pianta originaria del Sud America, adatta alle regioni semi-aride in cui Acelen Renováveis, l’azienda energetica e di biocarburanti a capo del progetto, sta piantando i suoi alberi. Il frutto ha le dimensioni di una piccola prugna e contiene una polpa carnosa, la parte che sarà poi lavorata in una bioraffineria. Il rendimento della macauba, sostiene l’azienda, è molto alto: il frutto può fornire infatti da sette a dieci volte più olio per ettaro rispetto alla soia.
Gli alberi piantati dovrebbero dare i primi frutti nel 2030, e una volta ottenuti Acelen Renováveisprevede di avviare la lavorazione dell’olio di macauba in una bioraffineria che sta costruendo in un’altra zona del Brasile. Gli alberi cresceranno su pascoli degradati (il Brasile ha circa 40 milioni di ettari di pascoli di questo tipo), in modo da non entrare in competizione con la produzione alimentare.
La coltivazione della macauba non è però priva di difficoltà. Le palme offrono un solo raccolto all’anno e i loro tronchi e le foglie spinose ne ostacolano la produzione, rendendo questa pianta più complessa da trattare rispetto alla soia o alla canna da zucchero, le due principali fonti di biocarburanti del Brasile. Per questo motivo Acelen Renováveis ha sviluppato attrezzature all’avanguardia per la separazione dei frutti e l’estrazione dell’olio, in modo da poter spedire alle bioraffinerie il prodotto già estratto, anziché i soli frutti.
L’azienda, interamente controllata da un fondo emiratino, intende affermarsi come uno dei principali produttori mondiali di biocarburanti e fornitore leader di Saf. La bioraffineria in costruzione produrrà a regime 20mila barili al giorno, dando una grande spinta al settore a livello mondiale, che nel 2025 si attestava sui 41mila barili al giorno.
“Lo chiamiamo il frutto del futuro”, ha commentato Victor Barra, direttore del settore agroalimentare di Acelen Renováveis. “È letteralmente una centrale elettrica, una centrale energetica”.
Copertina: Natalie Kovach/unsplash