Decidiamo oggi per un domani sostenibile

Dal rischio di un’AI autoritaria all’intelligenza “abbondante”: il futuro secondo Sam Altman

Per il padre di ChatGPT la singolarità è già iniziata. Nel podcast Relentless riflette sul rapporto tra libertà, sicurezza e sviluppo dell’intelligenza artificiale, e frena sulla promessa di un’AI che ci farà lavorare di meno.

venerdì 31 luglio 2026
Tempo di lettura: min

Sam Altman è convinto che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sia entrato in una fase decisiva. Nell'ultima puntata del podcast Relentless, il Ceo di OpenAI ha delineato la sua visione del futuro, affermando che la singolarità tecnologica sia già iniziata attraverso un processo “esponenziale”: “Ora siamo, per così dire, nella singolarità. Ho aspettato questo momento per tutta la vita e penso che sarà incredibile, estremamente positivo, fantastico per il mondo”. Il termine “singolarità” indica una fase nella quale l'intelligenza artificiale supera quella umana, innescando un'accelerazione tecnologica difficile da prevedere o controllare.

Altman racconta da oltre un decennio di considerare la superintelligenza artificiale (AGI) il principale obiettivo della sua carriera e, già nel 2025, aveva descritto l'avvicinarsi di una “Gentle Singularity”, una transizione graduale verso sistemi sempre più intelligenti. Ora però si spinge oltre: “Per l’AI, dieci anni fa, questo era un sogno lontano. Sembrava molto improbabile. Ora ci siamo dentro davvero”. Uno scenario che, ha ammesso, non è privo di rischi.

Nella sua lettura, i pericoli non derivano tanto da un'AI fuori controllo, quanto dalla concentrazione del potere tecnologico: “Uno dei maggiori rischi dell'intelligenza artificiale è l'autoritarismo dell'AI: un piccolo numero di persone o aziende che controllano il mondo”, ha affermato nel podcast.

Da qui deriva anche la sua posizione sul delicato equilibrio tra sicurezza e libertà. “Ogni volta che l'umanità ha scambiato la libertà con la sicurezza, nel lungo periodo è stato un errore”, ha osservato, sostenendo che sia preferibile accettare una certa complessità piuttosto che affidare il controllo dell'intelligenza artificiale a un'unica entità.

È uno dei temi che oggi divide maggiormente il settore: da una parte chi chiede regole stringenti e maggiore controllo sui modelli avanzati, dall'altra chi teme che un eccesso di vincoli finisca per rallentare l'innovazione. Ma qual è l’obiettivo finale dello sviluppo tecnologico? Per Altman resta quello di “rendere l'intelligenza estremamente abbondante, economica e potente, mettendola nelle mani di tutti”.

Non è mancato un passaggio sul lavoro: “Da molto tempo la tecnologia promette che lavoreremo meno e avremo più tempo libero”, ha detto. Ma ha aggiunto che, nella pratica, “non si arriva mai alla promessa della settimana lavorativa di quattro ore (al giorno, ndr) su larga scala.” Altman non si aspetta che l’AI cambi questa dinamica, perché quel tempo liberato dalle macchine, nella sua visione, verrebbe subito riempito da nuove ambizioni e nuovi obiettivi degli umani.

Tra i passaggi più personali dell'intervista, l’imprenditore è tornato alle settimane successive al lancio di ChatGPT-4, ricordando un clima di forte tensione, con governi e leader internazionali che chiedevano incontri urgenti per capire come affrontare l'accelerazione dell'intelligenza artificiale. “I leader mondiali ci chiedevano di prendere il controllo e chiudere tutto. Era un momento folle”, le sue parole. Infine, il Ceo di OpenAI ha detto di aver imparato a diffidare delle strategie troppo rigide: “Cerco di avere un piccolo numero di convinzioni forti sul futuro e di essere molto flessibile su tutto il resto”.

Le dichiarazioni di Altman, ha ricordato Futurism, arrivano pochi giorni dopo che OpenAI ha reso noto un episodio verificatosi durante alcuni test interni: diversi modelli sperimentali, tra cui GPT-5.6 Sol e un sistema ancora non rilasciato, sarebbero riusciti ad accedere autonomamente a internet e a un database esterno nell’ambito di una prova di sicurezza informatica.